Orizzonti linguistici

L’italiano rischia di diventare un dialetto? L’allarme dell’Accademia della Crusca

Non sono gli anglicismi a minacciare la nostra lingua, ma la progressiva esclusione dai contesti della scienza, dell’università e del potere

  • Oggi, 08:00
  • Oggi, 10:47
Italianità
  • Ti_Press
Di: Sofia Bertoli 

Un recente intervento di Paolo D’Achille, presidente dell’Accademia della Crusca dal 2023, ha suscitato un certo scalpore. Alcuni media ne hanno ripreso i passaggi, probabilmente i più catastrofici, che meritano comunque una seria riflessione.

L’italiano morirà? Scomparirà nel silenzio, soppiantato dall’inglese? Diventerà un dialetto? Queste alcune delle riflessioni portate dal linguista, la cui finezza va ben oltre il mero allarmismo.

Ma andiamo con ordine, si parte da un fatto: l’inglese, ormai lo sappiamo, sta progressivamente prendendo il posto dell’italiano in ambiti specifici. La lingua internazionale per eccellenza è oggi anche la lingua ufficiale della ricerca scientifica, delle accademie, della finanza. È la lingua del potere. L’italiano perde invece terreno, tanto che l’inglese è ormai imprescindibile in numerosi percorsi universitari.

Questo evento ha un nome preciso, diglossia. È un fenomeno linguistico che vede la presenza sullo stesso territorio di due codici, uno “alto” e uno “basso”, cioè uno viene utilizzato in situazioni più informali, familiari, amichevoli, e l’altro è destinato agli ambiti lavorativi, formali, al mondo della conoscenza e, appunto, del potere. Al momento, siamo ancora lontani da una netta separazione d’uso tra italiano e inglese, si potrebbe ipotizzare forse una situazione di dilalia, per essere precisi.

L’italiano, secondo D’Achille e altri autorevoli studiosi, rischia di essere relegato a “lingua degli affetti”, come è accaduto al dialetto negli ultimi decenni, anche alle nostre latitudini.

In Ticino il tasso di dialettofonia (cioè di parlanti del dialetto) è mutato radicalmente con un primo grosso crollo tra gli anni ‘70 e gli anni ‘90, e poi di nuovo tra il ‘90 e il 2000. Oggi il tasso di persone che parlano dialetto in famiglia si attesta intorno al 25%, ma l’italiano è ormai definitivamente la lingua d’uso di tutti gli altri ambiti. Se il linguista Moretti alla fine del millennio stimava la scomparsa del dialetto intorno al 2080, noi oggi ci chiediamo se toccherà la stessa sorte anche all’italiano. E se sì, quando?

25:46
immagine

Va’ dove ti porta la location!

linguanostra 01.06.2026, 11:05

Certo è che quando una lingua si “specializza” o si limita ad essere utilizzata solo in alcuni ambiti, perde inevitabilmente di vitalità. Ed è questo che preoccupa maggiormente gli studiosi della Crusca.

Torniamo quindi al rapporto italiano e inglese. A differenza di quanto si possa credere, non è tanto la presenza massiccia di anglicismi ad allarmare. Dire meeting invece di riunione, call invece di chiamata e così via, non è dunque un elemento che mette a rischio la vitalità di una lingua. Sono gli usi esclusivi dell’inglese da considerare con maggiore attenzione, soprattutto nella vicina Italia, perché il progressivo dominio dell’inglese nella ricerca e nelle università italiane rischia di marginalizzare la lingua italiana.

È necessario intervenire con urgenza per arrestare il processo di destandardizzazione dell’italiano, prima che si riduca a una sorta di dialetto, da usare solo nei contesti informali. Senza un’azione immediata, la nostra lingua rischia di essere progressivamente abbandonata nel corso degli studi superiori, perdendo il suo ruolo di punto di riferimento e avviandosi verso una lenta, ma inevitabile scomparsa. Questo non è e non deve essere né un attacco all’inglese in sé, né all’internazionalizzazione, ma una richiesta di mantenere l’italiano nella sua veste culturale e formale.

Quindi, l’italiano morirà? Forse non oggi, non tra dieci anni. Ma una lingua non scompare solo se la parla meno gente, ma se smette di essere la lingua del pensiero critico, della cultura e della scienza, perderà potere e smetterà di evolversi. E forse se chi tratta di lingua tutti i giorni ha un serio timore sulla vitalità della nostra lingua, è doveroso prestare attenzione a determinati segnali e rifletterci. In fondo, tutti abbiamo una responsabilità e un potere quando si parla di lingua.

Correlati

Ti potrebbe interessare