Società

E vissero felici e contente, anche senza principe

Le donne scelgono sempre più spesso di invecchiare senza un partner tradizionale. Tra scoperte tardive, amicizie radicali e crisi della maschilità, stanno riscrivendo il concetto di famiglia

  • Un'ora fa
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Di: Elena Panciera 

Guardandomi intorno, vedo sempre più donne, specie dopo i 40 anni, che scelgono di non avere (più) un partner. Spesso non è una resa. È una liberazione.

Viviamo in una società che dà per scontato che tutte le persone desiderino una relazione sessuale e che la realizzazione personale passi attraverso una relazione romantica ed esclusiva. Questo meccanismo ha due nomi precisi.

Il primo è “allonormatività”: l’assunto che tutti provino attrazione sessuale e che chi non la prova sia “rotto”, “malato” o “incompleto”. Come spiegano Francesca Anelli (Lo spettro dell’asessualità, Eris, 2023) e Cat Appia (Asessualità, People, 2024), considerare il sesso come un obbligo sociale o un indicatore di “salute sociale” è una forma di oppressione. Ci sono persone che costruiscono legami profondissimi, vitali, senza che il sesso o l’amore romantico ne siano il motore.

Il secondo è “amatonormatività” (coniato dalla filosofa Elizabeth Brake): l’idea che la relazione romantica sia superiore a qualsiasi altro tipo di legame. Brigitte Vasallo critica duramente questa gerarchia (Per una rivoluzione degli affetti, effequ, 2022). Abbiamo costruito un sistema che mette al vertice la coppia (spesso finalizzata alla riproduzione e al mutuo per la casa) e svaluta l’amicizia, relegandola a un passatempo o a un premio di consolazione. Eppure, quante volte un’amicizia è durata più di un matrimonio?

C’è un fenomeno in crescita, raccontato bene anche dal recente articolo Scoprire di essere omosessuali da adulte (Il Post, 2025): donne che, spesso dopo matrimoni eterosessuali, magari con prole, scoprono o decidono di vivere il proprio desiderio per altre donne. Non è solo una questione sessuale, è una questione di intimità emotiva, e non solo, come racconta Tig Notaro nella serie One Mississippi.

Qui però dobbiamo fare attenzione a non cadere in un nuovo binarismo. Molte di queste donne si scoprono lesbiche, ma molte altre sono bisessuali o pansessuali, o asessuali. Secondo Ipsos (LGBT+ Pride 2023. A 30-Country Ipsos Global Advisor Survey), le persone bisessuali e pansessuali costituiscono la fetta più ampia della comunità LGBTQIA+, eppure sono le meno rappresentate. Se una donna sta con un uomo, viene considerata etero; se sta con una donna, lesbica. La sua identità bi o pansessuale viene cancellata. Allo stesso modo, una donna asessuale spesso non viene percepita come parte della comunità, ma considerata “una difficile” o “solitaria”. Riconoscere queste sfumature significa ammettere che il desiderio e l’affetto non seguono binari rigidi.

Perché succede proprio ora? C’è un fattore economico innegabile. Le donne, pur con tutto il divario salariale che ancora esiste, hanno raggiunto un’indipendenza finanziaria che permette loro di dire “no”. Non hanno più bisogno di un marito per essere finanziariamente indipendenti o socialmente accettabili.

A questo si somma una profonda crisi della maschilità. Molti uomini adulti, cresciuti in un sistema patriarcale che ha atrofizzato la loro competenza emotiva, faticano a essere partner alla pari. Spesso cercano una manager domestica o una terapeuta, non una compagna. Le donne, stanche di questo carico emotivo e mentale (il famoso “lavoro di cura” non retribuito di cui parla Emma Clit in Bastava chiedere!, Laterza, 2020), scelgono la solitudine o la convivenza con amiche.

L’alternativa non è la solitudine, ma la rete: partnership impegnate (convivenza, figli, finanze) non necessariamente basate su sesso o romanticismo. Molte scelgono di invecchiare con le amiche, costruendo famiglie senza certificati. La domanda non è più “Quando ti sposi?”, ma “Chi ti terrà la mano quando avrai l’influenza?”. Se la risposta è “La mia amica”, quel legame ha la stessa dignità di ogni storia da favola.

Il lieto fine non prevede sempre un principe, ma una rete di affetti scelta, e non subìta.

11:28
Giulia Siviero, "Fare Femminismo", edizioni nottetempo (dettaglio copertina)

“Fare famminismo”. Le pratiche di una rivoluzione plurale

Alphaville 04.06.2025, 18:00

  • edizioninottetempo.it/
  • Lina Simoneschi Finocchiaro

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