Società

Il prezzo umano dell’intelligenza artificiale

Automazione cognitiva, nuovi squilibri di potere, consumi energetici in crescita: mentre l’Europa rincorre l’innovazione, l’IA soppianta gli impieghi e mette a rischio la capacità di governare la trasformazione

  • Un'ora fa
AI e lavoro
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Di: Alphaville/Mat 

L’intelligenza artificiale (IA) è ormai parte della quotidianità lavorativa e sta trasformando professioni, aziende e rapporti di potere. Un report di Anthropic mostra che, pur senza un aumento immediato della disoccupazione, l’IA sta già modificando i lavori amministrativi, creativi e cognitivi, automatizzando compiti basati su parole e numeri.

Le ricerche più recenti mostrano che il rischio occupazionale legato all’automazione del lavoro è cospicuo. C’è chi ipotizza una sostituzione del 50% dei posti di lavoro. A mitigare il rischio di scomparsa c’è un potenziale di trasformazione. Oltre il 60% dei lavori subirà infatti cambiamenti significativi, soprattutto nei settori amministrativi, creativi e cognitivi. Il World Economic Forum indica che circa il 40% delle mansioni è destinato a mutare, mentre i ruoli più esposti sono quelli junior e ripetitivi, come data entry, contabilità di base e customer service. 

Parallelamente, aziende come OpenAI, Anthropic e Google si preparano a entrare nella finanza globale attraverso quotazioni e raccolte di capitale. Questo solleva interrogativi sui rischi per i lavoratori e sui nuovi modelli produttivi. Francesca Coin e Alessandro Longo, intervistati da Francesca Rodesino in Alphaville, hanno evidenziato come l’IA acceleri i processi, con possibili effetti su qualità del lavoro, salute e retribuzioni.

Un nodo centrale riguarda il conflitto di interessi: le stesse aziende che sviluppano l’IA ne analizzano l’impatto. Per Longo, «serve moltissimo avere fonti indipendenti che facciano stime e analisi», come istituzioni europee o internazionali. Il ritardo istituzionale rischia di ampliare disuguaglianze e asimmetrie di potere.

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IA, lavoro e borsa

Alphaville 01.06.2026, 12:05

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L’espansione dell’IA richiede inoltre nuove infrastrutture e un forte aumento dei consumi energetici: Coin ricorda che «nella cintura di Milano il consumo energetico aumenterà di dieci volte nei prossimi cinque anni». Questo impone una riflessione sui costi ambientali e sui benefici reali della tecnologia.

L’Europa, pur avendo introdotto l’AI Act, resta indietro nella creazione di modelli e nella ricerca. Longo sottolinea che «non basta regolare la tecnologia creata fuori, ma occorre anche crearla noi europei», per sviluppare un’IA coerente con i valori europei e con un controllo democratico effettivo. L’UE ha destinato miliardi di euro per stimolare la crescita guidata dall’IA, inclusi investimenti in infrastrutture di calcolo ad alte prestazioni e la riduzione della burocrazia normativa. Tuttavia, gli esperti avvertono che la vera indipendenza tecnologica rimane un obiettivo a lungo termine e che l’Europa è ancora significativamente indietro rispetto a Stati Uniti e Asia in diversi settori tecnologici critici.

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L'Europa cerca la sovranità tecnologica

Prima Ora 03.06.2026, 18:00

Come evidenziato nell’approfondimento di Prima Ora, l’Europa sta cercando di ridurre la sua dipendenza tecnologica da Stati Uniti e Cina, un obiettivo che la Commissione Europea ha definito “sovranità tecnologica”. Il 3 giugno 2026, l’UE ha presentato un pacchetto di misure per rafforzare le proprie capacità in settori chiave come i semiconduttori, l’intelligenza artificiale (IA), il cloud e l’open source. Questo pacchetto include due proposte legislative principali: il “Chips Act 2.0” e il “Cloud and AI Development Act”, oltre a una strategia per l’open source e una roadmap per la digitalizzazione e l’IA nel settore energetico.

L’obiettivo è garantire che l’Europa possa sviluppare, controllare le proprie tecnologie, infrastrutture, servizi e dati, riducendo le dipendenze strategiche e l’esposizione a interferenze esterne. Attualmente, l’UE dipende per oltre l’80% da fornitori non europei per prodotti e servizi digitali, infrastrutture e proprietà intellettuale. Questa dipendenza è considerata problematica, soprattutto in un contesto geopolitico in cui i rapporti con gli Stati Uniti e la Cina sono sempre più tesi.

Il “Cloud and AI Development Act” mira a triplicare la capacità europea di data center nei prossimi cinque-sette anni e a promuovere lo sviluppo di cloud e IA “sovrani”. Il “Chips Act 2.0” si propone di raddoppiare la quota di mercato globale dell’UE nei semiconduttori al 20% entro il 2030, concentrandosi sia sui chip tradizionali che sulle tecnologie all’avanguardia per l’IA.

Infine, l’IA aumenta la pressione sui lavoratori: molti la usano per tenere il ritmo, trasformandola in un acceleratore di carico anziché in un supporto. Coin avverte che questo comporta «un alto prezzo» e pone una domanda cruciale: «quale tipo di società è sotteso a un modo di produzione che considera l’umano utile solo quando porta a rendimento?».

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