Dieci anni da La fine dei vent’anni. Sembra uno scioglilingua ma tanti ne sono passati dal debutto solista di Francesco Motta. Anniversario che il cantautore festeggia in tour per piano e voce, con tappa a Lugano il 15 luglio 2026, all’interno del LongLake Festival.
In realtà a spaventare Motta non è questa cifra tonda, bensì gli imminenti quarant’anni, che compirà in ottobre. Per esorcizzare l’appuntamento con il calendario «festeggio prima di arrivarci: quando c’è la paura dietro l’angolo è sempre bene una festa», rivela divertito nell’intervista realizzata da Alessio Arigoni per Rete Tre.
Intervista a Francesco Motta (Il pomeriggio di Rete Tre 08.07.26, 14:35)
RSI Cultura 08.07.2026, 14:35
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Un disco, La fine dei vent’anni, che non ritiene il suo migliore, ma quello importante per presentarsi. Il suo sguardo rispetto a quel periodo è tutt’altro che nostalgico. Dice di provare tanta tenerezza per il Motta di dieci anni fa, che passava tutto il giorno a suonare per «trovare le note giuste perché mi facessero stare bene».
Si trovava nella fase successiva allo scioglimento della sua band, i Criminal Jokers, e lo attendeva un cammino in solitaria. Un periodo che ricorda come non particolarmente bello, ma grazie al quale si è spogliato di tutto tranne che della verità e del desiderio di trasmetterla con le sue canzoni, quindi «raccontare quelle paure che fanno parte di quel periodo», in cui infuriava «una crisi economica fortissima in Italia, per cui l’idea della stabilità era un lontano ricordo che ci aveva spiegato male la generazione dei nostri genitori».
Emerge un Motta che all’epoca non cercava di conquistarsi un pubblico cantando ciò che voleva sentirsi cantare - scrivere con questo intento è il modo più sbagliato per riuscirci, trova - ma, invece, andando sulla dimensione personale e scoprendo che le persone riuscivano a immedesimarsi nelle sue storie.
A sua detta l’album arrivò in un momento particolarmente ricettivo, in cui certezze ne erano rimaste poche. Un disco «cuore e verità», frutto di un lungo lavoro con Riccardo Sinigallia e di una scelta delle canzoni avvenuta con calma. Privilegio, quest’ultimo, che accompagna i primi dischi (poi si deve correre), anche se Motta non punta il dito contro l’industria che esige e pretende: «non penso che abbiamo una pistola alla tempia per cui non ci possiamo permettere di dire di no», è il suo pensiero.
Se il Motta di ieri faceva passi avanti per poi sgambettarsi, quello di oggi ha fatto pace con il suo passato di autosabotaggi. I nuovi brani, a cui riesce a lavorare senza frenesia, sono «una sintesi fra quello che non so e quello che accetto di avere imparato», con l’idea di far emergere i difetti, che per lui sono il sale della personalità («rendono le persone differenti»). D’altronde nemmeno quando ascolta musica gli piace stare dalla parte di quelli perfetti e vincenti: «è una cosa che mi annoia tantissimo».
Una ricerca di verità, anche (e soprattutto) nelle espressioni più imperfette, che caratterizza il nuovo tour, in cui suona da solo. Gli piace l’idea di non sapere precisamente come andranno i concerti, quali inconvenienti potrebbero presentarsi.
Godersi il momento, apprezzando ciò che non ha forme e contorni ben definiti: con uno spirito così, si può vivere bene a quarant’anni e oltre. Sopra e sotto un palco.
Motta Piano Solo + MILLE
Mercoledì 15 luglio 2026
Lugano, Boschetto Ciani
Ore 19:00 - Apertura porte
Ore 20:00 - MILLE
Ore 21:30 - Motta

