Per secoli, le donne hanno curato, assistito, sperimentato, preparato rimedi, seguito nascite e malattie, contribuendo in modo decisivo alla salute delle comunità. È un sapere che si è formato non nei trattati universitari ma nella quotidianità: nei gesti ripetuti, nelle osservazioni condivise, nelle conversazioni attorno al focolare o negli orti dove crescevano le erbe medicinali. Una conoscenza trasmessa di madre in figlia, affinata in risposta ai bisogni immediati delle famiglie, e che ha permesso, per lunghissimo tempo, la sopravvivenza di intere generazioni. Questa storia informale, orale, collettiva, ha costituito la vera infrastruttura sanitaria di epoche in cui non esistevano ospedali moderni, medici specializzati o strumenti diagnostici.
Quando la medicina, però, si trasforma in disciplina “scientifica” e regolata, avviene una frattura profonda. Ciò che fino ad allora era stato parte integrante del sapere medico – la cura dei neonati, la gestione delle infezioni, la sedazione del dolore, il sostegno alle partorienti – viene improvvisamente marginalizzato. Il nuovo racconto della medicina diventa una narrazione apparentemente lineare, dominata da figure maschili celebrate come innovatori, mentre il contributo femminile viene espulso, dimenticato o relegato alla dimensione del “naturale”, del domestico, del non-scientifico. Le pratiche delle donne, pur avendo gettato le basi della farmacologia, non trovano spazio nella storia ufficiale.
È proprio questa omissione che la giornalista e saggista Daniela Minerva affronta nel suo libro Medicina femminile plurale. Il sapere delle donne nella storia, edito di recente da Bollati Boringhieri. Nel volume Minerva ricostruisce il ruolo cruciale che le donne hanno avuto nella nascita e nell’evoluzione della medicina, mostrando come il loro contributo, più che opera di singole figure eroiche, sia stato un lavoro corale, un’impresa collettiva radicata nell’esperienza concreta della vita quotidiana.
"Medicina femminile plurale. Il sapere delle donne nella storia" di Daniela Minerva, Bollati Boringhieri (dettaglio di copertina)
Nel suo racconto emerge un universo femminile che conosceva a fondo l’ambiente naturale: le donne coltivavano gli orti, raccoglievano erbe, sperimentavano infusioni e impacchi, trasformavano elementi vegetali e minerali in preparati capaci di abbassare la febbre, disinfettare ferite, alleviare sofferenze. È un sapere che attraversa i secoli, che si nutre delle pratiche dell’alchimia e si intreccia con ciò che diventerà, più tardi, la farmacologia moderna. Senza quel patrimonio, molti farmaci e molte tecniche terapeutiche non avrebbero avuto terreno su cui germogliare.
Minerva individua poi nell’Ottocento un punto di svolta negativo: un secolo “oscuro” per la condizione femminile nel mondo della medicina. In un’epoca che pure aveva visto, tra Rinascimento e Illuminismo, emergere figure femminili attive nel dibattito culturale, si afferma progressivamente l’idea che la donna debba essere confinata alla dimensione familiare, considerata inadatta alla fatica del pensiero e alla razionalità scientifica. Questa nuova ideologia borghese esclude le donne dalla costruzione del sapere e rilegge persino il loro corpo attraverso un filtro maschile: emblematico è il caso della menopausa, ridefinita nell’Ottocento come fine della femminilità e dell’utilità sociale della donna. In questo processo, anche i saperi ginecologici, da sempre nelle mani delle donne, vengono sottratti e affidati alla classe medica maschile.
Riportare alla luce questa storia significa riconoscere che la medicina non è solo una sequenza di scoperte geniali ma un tessuto complesso, fatto di esperienze condivise, di competenze pratiche e di contributi spesso anonimi. Il lavoro di Daniela Minerva invita a considerare la cura come un sapere plurale, stratificato, che non può essere compreso ignorando il ruolo che le donne hanno svolto per millenni. Recuperare questa memoria non è soltanto un atto di giustizia storica: è anche un modo per costruire una medicina più inclusiva, capace di riconoscere le differenze di genere e di valorizzare ciò che la storia ha troppo a lungo taciuto.
Il sapere delle donne nella storia
Alphaville 03.02.2026, 11:45
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