Tensioni geografiche

Ticino, tra centro e margine

Il nuovo numero di “GeoAgenda” rilegge il Cantone come “questione meridionale” e laboratorio europeo

  • Un'ora fa
lezione di civica
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Di: Alphaville/EBo 

Il Canton Ticino come “questione meridionale” della Svizzera: una definizione forte, volutamente provocatoria, che dà il titolo all’ultimo numero di GeoAgenda, la rivista dell’Associazione Svizzera di Geografia. Un’espressione che richiama squilibri storici e dinamiche di dipendenza, ma che diventa anche una lente critica per interrogare il presente e immaginare il futuro di un territorio sospeso tra centralità e marginalità.

«Il Ticino è un laboratorio unico», spiega Yvonne Riaño, professoressa all’Università di Neuchâtel e presidente dell’associazione. «Condivide tensioni, vantaggi e vulnerabilità tipici delle regioni di transizione europee, incastonate tra grandi aree metropolitane e confini nazionali».

È proprio questa doppia natura a definire la condizione ticinese: da un lato crocevia dei traffici europei, delle relazioni economiche e dei flussi transfrontalieri; dall’altro periferia rispetto ai principali centri decisionali, economici e culturali della Confederazione. Una frizione strutturale che si riflette in molteplici ambiti: demografico, sociale, territoriale.

Secondo il geografo Mosé Cometta, ricercatore all’USI, parlare di “questione meridionale” non è solo una provocazione, ma anche una chiave interpretativa solida. «È un aiuto importante per capire che il Ticino non è un Cantone come gli altri», osserva. «La sua storia continua a influenzare lo sviluppo economico, la strategia politica e la distribuzione del potere».

Tra le principali sfide emergono l’invecchiamento della popolazione, la fuga dei giovani qualificati e la crescente pressione sul territorio. Dinamiche che non sono isolate, ma che avvicinano il Ticino ad altre regioni europee periferiche o di frontiera. «Come in molte aree alpine ed europee, il Cantone affronta una transizione demografica complessa», sottolinea Riaño, indicando nell’emigrazione e nel saldo naturale negativo nodi cruciali per il futuro.

A queste tensioni si aggiunge una configurazione territoriale particolarmente delicata. Solo una piccola parte del suolo cantonale è realmente disponibile per gli usi urbani e produttivi, mentre il resto è dominato da montagne e foreste. «Questa condizione crea conflitti nell’uso dello spazio», spiega Cometta. «Dalle infrastrutture all’agricoltura, fino alla protezione degli ecosistemi».

In questo contesto, anche paradigmi consolidati come quello della “Città Ticino” mostrano i loro limiti. «È un concetto in parte superato», afferma il ricercatore. «Non riesce a contrastare i processi di periferizzazione né a tenere insieme una realtà ancora segnata da forti localismi».

La geografia, intesa come scienza dello spazio vissuto e costruito, diventa allora uno strumento essenziale per orientarsi. «È l’unica disciplina che si chiede dove avvengono le cose», ricorda Riaño. «E ci aiuta a comprendere che i fenomeni sociali non si sviluppano mai in uno spazio neutro».

Ma accanto alla diagnosi emerge anche una prospettiva più aperta e propositiva. Il rischio, infatti, è di restare imprigionati nella narrazione della marginalità. «È importante sviluppare anche l’idea del centro», insiste la geografa. «I luoghi possono evolversi: ciò che oggi è periferico può diventare centrale».

Da qui la proposta di pensare il Ticino non solo come periferia svizzera, ma come possibile snodo europeo. «La sua posizione al confine, la qualità delle infrastrutture e del sistema formativo lo rendono una localizzazione privilegiata per progetti di scambio e ricerca», afferma Riaño.

Tra contraddizioni e potenzialità, il Cantone appare quindi come uno spazio in continua negoziazione, dove scelte politiche e territoriali determineranno gli equilibri futuri. «Il territorio non è neutrale», ricorda Cometta. «Ogni decisione redistribuisce risorse e opportunità: per questo serve un dibattito pubblico più maturo e consapevole».

La “questione meridionale”, allora, non è solo un’etichetta. È una sfida culturale e politica che invita a ripensare il ruolo del Ticino dentro e oltre la Svizzera, trasformando una condizione di margine in occasione di progettualità.

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Il Ticino tra centralità e marginalità

Alphaville 15.06.2026, 12:05

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  • Matteo Ongaro e Barbara Camplani

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