Il resto è noia

Franco Califano, splendido irregolare della canzone italiana

Il Califfo tra ironia e vita intensamente vissuta: dietro questa immagine si celava la poetica malinconia del “Prévert di Trastevere”

  • Un'ora fa
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Ricordando Franco Califano

Konsigli 24.02.2026, 18:00

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  • Sergio De Laurentiis
Di: Kappa/RigA 

In macchina alle 7 del mattino, di ritorno da una serata al Festival di Locarno, a cantare con trasporto Tutto il resto è noia, a sottolineare i migliori passaggi di Pasquale l’infermiere. Questo è il ricordo vivo della musica di Califano conservato nella memoria dell’estensore di questo articolo. Che ora, giornalisticamente parlando, si ricompone. 

Franco Califano vi oscillava in modo naturale fra poesia e ironia, lasciando che si sfiorassero. Tra le oltre mille canzoni e poesie scritte in carriera, come esempi di questi due “poli” possiamo ricordare la poetica di Un tempo piccolo (giusto per non tirare in ballo sempre e solo Tutto il resto è noia, sia detto con rispetto) e il sarcasmo di La vacanza di fine settimana, che tagliente inquadra la frenesia da week-end fuori porta di una certa Italia. Un poeta-viveur dai tanti amori consumati, di cui sono noti i guai con la giustizia ma forse meno gli aspetti della personalità più fragili.

Ospite di Sergio De Laurentiis a Kappa, Gian Luca Verga, giornalista, per tanti anni tra le voci più riconoscibili della musica in RSI, approfondisce la figura der Califfo (ma sì, andiamo di romanesco). Lo fa partendo dalle pagine di Franco Califano. Vita, successi, canzoni ed eccessi del “Prévert di Trastevere”, di Giangilberto Monti e Vito Vita. Nel confermare l’immagine vitaiola del personaggio, il suo essere anima della vita notturna romana, il libro mette in risalto i risvolti malinconici di un artista «che aveva messo nella sua scrittura tutto quanto viveva al di là delle ombre e delle luci». Uno sguardo sull’esistenza non ovvio, profondo, universale, per il quale l’Università di New York lo insignì di una laurea honoris causa in Filosofia.

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Omaggio a Franco Califano, il Prévert di Trastevere

RSI Cultura 05.12.2024, 13:12

Califano traeva spunto per la sua scrittura dalla Roma delle borgate, dalla vita di strada, assumendo in un certo senso lo sguardo disincantato del cane vagabondo incontrato in Io non piango. Una penna messa al servizio di altri colleghi, che aiutò con indole generosa. Per Mia Martini scrisse Minuetto (il più grande successo di “Mimì”) e La nevicata del ’56, per Ornella Vanoni La musica è finita, per Bruno Martino il testo di E la chiamano estate. Firmò anche Semo gente de borgata dei Vianella e le parole di Un’estate fa, versione italiana di Une belle histoire di Michel Fugain. Fu inoltre il primo a credere nei Ricchi e poveri, a testimonianza di un intuito che ispirava colpi geniali.

Nell’indicare un motivo per amare Califano, Verga sceglie il suo lato autoironico, testimoniato dalle ultime parole riservate ai vivi nell’epitaffio che si legge sulla sua tomba: “Non escludo il ritorno”. Unico anche nella dipartita.

Riascolta qui "Franco Califano; il Prévert di Trastevere"

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  • Franco Califano; il Prévert di Trastevere (1./7)

    Colpo di scena 14.10.2024, 13:30

  • Franco Califano; il Prévert di Trastevere (2./7)

    Colpo di scena 15.10.2024, 13:30

  • Franco Califano; il Prévert di Trastevere (3./7)

    Colpo di scena 16.10.2024, 13:30

  • Franco Califano; il Prévert di Trastevere (4./7)

    Colpo di scena 17.10.2024, 13:30

  • Franco Califano; il Prévert di Trastevere (5./7)

    Colpo di scena 18.10.2024, 13:30

  • Franco Califano; il Prévert di Trastevere (6./7)

    Colpo di scena 21.10.2024, 13:30

  • Franco Califano; il Prévert di Trastevere (7./7)

    Colpo di scena 22.10.2024, 13:30

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