Società

Mestruazioni: un tabù che resiste

Dalla povertà mestruale ai diritti negati, fino alle realtà drammatiche di Gaza, Nepal e Africa orientale: il ciclo resta un tema ancora da normalizzare

  • 2 ore fa
Le donne stesse sono piuttosto divise sul tema
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Di: Laser/gapo 

Mestruazioni. Una parola che dovrebbe far parte del linguaggio quotidiano e che invece continua a essere sostituita da eufemismi come “le mie cose” o sono indisposta. Un processo fisiologico naturale che, ancora oggi, è avvolto da tabù, stigma e silenzi - tanto nelle società occidentali quanto nei Paesi in cui pregiudizi culturali e scarsità di prodotti igienici trasformano il ciclo in una sfida quotidiana, talvolta persino in una questione di sopravvivenza. E la situazione peggiora nei territori sotto assedio, dove chi ha le mestruazioni non ha accesso ai materiali igienici o all’assistenza medica.

La testimonianza di Mariam Mohammed El Khatib, poetessa e attivista palestinese, racconta con crudezza cosa significhi avere le mestruazioni sotto i bombardamenti: lavarsi di nascosto con una bottiglia d’acqua, usare pezzi di stoffa, temere di macchiare un materasso condiviso. «Non provavo vergogna per il mio corpo, ma per l’impossibilità di prendermene cura», afferma.

Questo è uno dei tanti volti della povertà mestruale, un fenomeno globale che - spiega la giornalista Michela Chimenti a Laser - non riguarda solo la carenza di prodotti igienici, ma anche la mancanza di informazioni adeguate per gestire il proprio ciclo con consapevolezza. Nel mondo, si stima che 500 milioni di persone non abbiano accesso a prodotti sicuri: molte sono costrette a usare stracci, sacchetti di plastica o giornali, compromettendo salute, istruzione, lavoro e vita sociale.

Le situazioni più estreme si registrano nel Sud del mondo. In Africa orientale esiste il fenomeno del “sex for pads”, prestazioni sessuali in cambio di assorbenti. In Nepal, nonostante sia illegale, sopravvive il chhaupadi: durante il ciclo le donne vengono considerate impure, isolate al freddo, escluse da cucina, acqua e qualsiasi forma di igiene. Da Gaza arriva un’altra testimonianza drammatica: Aya Ashour, giornalista e attivista, racconta di infezioni e malattie causate dall’assenza totale di prodotti igienici. E punta il dito contro le istituzioni internazionali: «Se non riuscite a far entrare nemmeno degli assorbenti, quali sono i vostri principi?». Perché un assorbente non è un optional, ma un bene essenziale.

La povertà mestruale non risparmia l’Occidente. La Scozia, nel 2020, è diventata il primo Paese a garantire gratuitamente prodotti mestruali grazie al Period Products Act, introdotto dopo aver scoperto che c’era chi usava calzini o pane raffermo quando non aveva a disposizione assorbenti. In Italia, il primo studio nazionale rivela che una donna su sei non può permettersi assorbenti adeguati. Le più colpite sono giovani senza reddito, persone migranti, chi vive in carcere o in condizioni sociali fragili. Anche molte persone trans affrontano difficoltà specifiche. La precarietà economica incide anche sulla partecipazione scolastica e lavorativa: per molte, assentarsi a causa del ciclo significa perdere una giornata di stipendio o rischiare il posto.

In Svizzera, circa tre donne su dieci riferiscono dolore o disturbi significativi durante le mestruazioni. Per questo i Cantoni di Zurigo e Friburgo hanno introdotto un congedo mestruale per le dipendenti pubbliche, apripista a un dibattito che sta finalmente prendendo forma.

Parlare di mestruazioni non è un dettaglio, ma un atto necessario. Come ricorda il collettivo ticinese lediecilune nello spettacolo Benedette mestruazioni: «Se ho le mestruazioni, non devo fare finta di non averle». Restituire al ciclo la sua piena normalità e riconoscerne i bisogni non dovrebbe essere una conquista da rivendicare nel 2026, eppure un processo così naturale resta ancora qualcosa da difendere, proteggere e soprattutto normalizzare.

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Povertà mestruale

Laser 28.01.2026, 09:00

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  • Barbara Camplani

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