Personale e politico

Springsteen riporta la musica nel dibattito pubblico

La sua “Streets of Minneapolis”, prodotta in pochi giorni sull’onda dei drammatici fatti avvenuti in Minnesota, rilancia il ruolo delle canzoni nella società civile

  • Un'ora fa
Bruce Springsteen sul palco a Minneapolis, 30 gennaio '26

Bruce Springsteen sul palco a Minneapolis, 30 gennaio '26

  • Imago / Zuma Press Wire
Di: RigA 

Dunque Bad Bunny, il fresco trionfatore dei Grammy, ha contestato apertamente l’ormai famoso - famigerato, dirà qualcuno - ICE (Immigration and Customs Enforcement) e la politica in materia di immigrazione dell’attuale amministrazione USA, e questo alla luce dei fatti di Minneapolis. Seppur in un’atmosfera patinata, la musica è simbolicamente scesa in strada affiancando le persone che contestano il governo federale.

28:52
Una manifestazione contro gli agenti ICE a Minneapolis. 25 gennaio 2026

Minneapolis nella bufera

Modem 30.01.2026, 08:30

  • keystone

Qualche giorno prima, esattamente il 29 gennaio 2026, qualcun altro aveva preso posizione in modo fattivo, ricorrendo ai suoi strumenti d’elezione: la penna e la chitarra. Scosso da quanto avvenuto in Minnesota, dalle morti di Renee Good e Alex Pretti, in pochi giorni Bruce Springsteen ha scritto, registrato e pubblicato Streets of Minneapolis. Il titolo riecheggia la sua Streets of Philadelphia (1993), ed è in tutto e per tutto una canzone di protesta, in cui il Boss affronta apertamente l’ICE e Donald Trump, descritto come un monarca che ha inviato il suo esercito personale, sembra di capire, per regolare dei conti. Un racconto dal testo molto diretto, senza orpelli lirici. Woody Guthrie, da sempre uno dei suoi modelli, avrebbe apprezzato.

Ha poi suonato il brano all’indomani della sua uscita, proprio a Minneapolis, durante un concerto di beneficenza organizzato da Tom Morello, chitarrista dei Rage Against the Machine.

In poco tempo la canzone si è avvicinata ai 5 milioni di visualizzazioni su YouTube e ha ottenuto quasi 500 mila “mi piace” su Instagram. Oggi i riscontri da considerare sono anche questi, lo sappiamo. In più Streets of Minneapolis sembra destinata a riportare il suo autore nella Top 20 inglese a quasi trent’anni dall’ultima volta. Blocchiamo subito i cattivi pensieri: considerando lo spessore del personaggio e il suo livello di fama, l’operazione non è “pelosa”. Non suona neanche lontanamente tale.

Sappiamo bene che Springsteen, di area democratica, ha tutt’altro che in simpatia l’attuale presidente USA: non più tardi di qualche mese fa, durante il suo ultimo tour europeo, aveva definito la squadra di Trump come «corrotta, incompetente e traditrice». A dire il vero, se volessimo addentrarci nella questione migratoria, nemmeno il partito per cui simpatizza il Boss ne uscirebbe con le vesti immacolate. Discorso che ci porterebbe troppo lontano, in un dedalo di sfaccettature. Tornando invece al pezzo, la Casa Bianca lo ha bollato come pieno di «opinioni irrilevanti e informazioni inaccurate».

Gli Stati Uniti sono un paese assai complesso, i problemi che deve affrontare, di conseguenza, non sono di facile approccio, e qui non ci sogniamo nemmeno di metter bocca in questioni decisamente più grandi di noi.

Ci permettiamo però di registrare che forse, dopo tanto tempo in cui era sembrata guardare più alla sfera del personale, con questa canzone la musica ha ritrovato un suo ruolo nella società civile, è tornata ad avere una voce nel dibattito pubblico. Resta il profondo dispiacere che questo ritorno sia avvenuto dopo l’uccisione di due persone.

05:53
immagine

“Streets of Minneapolis” -  Bruce Springsteen

Kappa in libertà 29.01.2026, 17:50

  • Imago/Ritzau Scanpix
  • Marco Pagani

Correlati

Ti potrebbe interessare