Come spesso succede con i fenomeni underground, esplodono in fretta dopo anni nel pentolone. Qualche mese fa Tony Pitony era sconosciuto, ora all’improvviso l’Italia si n’è accorta: oltre un milione e mezzo di ascoltatori mensili su Spotify, un tour nei club esaurito (per i live si rimanda all’estate) e una rapida consacrazione nazionalpopolare, che adesso passa per Sanremo, per cui ha composto Scapezzolate, sigla del gioco-meme FantaSanremo. Fiorello ha invitato i concorrenti a prenderlo in considerazione per la sera dei duetti, ha raccolto Ditonellapiaga, canteranno The Lady Is a Tramp di Frank Sinatra; insomma, il 27 febbraio sarà all’Ariston. Niente di strano, non fosse che Tony Pitony non è un’artista qualsiasi.

Anticipazioni Sanremo 2026 (Passaggi, Rete Uno)
RSI Cultura 30.01.2026, 15:45
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Semmai, è una maschera. Quella che indossa: di Elvis, di gomma, sempre. E quella che incarna, dal suo stesso autore descritta come «un pensiero intrusivo che si fa strada e diventa psichedelico», o più sinteticamente «lo schifo». Della persona si sa poco, solo che ha trent’anni, è di Siracusa e non è solo (fa capo a una sorta di collettivo). Allo “schifo”, invece, è difficile resistere: erede del panorama agonizzante, in Italia, della musica demenziale, prende il testimone di Squallor ed Elio e le Storie Tese, da ridere, con un umorismo volgare, a primo impatto scorretto (tanto sesso, nuove sensibilità, stupefacenti, feticismi, tabù, pregiudizi: non risparmia niente), oltre che nonsense e surreale - del resto, indossa un costume da Elvis, senza motivo.
Scartato a X Factor nel 2020, dove si era presentato con un’esibizione “situazionista” e grottesca, che bastava a sé, ha svoltato in primavera con l’uscita del secondo album, Tony Pitony, seguito a dicembre dall’EP Peccato per i testi, con il suo maggior successo finora, Donne ricche. In mezzo, un’identità vicina al primo Elio appunto, con un protagonista grottesco, testi estremi, ma anche canzoni complesse, studiate, piene di idee, suonate bene (spazia tra il pop, l’r&b, il rock, il jazz, senza suonare calligrafico, oltre che solidissimo dal vivo). È il grande equivoco, di nuovo, della musica demenziale. “Peccato per i testi” appunto, perché con la loro seriosità - da pregiudizio - si parlerebbe di canzoni vere. «Ma se li cambiassi non sarei qui», si è risposto da solo, di recente, per spiegare il suo successo.
Tony Pitony, è chiaro, è l’unico a far ridere con la musica oggi, tolti esperimenti-meme durati poco come Pippo Sowlo o Innamorati della vita (2024), disco di Valerio Lundini e I Vazzanikki, legato a uno stile passato. Al contrario, in Tony Pitony - dalla prima, Striscia, alla malinconica Stimoli, dove «non sono un eroe, sono un errore» - c’è un musicista vero, l’umorismo è contemporaneo, pesca dai social ma soprattutto riprende la lezione della stand-up comedy, per metterla sotto forma di canzone. E cioè: gioca scorretto, sì, ma il protagonista e ascoltatore sono sempre vittima della satira, un personaggio grottesco che, appunto, naviga nello “schifo”, se ne compiace, perde la dignità, diventa ridicolo.
Altri paragoni non ce ne sono - al massimo sempre, Elio e le Storie Tese, per l’idea di una canzone oscena, carbonara, nerd, con codici da cameretta, ma è da vedere come reagirà al successo, gli stessi Elii alla lunga si ammorbidirono. Se un altro fenomeno di massa come il comico Angelo Duro, che riempie i teatri con uno stile scorretto e che spara a zero su tutto, forte del fatto che, con le nuove sensibilità, “nessuno la fa più”, Tony Pitony non esalta chi ride con lui, anzi. Neanche qui tutto fila liscio, certo, come con il cavallo di battaglia Culo, racconto di una violenza sessuale camuffata da canzone d’amore che ha urtato ambienti femministi. Ma più che uno spot per l’orrore, si capisce, è una canzone dove l’orrore è usato per mettere alla berlina il protagonista, un inadatto con la maschera da Elvis in cui chiunque può rivedersi. Non ci sono assolti, insomma, qui. E quando si ride, si ride del carnefice, non della vittima. È la sua forza e, in musica, la sua piccola rivoluzione.

