Note e scatti

Fotografar pogando

“No Easy Action” è un viaggio fotografico di Cesare Camardo nella musica live, iniziato quando i concerti costavano mille lire e dal palco ci si poteva buttare

  • Un'ora fa
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Scatti rumorosi

RSI Cultura 04.02.2026, 10:00

Di: Strefano Roncoroni 

Anni ’80, provincia italiana, Varese. Un giovane è appassionatissimo di musica punk hardcore e rock alternativo. Ma la gente attorno a lui che ama quel genere è pochissima, forse neanche tre persone. Troppo poche anche solo per pensare di mettere su una band. E allora? Allora, l’idea è semplice: abbracciare, o imbracciare, la macchina fotografica del padre, quasi fosse una chitarra o un basso. E poi salire sul palco, magari in posizione un po’ defilata, e scattare, fotografare invece che suonare. Tutto per partecipare e vivere una scena dove la divisione fra artista e pubblico crollava, dove salire sul palco per poi buttarsi nella folla era normalissimo.

Da quegli scatti ravvicinatissimi in zona palco, e da molti altri fatti fino ad oggi, nasce No Easy Action, libro fotografico di Cesare Camardo per la casa editrice [LOW]. La prefazione è di Riccardo Bertoncelli. Sono immagini molto vive, rumorose, volutamente non professionali, che restituiscono la forza del live, l’energia, il noise della musica suonata dal vivo: non a caso “No Easy” può essere letto anche “Noisy”, rumoroso.

"No Easy Action"

Fotografie di Cesare Camardo

Ma per Cesare Camardo, il concerto più bello, qual è stato?

«Tanti. Per esempio, i Bad Brains in un momento magico ancora a fine anni ‘80. Ero in un club a San Gallo, nella Svizzera tedesca: mi ricordo un locale completamente pieno, 2000, 2500 persone e mi ricordo un “pit” e un movimento di pogo, quasi completo, totalmente coinvolgente. Io, magari, parte del concerto ero in basso, parte del concerto ero sul palco».

Bad Brains, 1989, San Gallo

Bad Brains, 1989, San Gallo

  • Cesare Camardo

Fra l’altro, gli scatti più storici di No Easy Action raccontano anche di un’epoca che sembra ormai lontanissima, un tempo in cui i concerti non erano ancora qualcosa di elitario e costosissimo. Diverse immagini arrivano da piccoli locali, anche svizzeri, da centri sociali italiani. Ma, per esempio, quanto costava un concerto al Centro sociale Leoncavallo? A pesarci adesso, non ci si può credere: il prezzo imposto era attorno alle mille lire!  E per capirci, al Leonka si potevano vedere, per esempio, i Fugazi, o gli Scream, con alla batteria Dave Grohl che poi andò nei Nirvana.

Uno scatto più recente che Camardo ha molto a cuore è quello a d Arthur Brown, che con i Crazy World, nel 1968, scalò le classifiche con il singolo Fire.

Arthur Brown, 2024, Veruno

Arthur Brown, 2024, Veruno

  • Cesare Camardo

«Arthur Brown, è un musicista inglese che i primissimi anni ‘60 lanciò il travestitismo nel rock. David Bowie e Peter Gabriel andarono da lui prima di decidere di adottare questo tipo di approccio nel rock. La foto è scattata in un concerto di due anni fa, al Prog Festival a Veruno, in provincia di Novara, un bellissimo festival di musica progressive, e Brown fece uno show in stile anni ‘60».

E oggi, ha ancora senso andare con la macchina fotografica a un concerto nell’era del telefonino? Fra l’altro spesso è vietato per gli spettatori normali.

«È strana questa cosa per cui i livelli si ingigantiscono sempre di più ma è vietato portare le macchine fotografiche se non sei un professionista. Il cellulare fa comunque una simulazione di scatto fotografico. Alcuni dei miei scatti potrebbero ricordare fotografie approssimative. Ma, per me, l’intento era diverso. Era importante esserci, godersi lo spettacolo e con il limite dei 24 scatti era diverso: quando scattavi sapevi che doveva essere un momento importante. Dall’altra parte, quando non scattavi, eri più partecipe alla performance. Credo che oggi in realtà il cellulare sia una barriera tra noi e lo spettacolo».

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Bad Brains, 1989, San Gallo

I Bad Brains mulinavano rock in allegria (Radio Monnezza, Rete Tre)

RSI Cultura 28.01.2026, 21:00

  • Cesare Camardo
  • Maurizio Forte

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