C’è una data che segna un punto di non ritorno nella storia ticinese: 10 marzo 1878. Quel giorno, dopo decenni di dispute territoriali e rivalità campanilistiche, il popolo ticinese decise che Bellinzona sarebbe diventata la capitale stabile del Cantone.
Una decisione che non solo poneva fine a un lungo conflitto regionale, ma contribuiva a dare finalmente forma allo Stato ticinese così come oggi lo conosciamo. Una scelta che fu il risultato di un percorso complesso, iniziato molto prima, tra fratture, compromessi e una lenta costruzione di identità istituzionale.
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Per comprenderne la portata occorre risalire al 1798, quando i baliaggi a sud del San Gottardo cessano di essere territori soggetti in seguito alle trasformazioni politiche imposte dalla Francia. In quegli anni tumultuosi i ticinesi non sono protagonisti, ma spettatori trascinati dagli eventi: sarà infatti l’Atto di Mediazione del 1803, voluto da Napoleone Bonaparte, a dare vita al Cantone Ticino e a designare Bellinzona come sede amministrativa del nuovo Stato nascente. Il Parlamento si riunisce per la prima volta nella città sul Ticino il 20 maggio dello stesso anno, sancendo un inizio che appare definitivo.
Le rivalità interne però esplodono immediatamente. Lugano, forte di un’economia dinamica e di un prestigio crescente, rifiuta l’idea di una capitale nel Sopraceneri. La città si spinge fino a definire Bellinzona “angusta, povera e mal sana”, giudicandola troppo arretrata per ospitare le istituzioni cantonali (Alla ricerca di una capitale, Repubblica e Cantone Ticino, DECS/DCSU). Il conflitto è tale da rendere necessaria una soluzione di compromesso: la Costituzione del 1814 introduce la capitale itinerante, prevedendo l’alternanza triennale – poi esennale – tra Bellinzona, Lugano e Locarno.

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Per oltre sessant’anni il Cantone vive dunque in un equilibrio instabile. Le istituzioni si spostano periodicamente da una città all’altra, complicando il funzionamento amministrativo. L’Archivio di Stato rimane in parte itinerante, seguendo gli spostamenti della capitale fino al consolidamento ottocentesco. Intanto Bellinzona, pur condividendo il ruolo con le altre due città, continua a rafforzare la propria vocazione istituzionale: il Palazzo delle Orsoline, già sede parlamentare dal 1803, diventa un centro simbolico dell’identità politica cantonale.
La svolta arriva negli anni Settanta dell’Ottocento. La crescita del giovane Stato richiede strutture più solide e una logistica stabile; le tre capitali non bastano più. Nel 1878 il Gran Consiglio approva una modifica costituzionale che propone di fissare unicamente a Bellinzona la sede del governo. La parola passa al popolo: la votazione del 10 marzo registra una partecipazione significativa e un risultato inequivocabile. 13’819 ticinesi votano a favore, 6’851 contro: Bellinzona è scelta come capitale del Cantone Ticino, in modo definitivo e democratico.
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Sebbene il cambiamento non sia immediato, diventa comunque irreversibile. Terminato il turno di residenza a Locarno, il 14 marzo 1881 il Gran Consiglio tiene la sua prima seduta stabile a Bellinzona, nel Palazzo delle Orsoline, ormai proprietà dello Stato dal 1848. È l’atto conclusivo di un percorso quasi secolare, non privo di tensioni ma fondamentale per l’edificazione di un’identità cantonale coesa. La centralità geografica della città – incrocio naturale tra i passi alpini e la Pianura Padana – insieme alla sua tradizione amministrativa consolidata, rende Bellinzona la scelta più logica e funzionale.
La decisione del 1878, più che chiudere un conflitto, inaugura un nuovo modo di concepire il Ticino: non più un mosaico di territori in competizione, ma una realtà istituzionale unita, capace di riconoscere la propria storia e costruire la propria direzione politica. In questo senso, il voto popolare del 10 marzo rappresenta un momento fondativo, una prova di maturità democratica e un tassello essenziale nel cammino che ha portato il Cantone ad assumere l’identità che oggi lo contraddistingue.





