I Vad Vuc scelgono un’immagine ricca di significati per il loro nuovo album, fuori oggi, 29 maggio 2026, su tutte le piattaforme digitali. Il fondo del barile è una raccolta di vecchie canzoni che, come il buon malto, sono rimaste a decantare in botte e ora sono pronte per l’ascolto. Ma non solo: è anche una riflessione sull’incertezza di questi anni e un auspicio di tempi migliori.
Alcuni dei brani in scaletta risalgono agli inizi dell’avventura di Cerno e banda, che per l’occasione le hanno riprese e lavorate, adattando quando necessario i testi per renderli più attuali. Altri pezzi contengono registrazioni originali, e la loro pubblicazione funge da “memoria storica” del percorso artistico della band, affinché queste testimonianze non vadano perdute. Il disco è stato anticipato dal singolo Lacrime nere.
Il fondo del barile evocato è pure un piccolo abisso da cui osservare il mondo. E la vista non è delle più incoraggianti. I Vad Vuc vedono precarietà, legami sociali fragili come non mai, populismo «frivolo» che avanza e l’imperversare della follia della guerra. Avvolte in un isolamento che si fa sempre più soffocante, intere generazioni si trovano smarrite. Restringendo il campo dal collettivo all’individuale, la band mendrisiense è dell’idea che tutti quanti «stiamo raschiando il nostro personale fondo del barile».
Di fronte a prospettive così cupe, proprio quando tutto sembra scivolare nel baratro, si apre uno spiraglio di speranza. Ci viene in soccorso il detto secondo cui quando si tocca il fondo si può solo risalire. Il punto più basso delle umane cose come trampolino per la ripartenza, «un momento di verità e lucidità, e l’unica direzione possibile da prendere è risalire».
I Vad Vuc saranno ospiti della Filanda di Mendrisio sabato 30 maggio, dalle ore 18. Cerno, Mago e Albi condivideranno pensieri e canzoni assieme al giornalista e produttore Gian Luca Verga.
«Siamo tossici di emozioni»
Cerno, Sebone e Mago hanno presentato Il fondo del barile a Prima Ora. Il recupero di brani inediti è stata un’operazione «divertente e commovente», la definisce Sebone, polistrumentista della band. «Sono nostre creature e abbiamo approfittato dell’album per farle rivivere e dargli una chance».
Lacrime nere, il singolo di lancio, è una ballata ispirata ai fatti di Crans-Montana. Uno sfogo collettivo, la definisce il frontman Cerno: «Quando l’abbiamo condivisa, ci siamo resi conto di avere per le mani un piccolo gioiello». Da qui la decisione di pubblicarla prima dell’estate, nonostante le atmosfere tristi, «in barba a tutte le strategie di marketing». «È la canzone che ha scelto di uscire», commenta Sebone.
Ogni nuova uscita è un’occasione per fare il punto sulla carriera. La band ha da poco tagliato il traguardo dei 25 anni di attività. Cambia il pubblico - i giovanissimi di ieri oggi sono genitori che portano i figli ai concerti - ma non lo spirito: i Vad Vuc restano sé stessi sul palco come sugli album, sottolinea Mago, il fisarmonicista. Anima della festa ma anche interpreti di pensieri profondi attorno a cui raccogliersi, sempre in cerca di emozioni. Cerno assicura che questa ricerca non si fermerà, perché «siamo dei “tossici” di emozioni, le vogliamo».
Il nuovo album dei Vad Vuc
Prima Ora 28.05.2026, 18:00
