Storia

L’ombra della razza sul XXI secolo

Declino demografico europeo, crescita africana, teorie della sostituzione etnica e della remigrazione: come categorie che credevamo superate ritornano a organizzare la politica del presente. Due libri ci aiutano a capire perché

  • Un'ora fa
Migranti allungano le braccia attraverso un muro di confine per ricevere vestiti distribuiti dai volontari, 2023, San Diego.

Migranti allungano le braccia attraverso un muro di confine per ricevere vestiti distribuiti dai volontari, 2023, San Diego.

  • Keystone
Di: Sonia Castro Mallamaci 

Secondo il World Population Prospects 2024 delle Nazioni Unite, nel 1900 un abitante del pianeta su quattro viveva in Europa; oggi uno su dieci. Nel 1900 un abitante su dodici viveva in Africa; nel 2025 uno su cinque. La popolazione africana potrebbe crescere dagli attuali 1,4 miliardi a quasi 3,9 miliardi entro il 2100, mentre quella europea scenderà da 740 a circa 586 milioni: l’unico continente per cui si prevede una contrazione netta.

È uno degli spostamenti più profondi della storia moderna, e ogni volta che la storia registra mutamenti di questa portata riemergono le domande più pericolose: chi siamo noi, chi sono loro, a chi appartiene questo spazio?

In questo contesto, due libri del 2025 offrono letture necessarie: Il ritorno della razza (Il Mulino) dello storico Andrea Graziosi, e Tecnofascismo (Einaudi) della filosofa Donatella Di Cesare. Approcci diversi — storico l’uno, filosofico-politico l’altro — che convergono verso un’inquietante lettura del presente.

Il concetto di “razza”, ritenuto superato da scienza e storia, torna oggi al centro del dibattito pubblico sotto nuove forme identitarie. Graziosi ricostruisce come il pensiero razziale interpreti la realtà attraverso categorie collettive fondate sulla discendenza, spesso gerarchizzate. Non è un’idea nata con il nazismo: già nell’antica Grecia esisteva l’idea di comunità legate da ascendenza comune; ma fu in età moderna che la nozione di popolo acquisì connotazioni biologizzanti, generando la gerarchizzazione razziale e, nell’Ottocento, il razzismo scientifico con le sue politiche eugenetiche.

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Il razzismo inconsapevole

Laser 05.09.2013, 02:00

Un caso emblematico, spesso dimenticato, riguarda la Svizzera: per decenni l’organizzazione Pro Juventute, con il sostegno delle autorità, sottrasse sistematicamente i figli alle famiglie Jenisch per “rieducarli”. Il programma Kinder der Landstrasse durò dal 1926 al 1973 e coinvolse centinaia di minori: una forma di pulizia etnica nel cuore di uno Stato che si considerava modello di civiltà.

Mentre i tassi di fecondità europei scendono e le migrazioni crescono, tramandare l’etnia come principio di comunità rischia di ostacolare il passaggio storico necessario. È qui che entra Di Cesare con la categoria di tecnofascismo: un totalitarismo che segue il comando della tecnica e obbedisce al principio del sangue, dove la democrazia viene ridotta a etnocrazia. L’etnocrazia chiude la democrazia irreggimentandola intorno a un fondamento identitario, non per colpi di Stato ma per erosione interna e normalizzazione progressiva dell’esclusione.

La manifestazione più concreta di questa deriva è la teoria della remigrazione, parola d’ordine delle nuove destre europee e statunitensi, riattivata dall’attivista Martin Sellner per indicare il rimpatrio forzato di immigrati ritenuti “non assimilabili”. La Germania l’ha eletta “non-parola dell’anno” nel 2023; da allora è stata adottata dall’AfD, dai movimenti identitari francesi, dalla campagna di Trump nel 2024, e nel novembre 2025 dal Dipartimento per la Sicurezza Interna statunitense come obiettivo di governo. Un’idea marginale è diventata agenda di Stato.

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La prima remigrazione?

Laser 20.05.2026, 09:00

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  • Claudio Visentin

La storia, con metodo e fonti, resta uno degli strumenti principali per capire il presente: come il concetto di razza si è costruito, ha alimentato le catastrofi del Novecento e oggi si ripresenta in forma nuova. Come scrive Graziosi, gli esseri umani sono tali in quanto individui dotati di ragione, lingua e libero arbitrio, non per appartenenza a un gruppo. Parole che sembrano ovvie, e per questo facili da dimenticare.

Il 16 giugno 1944 Marc Bloch, storico e partigiano, fu fucilato dalla Gestapo. Nella sua incompiuta Apologia della storia aveva scritto che l’incomprensione del presente nasce dall’ignoranza del passato. Vale anche il contrario: ignorare dove portano certe idee significa non capire dove ci hanno già condotto. La storia è, come Bloch ci ha insegnato, uno strumento di libertà.

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