Società

Credere nell’oroscopo? Ha un senso

Fabiano Alborghetti racconta perché abbiamo bisogno di mettere ordine nel caos, e provare a prevedere il futuro. Ricordando, però, che dobbiamo cavarcela da soli

  • Ieri, 16:00
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Di: Kappa / Natascha Fioretti / MrS 

Con l’inizio del nuovo anno, molti di noi si trovano a consultare l’oroscopo, cercando indicazioni su cosa ci riserverà il 2026. Ma perché lo facciamo? Che senso ha credere negli oroscopi? Fabiano Alborghetti, poeta e critico letterario, sostiene che l’oroscopo sia un pezzo del puzzle della narrazione umana, che risponde ai nostri bisogni psicologici: «L’essere umano da sempre utilizza la narrazione, che si aggiunge ai cinque sensi. La comunicazione serve non soltanto a sopravvivere, ma a relazionarsi, costruire società, dare senso alla nostra esperienza. Esperienza, grande parola. L’essere umano, lo sappiamo, da sempre narra, canta le gesta, per trasformare quella che è l’esperienza della vita in memoria, poi condivisa, tramandata. E questo riguarda ciò che è stato. Ma invece… ciò che non è ancora stato? Ciò che sarà?»

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Astrologia, oroscopo

Oroscopo: ci credo perché parla di me  

Kappa e Spalla 05.01.2026, 17:35

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  • Natascha Fioretti

La necessità di dare un senso all’esperienza si estende anche al futuro, territorio ignoto per eccellenza: «L’essere umano si fa strada nel mistero del futuro attraverso la divinazione, quel tentativo di interpretare segni che possano aiutarci a prevederlo. È un’idea che nasce dal nostro bisogno di mettere ordine nell’incertezza, osservando fenomeni naturali, simboli, sogni, rituali. L’uomo, in qualche modo, cerca delle risposte, cerca una guida, cerca un senso. La letteratura, la storia ne parlano in abbondanza. Abbiamo avuto di tutto: gli oracoli, i sacerdoti che leggevano le viscere degli animali sacrificati, l’interpretazione del volo degli uccelli, dei sogni, la lettura del fuoco, i tarocchi… Tutti questi sistemi si basano sull’idea che il caso non sia casuale, ma portatore di un significato nascosto, da decifrare».

L’oroscopo si inserisce in questa lunga tradizione di tentativi di prevedere il futuro. Ma perché così tante persone, anche scettiche, continuano a consultarlo? La risposta, secondo Alborghetti, risiede in un fenomeno psicologico noto come effetto Forer: «È un meccanismo per cui le persone tendono a riconoscersi in descrizioni vaghe e generiche, percependole come altamente personali. Queste affermazioni sono abbastanza ampie da adattarsi a molti, e formulate in modo sempre positivo e ambivalente. Quindi, cosa fa la mente? Completa ciò che manca, seleziona ciò che gli torna e ignora il resto. Nell’oroscopo, in particolare, si usano frasi come: sei sensibile, ma sai essere forte quanto serve. Oppure: stai attraversando una fase di cambiamento. Queste descrizioni valgono per praticamente chiunque, si adattano a quasi tutte le situazioni della vita. Sembrano precise perché collegate a un segno zodiacale, e questo è l’oroscopo: un messaggio generico che si trasforma in un’esperienza soggettiva, nostra. Non racconta il futuro, ma risuona con quel nostro bisogno umano di riconoscerci in una storia: un po’ indicata dagli astri, un po’ tracciata da noi stessi, che ne diventiamo gli eroi».

Ma allora, dovremmo credere o no all’oroscopo? «Diceva Italo Calvino parlando dei segni: il significato non sta nel segno, ma nello sguardo che lo interpreta. E il punto allora è: crediamoci un pochino, ma solo per dare una direzione al nostro domani, dove spesso non ci aiuta nessuno, perché dobbiamo cavarcela da soli. Mi dico: vogliamo credere in noi stessi? La storia di ciò che verrà parte da noi, da ciò che ancora non è. Dobbiamo essere un pochettino gli eroi di noi stessi, e magari anche appoggiarci a un messaggio positivo – vero o non vero, questo non sta a me giudicare – che certamente ci aiuterà a trovare un senso, ci aiuterà in qualche modo a fondare quello che è il passo che ci porta al di là, e quindi a un buon domani. È una storia che un giorno, poi, magari, verrà anche raccontata…»

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“Sommario dei giorni”, un racconto di Fabiano Alborghetti

RSI Un natale di storie 24.12.2024, 16:39

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