Tra il suono del pianoforte e le voci dei bambini del Coro dell’Antoniano e di quello di Caivano, Laura Pausini porta all’Ariston un momento di forte emozione interpretando Heal the World di Michael Jackson.
Heal the World è una delle canzoni più esplicitamente umanitarie di Michael Jackson. Pubblicata nel 1992 all’interno dell’album Dangerous, è costruita come un appello universale alla pace, alla solidarietà e alla responsabilità collettiva verso le persone più vulnerabili. Tra questi ci sono in particolare i bambini, protagonisti del tributo sanremese.
Il messaggio dell’esibizione è riassunto nella scritta che campeggia sullo sfondo, “Make Music Not War”, e nelle parole dell’artista: «Desideriamo tutti un mondo senza conflitti, soprattutto per loro». Avvolti nel bianco, i piccoli cantori raggiungono la platea tra gli applausi del pubblico.
Il mondo, oggi, è malato. È sofferente per la follia delle guerre. Dobbiamo curarlo. Dobbiamo farlo per i nostri figli. Curiamo il mondo.
Carlo Conti nel presentare il tributo
L’omaggio di Pausini a Heal the World porta sul palco dell’Ariston un messaggio profondamente umanitario. Il Festival, negli anni, ha spesso alternato intrattenimento e temi sociali, e questa esibizione si inserisce in quella tradizione, usando la visibilità dell’evento per richiamare l’attenzione su pace e infanzia.
Ma, come spesso accade quando si evocano figure iconiche, non mancano le ombre. La presenza del nome di Michael Jackson nei cosiddetti Epstein files — una serie di documenti e fotografie resi pubblici dal Dipartimento di Giustizia statunitense — ha riacceso negli ultimi mesi discussioni e polemiche. Le immagini e i materiali emersi mostrano Jackson tra le molte celebrità ritratte in contesti legati a Epstein, pur specificando che la semplice presenza nei documenti non implica alcuna colpevolezza né conoscenza dei crimini del finanziere. La questione resta dunque complessa: da un lato la potenza simbolica di un brano che parla di cura e protezione dei bambini, dall’altro un dibattito pubblico che continua a interrogarsi sul rapporto tra arte, memoria e responsabilità.
Al tempo stesso, l’uso di un messaggio così forte in un contesto televisivo di grande spettacolo apre anche a riflessioni critiche: c’è chi vede in questi momenti un rischio di eccessiva retorica o di semplificazione di temi complessi. Tuttavia, proprio grazie alla sua natura popolare, Sanremo riesce a far arrivare questi messaggi a un pubblico vastissimo, trasformando anche un frammento di show in un’occasione di consapevolezza condivisa.
Il Festival di Sanremo, fra musica, cantanti e poche emozioni: finora più guizzi o più noia?
Controcorrente 26.02.2026, 11:47
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