Note d’avanguardia

Diamanda Galás, corpo e anima della Serpenta

Un saggio attraversa la carriera della compositrice statunitense, in cui performance musicale e attivismo si fondono in un disegno coerente

  • Oggi, 15:00
Diamanda Galás
  • Imago / Gonzales Photo
Di: Kappa/RigA 

Origini greche, voce incredibile e la capacità di guardare in faccia la realtà anche quando presenta un prezzo altissimo da pagare. La carriera di Diamanda Galás si dipana tra le avanguardie musicali, si ammanta di blues, country e gospel, attinge al jazz di Thelonious Monk e al rhythm and blues di Screamin’ Jay Hawkins come agli scritti di Cesare Pavese e Pier Paolo Pasolini. Con una grande sensibilità verso chi vive in condizioni di sofferenza: la Serpenta, come è soprannominata, è attivista pronta a battersi, attraverso la sua produzione artistica, contro i soprusi e per i diritti delle persone malate.

La complessità del personaggio viene analizzata in Liturgie e apocalissi, saggio di Girolamo Dal Maso pubblicato in questo inizio di 2026 per la collana Director’s Cut della rivista italiana Blow Up. È lo stesso autore a parlarne con Enrico Bianda a Kappa.

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Diamanda Galas

Diamanda Galás

Konsigli 04.02.2026, 18:00

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  • Enrico Bianda

Scrive, Dal Maso, che Galás «ha un qualcosa di contagioso, di pestifero» e che «tratta della peste perché la peste ce l’ha dentro». Probabilmente a ispirare queste parole sono le opere in cui la compositrice nata in California ha affrontato il tema dell’AIDS (malattia che le ha strappato il fratello), ossia la trilogia Masque of the Red Death (1986) e l’album Plague Mass (1991). La sua è un’espressione artistica frontale, non sempre di facile ascolto, in cui le questioni che più le stanno a cuore, commenta il giornalista, «le affronta di peso, con una grande passione, e questo rende il suo lavoro anche un po’ estremo».

Formatasi al pianoforte classico, Galás inizia lavorando su Beethoven e Brahms, si avvicina a Fats Waller, approfondisce la musica delle sue origini e quella araba. Studi in biochimica, immunologia ed ematologia, due Master in arti visive e musiche, nel 1979 si trasferisce in Europa, dove ha inizio la sua carriera internazionale. Quell’anno, al Festival di Avignone assume il ruolo principale nell’opera di Vinko Globokar Un jour come un autre, basata su documenti di Amnesty International relativi a tortura e repressione politica. 

Nella sua performance ad Avignone restituisce al pubblico la sofferenza di un corpo sottoposto a violenza, trasformando in esperienza sonora il materiale di Amnesty. Il tema delle sevizie torna in Schrei 27, mentre Defixiones, Will and Testament tratta dei genocidi armeno, greco e assiro perpetrati dall’impero ottomano. Aspetti biografici che sottolineano il forte rapporto dell’artista con la corporeità, reso concreto da un percorso vocale «impegnativo anche da un punto di vista fisico, perché comunque la voce riguarda la bocca, la gola, il diaframma, i polmoni e il cuore». A conferirle un’aura per certi versi inquietante si aggiungono manipolazioni audio in studio e una presenza scenica statuaria «che incute timore, con questa sua energia che esce e, appunto, contagia», è la descrizione di Dal Maso.

La completezza dell’opera di Galás si ritrova nella cura che mette nelle sue pubblicazioni: «Nei libretti che accompagnano questi dischi c’è molta ricerca storica, molta ricerca letteraria», ricorda Dal Maso. «Lei parla e canta in molte lingue, quindi è difficile riuscire a seguirla in tutti questi suoi percorsi, in cui si passa dall’inglese al greco, dall’arabo all’italiano». Strade lungo cui ha incontrato l’opera di Iannis Xenakis e colleghi come John Zorn, l’ex Magazine e Bad Seed Barry Adamson, John Paul Jones dei Led Zeppelin e il duo synth-pop degli Erasure, con i quali ha collaborato. Senza mai perdere di vista «ciò che usualmente viene lasciato ai margini, di cui è meglio non occuparsi per starsene nella propria comfort zone». Diamanda Galás, invece, il lato oscuro della vita è abituata a fissarlo dritto negli occhi: con le sue opere distilla un antidoto che non è salvifico elisir ma amara medicina per risvegliare la consapevolezza.

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