La cantantessa è tornata

Io che non ho conosciuto la musica

Carmen Consoli questa sera al LAC per presentare il suo nuovo disco. Un’artista sempre curiosa, lontana da soluzioni di comodo. In una parola: unica

  • 25.10.2025, 11:02
  • 25.10.2025, 11:04
Carmen Consoli
  • Imago / Abacapress
Di: Vasco Viviani 

Stavo cercando una chiave per raccontare di Carmen Consoli, che sarà protagonista dello spettacolo in programmazione al LAC di Lugano sabato 25 ottobre 2025, mentre finivo di leggere un libro toccante e visionario, Io che non ho conosciuto gli uomini di Jacqueline Harpman. Odissea scritta da La Piccola, ultima sopravvissuta di un gruppo di 40 donne che si ritrovano in un carcere sotterraneo, controllate da una piccola milizia maschile, senza sapere perché si siano trovate in quella situazione e senza nulla conoscere del mondo esterno. È il mondo che ha sempre vissuto e nel girovagare in un mondo ormai disabitato, con un gruppo che va via via assottigliandosi per le morti delle donne, scopre un bunker dotato di ogni comfort, nel quale verga il suo diario finale trasmettendo sensazioni e storie.

E allora ho pensato alla reazione avuta riguardando con un collega l’esibizione di Carmen Consoli a Sanremo nel 1996 con Amore di plastica (l’anno prima, quando il libro uscì, aveva invece partecipato a Sanremo giovani). Ricordammo come, al tempo che fu, la sua esibizione, il suo stile e la sua voce fossero qualcosa di mai immaginato, che ci fece fare mille ipotesi sulla sua natura, come nuovo elemento per leggere e raccontare un mondo. Poi, con il passare del tempo, l’arte di Carmen Consoli è entrata sotto pelle ed è diventata sempre più familiare rimanendo differente da tutti i cantautori, da tutte le pop star, da tutti gli artisti che in questi 19 anni si sono susseguiti sotto ai nostri occhi e attraverso le nostre orecchie. Sulla sua strada, unica.

Carmen è artista in grado di unire mondi dentro sé: la Sicilia, gli Stati Uniti, la grande musica italiana. Vederla di recente insieme a Mahmood confrontarsi sulle sua modalità di scrittura mi ha ancora una volta confermato quale sia la sua arma in più: una sana e onesta curiosità di andare oltre, senza risparmio. Così facendo da sempre riesce a unire la propria personalità a una tradizione e storia musicale alla quale attingere e dalla quale ripartire.

Non abbiamo dettagli sulla sua salita al LAC di Lugano del 25 ottobre: probabilmente sarà con una formazione classica (di norma coi violini di Emilia Belfiore e Adriano Muraia e i fiati di Giacomo Calà Scaglitta, le percussioni di Valentina Ferraiuolo e il terzetto chitarra, basso e batteria di Massimo Roccaforte, Marco Siniscalco e Puccio Panettieri) che potrà mettere il vestito di gala alle sue composizioni. Ma nulla è certo, per fortuna. Al contrario del libro di Jacqueline Harpman, sappiamo che Carmen Consoli non si fermerà mai e non smetterà mai di guardarsi in giro, di curiosare ed evolvere rendendoci così partecipi di un eterno cambiamento e riarrangiamento di brani, che ormai sono entrati nella storia della musica italiana ma che non hanno mai smesso di suonare freschi (traguardo di per sé enorme considerando come negli anni abbia spesso mischiato tradizione, furia, ispirazioni d’oltreoceano ed eleganza italiana). 

La sorpresa, semmai, è stata quella di trovarsi, poche settimane fa, con la pubblicazione del primo capitolo di una trilogia di album che andrà a esplorare le sue anime, intitolato Amuri luci. Notizia che potrebbe ridisegnare la salita della catanese all’interno di una più classica presentazione del disco, che tutto sembra però tranne che classico. Non c’è infatti traccia di lingua italiana al suo interno, il canto è declinato in siciliano con inserti di greco, arabo e latino. Prodotto artisticamente da Carmen, è un viaggio non alla riscoperta delle sue radici ma verso l’integrazione personale di storie, tradizioni e luoghi che da sempre contornano lei e la Sicilia. Un disco che nelle sue parole fa uscire un personale blues, quel blues che anticamente era diretto discendente dei canti degli schiavi, poi dei lavoratori e del popolo. 

Composto in gran parte in presa diretta utilizzando una chitarra appartenuta a una sua trisavola e poi arrangiato con i suoi musicisti, Amuri luci segna un cambiamento profondo rispetto a quella Carmen Consoli che sembrava alla scoperta del mondo utilizzando un linguaggio personale e fino allora inimmaginabile. Un linguaggio, dice Carmen, che molto del suo pubblico percepiva come spaventato: era la lingua italiana che la trascinava in un mondo sussurrato, fatto di introspezione.

Ora invece canta il blues, la donna ha mappato il territorio e continua a lasciare le sue tracce, non solo scritte ma sonore, riuscendo fortunatamente a spargerle per il mondo. Un mondo che sembra poter convivere su diversi piani temporali ascoltandola, ritrovando nei suoi brani la passione dei secoli e la ricchezza che una terra e i movimenti dei diversi popoli che l’hanno abitata possono dare. Bello sarebbe che chi sia stato toccato da questi brani, disseminati in questi 30 anni, si ritrovi a Lugano per vederli prendere vita ancora una volta nelle mani e nella voce della sua autrice.

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Carmen Consoli in concerto al LAC (Café Soirée, Rete Tre)

RSI Cultura 23.10.2025, 20:45

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  • Julie Meletta

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