Audio fiction

Il Web come non l’avete mai frequentato

Il 30 aprile 1993, il CERN decise di rendere il World Wide Web di dominio pubblico, aprendo la strada alla sua diffusione globale. Oggi il suo utilizzo ci sembra quasi inevitabile. Ma la sua storia è tutt’altro che lineare. Un’audiofiction della RSI, prodotta in collaborazione con USI e SUPSI, racconta la storia del Web come una narrazione vivente, un mosaico di voci 

  • Oggi, 08:00
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Di: Deborah Barcella 


Usiamo il Web ogni giorno. Scorriamo le notizie sul nostro smartphone appena svegli, cerchiamo rapidamente informazioni su un motore di ricerca, ci perdiamo in un video dopo l’altro. Lo apriamo al mattino, lo navighiamo durante la giornata e potrebbe persino essere l’ultima cosa che guardiamo prima di addormentarci. Usiamo il Web così tanto che lo diamo per scontato. Eppure, se proviamo a fermarci un attimo, una semplice domanda potrebbe lasciarci perplessi: sappiamo davvero cos’è? 

La domanda non è banale. E non lo era nemmeno all’inizio degli anni ’90, quando al CERN di Ginevra, tra corridoi grigi, sale piene di server e caffetterie affollate di scienziati, si cercava di capire come organizzare un volume di informazioni in continua crescita. Il Web mosse i primi passi proprio lì, emergendo come soluzione a un problema che affliggeva chi lavorava al CERN: impedire che i dati, i documenti e le conoscenze del laboratorio andassero persi in un ambiente sempre più complesso.  

Nel marzo 1989, una proposta firmata da Tim Berners-Lee, un informatico britannico che lavorava al CERN, descriveva un sistema (che in quella proposta non aveva nemmeno un nome, essendo semplicemente denominato «Proposta X») progettato per collegare informazioni e persone all’interno del laboratorio. Si trattava di una proposta «vaga ma entusiasmante» e certamente non era ancora il Web come lo conosciamo oggi.  

Ma il Web non è nato dal nulla al CERN. A fare da cornice a quella proposta iniziale c’era un intero ecosistema di tecnologie, idee ed esperimenti: sistemi ipertestuali, personal computer sempre più diffusi e reti di comunicazione già esistenti. Il Web è nato dall’interazione tra questi elementi. 

Né è nato dalla mente di un unico genio, come spesso immaginiamo quando parliamo di tecnologie. Al fianco di Tim Berners-Lee c’era Robert Cailliau, un informatico belga che rese quel progetto comprensibile e comunicabile. Mentre le due proposte iniziali faticavano a spiegare davvero l’idea, quella sviluppata insieme a Cailliau riuscì a tradurla, presentarla e difenderla all’interno del CERN, un ambiente la cui missione non era certo quella di sviluppare sistemi informativi sulla rete Internet. Senza questa mediazione, il Web sarebbe probabilmente rimasto solo un’idea tra tante, senza finanziamento. E Cailliau non era solo. Intorno allo sviluppo del Web era attiva una rete di persone con ruoli diversi: Mike Sendall, che, nonostante le esitazioni iniziali, permise di iniziare a lavorare al progetto; Nicola Pellow, la donna che sviluppò il primo web browser; Dan Connolly, che contribuì a definire le regole dell’HTML, rendendo possibile la comunicazione standardizzata tra sistemi diversi; e Jean-François Flückiger, che garantì la continuità del progetto e sostenne la diffusione anche dopo che Berners-Lee lasciò il CERN. 

Il Web non era nemmeno la scelta inevitabile. All’inizio degli anni ’90 esistevano diversi sistemi per la ricerca e l’organizzazione delle informazioni su Internet. Nomi oggi quasi dimenticati (Archie, WAIS, Gopher) rappresentavano valide alternative. Alcuni di questi erano persino più diffusi del Web; ad esempio, nel 1993 c’erano centinaia di server Gopher rispetto a poche decine di server Web. Eppure, nel giro di pochi anni, il Web si è affermato come il sistema. 

Perché? 

Parte della risposta sta nella semplicità. Mentre altri sistemi richiedevano competenze tecniche più avanzate, il Web offriva un modo più intuitivo di navigare tra i contenuti, grazie ai link che consentivano agli utenti di passare da una pagina all’altra senza seguire percorsi prestabiliti. Ma nemmeno questa spiegazione, da sola, è sufficiente. Le tecnologie non hanno mai successo semplicemente perché sono migliori; hanno successo perché vengono adottate, comprese, sostenute e raccontate. 

In questo senso, il nome stesso ha avuto un ruolo tutt’altro che secondario. World Wide Web non era affatto una scelta scontata. I primi documenti citano diverse alternative, alcune delle quali poco convincenti, mentre altre furono scartate per ragioni pratiche o simboliche. Dare un nome a una tecnologia significa renderla qualcosa di cui si può parlare, condividere e riconoscere. Significa permettere alle persone di parlarne. Senza un nome, è persino difficile immaginare qualcosa. 

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Tim Berners-Lee, inventore del World Wide Web

Il WEB compie 30 anni, come è cambiato l'internet come siamo cambiati noi

Millevoci 19.03.2019, 11:05

  • © CERN

Eppure, nonostante questa complessità, la storia del Web viene spesso raccontata in termini molto semplici: un inventore, una svolta, un percorso lineare. È una narrazione che funziona perché è facile da seguire, ma rischia di oscurare tutto il resto: le alternative scartate, le trattative, i fallimenti e le collaborazioni. 

È proprio qui che entra in gioco La storia del WWW, un’audiofiction originale prodotta da RSI in collaborazione con USI e SUPSI nell’ambito del progetto SNF Agora Once Upon a Time in the Web. Fiction reperibile qui di seguito e che sarà diffusa su Rete Due in Alphaville, nello spazio del dibattito alle 12:00, da giovedì 18.06 al 26.06.

La storia del WWW

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  • Un inizio - episodio 1

La serie, scritta e diretta da Sara Flaadt, segue il percorso di una giovane ricercatrice, Deborah Barcella, attraverso gli archivi del CERN, tra documenti, registrazioni e incontri. Ma accanto a questo livello più realistico se ne dispiega un altro, quello immaginario, in cui il Web parla, dialogando con un’intelligenza artificiale e con una figura misteriosa che attraversa il tempo. Lo scopo è riportare in vita il Web delle origini, narrandolo e rendendolo un personaggio vivo. Così, concetti complessi, come l’ipertesto, le reti e i sistemi concorrenti, si trasformano in dialoghi, situazioni e piccoli conflitti. Ad esempio, la distinzione tra il Web e Internet, ancora oggi fonte di confusione, emerge attraverso scambi ironici e momenti di smarrimento. Anche l’ascoltatore si ritrova, in definitiva, nella stessa posizione: utilizzare quotidianamente qualcosa senza averne mai davvero chiarito i contorni. 

Il primo episodio de La storia del WWW è disponibile online a partire dal 30 aprile 2026, esattamente trentatré anni dopo che il Web è stato messo nel pubblico dominio. I sette episodi accompagneranno gli ascoltatori in un viaggio attraverso la storia del Web, portandoli dal 1989 ai giorni nostri al CERN.  

Questa audiofiction non offre risposte definitive. Ma invita chi ascolta a fermarsi un momento e a guardare il Web con occhi diversi. Perché solo mettendo in discussione ciò che diamo per scontato possiamo davvero capire il mondo in cui viviamo. 

1:1 storia del www senza scritta

La storia del WWW

Un viaggio nel cuore del CERN, dove idee e particelle si intrecciano.

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