La storia è spesso scandita da date che all’apparenza sembrano ordinarie, ma che prefigurano istituzioni destinate a durare nei secoli: il 22 gennaio 1506, l’ingresso in Vaticano di un contingente di soldati elvetici segnò l’inizio di uno dei corpi di guardia più singolari e longevi al mondo, ancora oggi definito l’“esercito più piccolo del mondo”.
La figura della Guardia Svizzera Pontificia: tra ieri e oggi
Millevoci 15.05.2019, 11:05
Contenuto audio
In pieno Rinascimento, Roma non era solo centro della cristianità, ma anche teatro di alleanze armate e diplomazia spietata. Papa Giulio II, uomo di grande temperamento e ambizioni temporali, desiderava una guardia personale affidabile e fedele: guardie che non rispondessero soltanto alle milizie locali o alle fazioni italiane, ma a lui solo. La scelta cadde sulla reputazione dei soldati svizzeri, già noti in Europa per disciplina, coraggio e fedeltà.
Quel giorno, 150 mercenari svizzeri guidati dal capitano Kaspar von Silenen, provenienti principalmente dal cantone di Uri, passarono per la Porta del Popolo e marciarono verso il cuore della cristianità, il Palazzo Apostolico. Qui furono benedetti dal Papa e accolti ufficialmente nel servizio pontificio. Questa data è tradizionalmente considerata l’atto di nascita della Guardia Svizzera Pontificia.

Svizzeri della Guardia papalina, Costumi elvetici
Un esercito che non venne concepito come mera presenza cerimoniale, ma come una forza armata concreta, reclutata per proteggere il Pontefice in un tempo di conflitti e instabilità. I soldati svizzeri erano infatti tra i mercenari più richiesti d’Europa, esportati dai cantoni elvetici nelle corti e nei campi di battaglia del continente, e la scelta papale fu dunque il culmine di una fama consolidata nel corso del XV secolo.
Una reputazione di straordinaria fedeltà e abnegazione, confermata repentinamente durante il Sacco di Roma del 1527, quando le truppe del fratello dell’imperatore Carlo V attaccarono la città, e gran parte delle guardie svizzere sacrificò la propria vita per permettere a papa Clemente VII di fuggire verso Castel Sant’Angelo attraverso il “Passetto del Borgo”, loggia segreta sopraelevata che collegava il Vaticano alla fortezza. Di 189 uomini in servizio, 147 morirono in quella difesa eroica, in ricordo della quale il 6 maggio è tuttora celebrato come giorno tradizionale del giuramento delle nuove reclute.

Il giuramento delle guardie svizzere
Strada regina 04.10.2025, 18:35
Quella truppa di circa 150 uomini è diventata dunque il seme di un’istituzione che, a oltre 500 anni di distanza, continua a esistere, con compiti centrali di protezione e sicurezza del Pontefice e della Città del Vaticano. Oggi la Guardia Svizzera è riconosciuta non solo per la celebre uniforme rinascimentale - affiancata recentemente dalla reintroduzione di una nuova uniforme di rappresentanza intermedia - ma anche per il rigore delle sue regole e del suo addestramento. I candidati devono essere cittadini svizzeri, di religione cattolica, celibi, di età compresa fra i 19 e i 30 anni, aver assolto il servizio militare ed essere in possesso di un diploma di scuola media superiore; è inoltre richiesta un’altezza minima di 1,74 metri e una condotta irreprensibile.
Rigide condizioni radicate nella tradizione dunque, ma adeguate anche ai tempi moderni, che riflettono un equilibrio tra l’antico mandato e le esigenze di sicurezza contemporanee: le guardie non sono più soltanto mercenari armati di alabarde e spade, ma operatori addestrati anche per scenari di sicurezza odierni, mantenendo sempre, nel motto Acriter et Fideliter, una lealtà assoluta verso il Pontefice e la Santa Sede.

Guardia svizzera, presto il giuramento e la nuova divisa
Telegiornale 02.10.2025, 20:00
Il 22 gennaio di ogni anno, quindi, non si celebra solo una ricorrenza: si rimanda a un intreccio di storia europea e italiana, di identità elvetica e universalità cattolica. La Guardia Svizzera è al tempo stesso simbolo della tradizione militare svizzera (che tra XV e XIX secolo esportò milioni di combattenti come mercenari) e testimonianza di uno dei legami più duraturi tra la Svizzera e Roma.
E in un’epoca in cui memoria e identità nazionali si confrontano continuamente con le sfide del presente, comprendere come un piccolo contingente di 150 uomini abbia generato una tradizione millenaria aiuta a leggere il “Lungo Rinascimento” – così come un capitolo decisivo della storia europea – attraverso storie umane di dedizione, sacrificio e trasformazione culturale.
Primo episodio
Grandi Doc 30.12.2025, 21:10
Secondo episodio
Grandi Doc 30.12.2025, 22:00









