Omaggio

Gino Paoli, l’essenziale

È morto a 91 anni il cantautore che ha cambiato la forma della canzone d’autore: una vita senza retorica, una scrittura di precisione, un catalogo che continua a parlare perché non ha mai detto una parola di troppo

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Gino Paoli
Di: Mat Cavadini 

Gino Paoli è morto oggi, 24 marzo 2026, a 91 anni. Con lui se ne va uno dei pochi musicisti italiani che hanno cambiato davvero il modo di scrivere canzoni. Non per virtuosismo, ma per precisione: Paoli toglieva, asciugava, riduceva. Portava nella musica italiana un’idea semplice e radicale: dire solo ciò che serve.

La poetica di Paoli era una poetica della sottrazione, più vicina alla prosa limpida di Cesare Pavese che alla tradizione melodrammatica italiana. Paoli cercava «la frase che sta in piedi da sola», come un verso di Saba o una pagina di Calvino. Non amava l’enfasi, non amava l’ornamento. «La canzone deve dire una cosa sola, e dirla bene», ripeteva spesso. Per questo le sue immagini erano nette: una stanza che si dilata, un sapore di sale, un tempo senza fine. Paoli isolava un’emozione e la metteva sotto una luce fissa, quasi clinica.

La sua scrittura è stata una delle poche in Italia a trattare l’amore senza sentimentalismo, il desiderio senza pornografia, la malinconia senza autocommiserazione. In questo senso, la sua poetica è stata più letteraria che musicale: un esercizio di precisione, un modo di arrivare al nucleo delle cose senza girarci intorno. Una poetica che nominava e basta.

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Lo showcase di Gino Paoli

RSI Cultura 06.03.2016, 21:00

Nato a Monfalcone, cresciuto a Genova, Paoli apparteneva alla generazione che ha fondato la canzone d’autore. Insieme a Tenco, Lauzi, De André e Bindi spostò l’asse della musica italiana dalla melodia al contenuto. Prima di loro, la canzone raccontava storie; con loro iniziò a raccontare persone.

I suoi modelli erano Jacques Brel per la capacità di«cantare senza protezioni», Charles Aznavour per la disciplina della forma, e Georges Brassens per la libertà mentale. Di Brel diceva: «Non aveva paura di niente, nemmeno di essere ridicolo». Di Aznavour ammirava la precisione chirurgica del fraseggio. E poi c’erano i classici americani: Cole Porter, Gershwin, Sinatra. Non per imitazione, ma per metodo. Paoli li considerava “artigiani della parola”, e da loro prendeva l’idea che una canzone dovesse stare in piedi da sola, senza spiegazioni. Anche in Italia aveva riferimenti chiari: Tenco per la sincerità, De André per la scrittura, Bindi per l’armonia. Non li mitizzava, li prendeva sul serio.

La sua carriera cominciò tardi e senza romanticismi. Fece lavori qualsiasi, poi la musica arrivò quasi per sottrazione. La gatta lo portò al successo nel 1960. Ma il salto vero lo fece con Il cielo in una stanza, cantata da Mina: una canzone nata da un’esperienza concreta, senza metafore inutili. È lì che Paoli mostrò la sua cifra: prendere un’emozione e ridurla all’osso.

Seguì un repertorio che è diventato parte del lessico italiano:
Senza fine, scritta per Ornella Vanoni
Sapore di sale, composta a Capo d’Orlando
Una lunga storia d’amore, legata a Stefania Sandrelli
Che cosa c’è
Quattro amici, con cui vinse il Festivalbar nel 1991

Collaborò con Mina, Vanoni, Sandrelli, Ennio Morricone, Nicola Piovani e molti dei protagonisti della scena genovese. Paoli non cercò mai di essere moderno: lo fu perché non cedette mai alla retorica.

La sua vita privata fu esposta quanto la sua musica. Le relazioni con Vanoni e Sandrelli alimentarono canzoni e gossip, ma Paoli non fece mai nulla per nasconderle. Nel 1963 tentò il suicidio sparandosi al cuore. Sopravvisse. Il proiettile rimase nel pericardio per tutta la vita. Non ne fece mai un mito: era un fatto, come tanti.

Negli anni ’60 scese in piazza, poi entrò in Parlamento con la Sinistra indipendente. Non smise mai di definirsi “comunista” nel senso più elementare: uguaglianza, dignità, diritti.

Paoli non è stato un poeta maledetto, né un santo laico. È stato un autore che ha saputo togliere tutto ciò che era superfluo. La sua eredità è questa: un modo di scrivere che non ha bisogno di alzare la voce. Un modo di stare al mondo che non cerca scuse. Un catalogo di canzoni che continueranno a vivere perché non hanno nulla di decorativo.

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Notiziario

Notiziario 24.03.2026, 14:00

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