Secondo il World Population Prospects 2024 delle Nazioni Unite, nel 1900 un abitante del pianeta su quattro viveva in Europa; oggi uno su dieci. Nel 1900 un abitante su dodici viveva in Africa; nel 2025 uno su cinque. La popolazione africana potrebbe crescere dagli attuali 1,4 miliardi a quasi 3,9 miliardi entro il 2100, mentre quella europea scenderà da 740 a circa 586 milioni: l’unico continente per cui si prevede una contrazione netta.
È uno degli spostamenti più profondi della storia moderna, e ogni volta che la storia registra mutamenti di questa portata riemergono le domande più pericolose: chi siamo noi, chi sono loro, a chi appartiene questo spazio?
In questo contesto, due libri del 2025 offrono letture necessarie: Il ritorno della razza (Il Mulino) dello storico Andrea Graziosi, e Tecnofascismo (Einaudi) della filosofa Donatella Di Cesare. Approcci diversi — storico l’uno, filosofico-politico l’altro — che convergono verso un’inquietante lettura del presente.
Il concetto di “razza”, ritenuto superato da scienza e storia, torna oggi al centro del dibattito pubblico sotto nuove forme identitarie. Graziosi ricostruisce come il pensiero razziale interpreti la realtà attraverso categorie collettive fondate sulla discendenza, spesso gerarchizzate. Non è un’idea nata con il nazismo: già nell’antica Grecia esisteva l’idea di comunità legate da ascendenza comune; ma fu in età moderna che la nozione di popolo acquisì connotazioni biologizzanti, generando la gerarchizzazione razziale e, nell’Ottocento, il razzismo scientifico con le sue politiche eugenetiche.

Il razzismo inconsapevole
Laser 05.09.2013, 02:00
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Un caso emblematico, spesso dimenticato, riguarda la Svizzera: per decenni l’organizzazione Pro Juventute, con il sostegno delle autorità, sottrasse sistematicamente i figli alle famiglie Jenisch per “rieducarli”. Il programma Kinder der Landstrasse durò dal 1926 al 1973 e coinvolse centinaia di minori: una forma di pulizia etnica nel cuore di uno Stato che si considerava modello di civiltà.
https://rsi.cue.rsi.ch/cultura/storia/Eugenetica-oltre-il-nazismo-l%E2%80%99ombra-nelle-democrazie--3776354.html
Mentre i tassi di fecondità europei scendono e le migrazioni crescono, tramandare l’etnia come principio di comunità rischia di ostacolare il passaggio storico necessario. È qui che entra Di Cesare con la categoria di tecnofascismo: un totalitarismo che segue il comando della tecnica e obbedisce al principio del sangue, dove la democrazia viene ridotta a etnocrazia. L’etnocrazia chiude la democrazia irreggimentandola intorno a un fondamento identitario, non per colpi di Stato ma per erosione interna e normalizzazione progressiva dell’esclusione.
La manifestazione più concreta di questa deriva è la teoria della remigrazione, parola d’ordine delle nuove destre europee e statunitensi, riattivata dall’attivista Martin Sellner per indicare il rimpatrio forzato di immigrati ritenuti “non assimilabili”. La Germania l’ha eletta “non-parola dell’anno” nel 2023; da allora è stata adottata dall’AfD, dai movimenti identitari francesi, dalla campagna di Trump nel 2024, e nel novembre 2025 dal Dipartimento per la Sicurezza Interna statunitense come obiettivo di governo. Un’idea marginale è diventata agenda di Stato.
La prima remigrazione?
Laser 20.05.2026, 09:00
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La storia, con metodo e fonti, resta uno degli strumenti principali per capire il presente: come il concetto di razza si è costruito, ha alimentato le catastrofi del Novecento e oggi si ripresenta in forma nuova. Come scrive Graziosi, gli esseri umani sono tali in quanto individui dotati di ragione, lingua e libero arbitrio, non per appartenenza a un gruppo. Parole che sembrano ovvie, e per questo facili da dimenticare.
https://rsi.cue.rsi.ch/cultura/storia/L%E2%80%99apologia-della-storia-di-Marc-Bloch--2231989.html
Il 16 giugno 1944 Marc Bloch, storico e partigiano, fu fucilato dalla Gestapo. Nella sua incompiuta Apologia della storia aveva scritto che l’incomprensione del presente nasce dall’ignoranza del passato. Vale anche il contrario: ignorare dove portano certe idee significa non capire dove ci hanno già condotto. La storia è, come Bloch ci ha insegnato, uno strumento di libertà.







