Non ci metteremo molto, ma per parlare di Linea gotica, pubblicato il 18 gennaio 1996, occorre passare dal disco che l’ha preceduto. Perché questa storia (ri)parte da Ko de mondo (1994) e approda a Linea gotica secondo un percorso coerente, non indifferente ai venti che, in quel momento, stanno agitando l’Europa. Se nel loro primo album i CSI riflettono sulla nascente globalizzazione, nel secondo ragionano su radici e identità.
La linea percorsa dai CSI nell’album corre tra ciò che è da poco tramontato (Guerra fredda, contrapposizione tra blocchi) e un presente tormentato da spettri mai del tutto dissolti. Il titolo si richiama alle fortificazioni tedesche nell’Italia della Seconda guerra mondiale, fascia difensiva resa metafora di un Vecchio Continente che ha mostrato il suo volto più terrificante con il ritorno della guerra nei Balcani, il rinfocolarsi dei nazionalismi e delle fratture su basi etniche. Tutto ciò mentre le idee che avevano animato il dibattito nel secondo dopoguerra vanno sfarinandosi.
Del resto la politica è sempre stata parte della cifra dei CCCP - Fedeli alla linea, poi CSI. Le sigle sono importanti. I CCCP avevano adottato quella in cirillico dell’Unione Sovietica, i CSI riprendono quella della Comunità di Stati Indipendenti (ciò che è seguito all’URSS dopo il suo collasso) trasformandola in Consorzio Suonatori Indipendenti. Un cambio di acronimo che segna anche il passaggio dalla provocazione ideologica all’introspezione post-ideologica, dal noi all’io.
Seguendo questa chiave interpretativa, il nuovo corso dei CSI è influenzato dalle trasformazioni della musica negli anni ’90, con il ritorno in grande stile delle chitarre elettriche, il rock che esplora nuove forme, ritrova una dimensione artistica. Linea gotica si protende alla ricerca di connessioni con il cantautorato e la poesia, sfiora atmosfere cinematografiche, si contamina di folk.
Giovanni Lindo Ferretti non è più il “muezzin rosso” dei tempi dei CCCP - figura che richiederebbe un’analisi più approfondita: c’era molto più di questo - ma un osservatore degli eventi, sospeso fra le epoche, tra il presente e quel passato rimasto congelato per cinquant’anni. Cupe vampe è il racconto dell’incendio della biblioteca di Sarajevo durante l’assedio della città (1992), Blu e Linea gotica sono brani strettamente connessi, legati alla Resistenza; la linea separa in modo netto oppressori e chi a essi decide di opporsi.
La scaletta include una rilettura di E ti vengo a cercare di Battiato, ospite lui stesso della canzone. E se la cover indica un desiderio di ricerca e rilancia il disgusto del suo autore per un «secolo oramai alla fine / saturo di parassiti senza dignità», le figure di grandi intellettuali come Fenoglio e Pasolini, evocate nei testi (Blu, Linea gotica, Irata), sono le luci che rischiarano il cammino.
Non c’è solo l’indirizzo politico: tra le canzoni di Linea gotica emergono elementi della nuova prospettiva di Ferretti verso il sacro: L’ora delle tentazioni critica il perbenismo religioso, Millenni affronta secoli di violenza in nome delle religioni. Un primo indizio di quelle transizioni, anche ideologiche, di GLF, che faranno discutere i fan dividendoli fra delusi, comprensivi e indifferenti.
Ascoltate a tre decenni di distanza, queste dieci canzoni mantengono qualcosa di attuale, suonano di monito su tempi futuri, tratteggiano inquietudine per ciò che avrebbe atteso noi europei. Tant’è che il disco si chiude sulle parole «per un’irata sensazione di peggioramento». La storia, contrariamente a quanto sostenuto allora da certi autori, non smette mai di camminare.
Dopo l’addio alle scene dei CCCP, ora è nell’aria la reunion dei CSI. Non sarà un caso che arrivi nell’anno del trentennale di Linea gotica, un disco forse dal suono detestabile come i tempi che lo influenzarono, rifacendoci a Ferretti, ma che di quel decennio - e delle sue conseguenze - resta una delle testimonianze in musica più vivide.
30 anni Linea gotica CSI (Radio Monnezza, Rete Tre)
RSI Cultura 14.01.2026, 21:20
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