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Dal folk alla digitalizzazione: cinquant’anni di Paléo

Nato sull’onda di Woodstock, il festival di Nyon oggi è un’istituzione che va oltre la musica

  • Oggi, 08:00
Il pubblico del Paléo durante l'esibizione del gruppo rock Queens of the Stone Age

Il pubblico del Paléo durante l'esibizione del gruppo rock Queens of the Stone Age

  • Keystone
Di: RigA 

Raccontare i cinquant’anni del Paléo significa ripercorrere le vicende di un piccolo sodalizio che si è fatto istituzione, raggiungendo numeri impressionanti ma senza rinunciare alla propria indipendenza, che il festival di Nyon rivendica con orgoglio.

Nel 1976, sull’onda lunga di Woodstock, Daniel Rossellat e i suoi compagni d’avventura si lanciano, con l’associazione da loro fondata, la Paléo Arts & Spectacles, nell’organizzazione del primo Folk Festival: 1’800 gli spettatori documentati. È la prima traccia di quello che oggi conosciamo come Paléo Festival Nyon, considerato un punto di riferimento del settore a livello internazionale. Parliamo del più grande festival all’aperto della Svizzera: un evento capace di attirare 250’000 persone, che si svolge sugli 80 ettari della Plaine de l’Asse.

È una storia che si costruisce cifra dopo cifra, anche perché a fare dei nomi si rischia di dimenticare qualcuno: da Bob Dylan a James Brown, da Patti Smith a Joan Baez, passando per Red Hot Chili Peppers e Iron Maiden, si viaggia oltre i 4’000 artisti. Attenta ad accontentare sia il grande pubblico, in cerca dei grossi nomi internazionali, sia quello più desideroso di scoperte, la programmazione non perde di vista ciò che si muove sulla scena svizzera.

La portata del Paléo non si limita al solo contesto musicale né ai soli giorni di festival. L’associazione è al centro di un sistema attivo tutto l’anno, attorno a cui ruota un indotto fatto di imprese che operano in diversi settori: si va dall’edilizia all’organizzazione di eventi, dal campo culturale all’agroalimentare.

Il Paléo non è solo concerti. Il festival sostiene infatti numerosi progetti culturali, sociali e ambientali nella regione di Nyon e collabora regolarmente con associazioni benefiche, offrendo loro sostegno economico e visibilità.

Il festival ha integrato sempre più digitalizzazione e sostenibilità. Per quanto riguarda la prima, ne sono esempi la gestione informatizzata della biglietteria, l’app Paléo Tickets e l’eliminazione del contante a favore di pagamenti cashless. Per la sostenibilità, invece, è del 2025 la certificazione Greener Festival, ottenuta da un audit dell’edizione 2024 in cui sono state valutate le misure di riduzione dell’impatto ambientale. Sempre nel 2025, è stato eletto Miglior grande festival europeo agli European Festival Awards.

Cinquant’anni e uno status di punto di riferimento culturale, raggiunto grazie a visione e spirito innovativo. Un ruolo che non ha risparmiato il Paléo dalle critiche, ora sul cartellone giudicato troppo o troppo poco mainstream, ora su alcune partnership controverse, come quella con Philip Morris, contestata da chi lotta contro il tabagismo. Onori e oneri: essere un’istituzione vuol dire anche questo.

LEGATO RTS, L’invité du 12h30, 16.07.2026

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