Se nelle scene etno-elettroniche, downtempo e trance quasi tutto nasce in digitale, questo combo pioniere della musica dub svizzera rema da sempre controcorrente affidandosi esclusivamente a strumenti musicali analogici. Per questo motivo, e in particolare dal penultimo album Imago Cells del 2022, la sensazione è che non ci sia un confine: è musica analogica ma suona elettronica.
L’ultimo album di Dub Spencer & Trance Hill è Synchronos (2025, Echo Beach). È un perfezionamento di quel concetto, un ibrido perfetto tra dub e trance: analogico, ballabile e tecnologicamente all’avanguardia quando viene portato in scena.
Secondo il batterista Julian Dillier, suonare strumenti veri «ha ancora un significato importante e credo che non scemerà. Soprattutto in quest’epoca, caratterizzata dall’intelligenza artificiale, è l’unica cosa che ci rimane». Così si esprime a Confederation Music, ospite di Marco Kohler. Dillier, che insegna musica all’Università di Lucerna, nota che «ci sono giovani di grande talento che vogliono imparare a suonare i loro strumenti, approfondendo anche le abilità e le conoscenze». Tutt’altro che superato vecchiume, insomma.
A rendere la trasformazione tra realtà analogica e sensazione elettronica ancora più speciale, c’è il fatto che Dub Spencer & Trance Hill registrano tutto dal vivo in studio. Per il nuovo disco, il desiderio della band era «immergerci ancora di più in una sessione live, perché è il nostro punto di forza assoluto. I concerti di Dub Spencer sono di tutt’altro livello rispetto agli album», spiega Dillier. In Synchronos la forma canzone classica è solo un lontano ricordo: ora tutto nasce da jam session d’improvvisazione in cui un groove accattivante viene ripetuto a oltranza innescando l’effetto ipnotico e l’elemento trance tipici della loro musica attuale.



