Storia

L’Africa oltre gli stereotipi

Rileggere la storia del continente africano tra narrazioni distorte, stereotipi persistenti e il contributo della storia generale dell’Africa per restituire pluralità, agency politica e complessità culturale.

  • Ieri, 18:00
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  • Wikipedia
Di: Alphaville/Camel 

L’arrivo in fase di ultimazione della Storia generale dell’Africa segna un passaggio cruciale nel modo in cui il continente viene pensato, raccontato e studiato. Si tratta di un progetto monumentale, promosso dall’UNESCO e avviato nel 1964, che raccoglie in undici volumi il lavoro di oltre cinquecento studiosi, in maggioranza africani, restituendo una narrazione che abbraccia la preistoria fino ai giorni nostri.

Non è solo un’opera enciclopedica di straordinaria ampiezza - consultabile integralmente online - ma, come sottolinea Chiara Piaggio, laureata in Filosofia e specializzata in Antropologia (intervistata ad Alphaville), rappresenta un vero atto di rifondazione storiografica: l’Africa non più come oggetto passivo della storia altrui, ma come soggetto pieno, plurale e dinamico della propria vicenda storica.

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"L’Africa non è così. Cronache da un continente frainteso” di Chiara Piaggio,  Einaudi Editore (dettaglio di copertina)

Storia generale dell’Africa

Alphaville 08.01.2026, 12:05

  • einaudi.it
  • Marco Pagani e Cristina Artoni

Per gran parte della modernità occidentale, infatti, l’Africa è stata descritta come un continente senza storia o, nella migliore delle ipotesi, marginale rispetto alle grandi narrazioni globali. Una visione che deriva da processi epistemologici e politici profondamente radicati nella storiografia coloniale, in cui la costruzione di un “altro” culturalmente ed epistemicamente inferiore fungeva da legittimazione della dominazione e dell’esproprio delle risorse economiche e umane. La storiografia contemporanea e il pensiero critico africano e africanista - grazie a storici e teorici quali Joseph Ki-Zerbo, Cheikh Anta Diop, John Iliffe, Frederick Cooper, Valentin-Yves Mudimbe e Achille Mbembe - hanno confutato questa impostazione, evidenziando la complessità delle società africane precoloniali e la loro centralità nei sistemi economici e culturali globali.

In particolare, un ruolo pionieristico è stato svolto da Basil Davidson, che già dagli anni Sessanta ha messo radicalmente in discussione l’idea di un’Africa “priva di storia”, mostrando come regni, imperi e reti commerciali africane fossero inseriti nei processi storici euro-afro-asiatici ben prima dell’espansione coloniale europea (The African Past: Chronicles from Antiquity to Modern Times, 1964; Africa in History, 1978).

La colonizzazione, da questo punto di vista, non rappresenta dunque un inizio, ma una frattura violenta all’interno di traiettorie storiche molto più lunghe.

Tuttavia, nonostante questi avanzamenti accademici, la rappresentazione “appiattita e bidimensionale” - osserva Piaggio - continua a riproporsi, spesso inconsapevolmente, usando categorie emotive (dominare, compatire, idealizzare) che cancellano la complessità storica, politica e culturale. Un esempio emblematico è il caso del Biafra: entrato nel linguaggio comune come sinonimo di fame africana, fu in realtà un piccolo Stato nato nel 1967 dalla secessione di una regione della Nigeria, sconfitto dopo tre anni di guerra in cui la fame fu deliberatamente impiegata come arma. Un territorio minuscolo, ricco di petrolio e sede di importanti università, è divenuto simbolo di un intero continente, sedimentando stereotipi duraturi.

E questa marginalizzazione non è solo simbolica: studi recenti mostrano come il racconto occidentale dei processi politici africani, in particolare elettorali, enfatizzi il dramma, con ricadute concrete su investimenti, turismo e accesso al credito internazionale. L’Africa viene così descritta come spazio instabile e pericoloso, mentre la sua reale capacità di agire politicamente - la cosiddetta agency - viene ignorata.

Un elemento centrale riguarda la decolonizzazione della conoscenza. Ngũgĩ wa Thiong’o ha mostrato come la dominazione coloniale abbia operato sul piano linguistico ed epistemico (Decolonising the Mind: The Politics of Language in African Literature, 1986), svalutando i sistemi di sapere locali e imponendo categorie interpretative esterne. Decolonizzare significa restituire legittimità alle lingue, alle narrazioni e alle epistemologie africane. E Chiara Piaggio aggiunge che questa operazione non è teorica, bensì fondamentale per comprendere le società africane nella loro complessità, evitando semplificazioni consolidate nell’immaginario occidentale.

"L’Africa non è così. Cronache da un continente frainteso” di Chiara Piaggio,  Einaudi Editore (dettaglio di copertina)

"L’Africa non è così. Cronache da un continente frainteso” di Chiara Piaggio, Einaudi Editore (dettaglio di copertina)

  • einaudi.it

La revisione critica della storia africana si intreccia inoltre con dinamiche demografiche e politiche contemporanee. L’Africa è oggi il continente più giovane del mondo: il 75% della popolazione ha meno di 35 anni e il 60% è nato dopo l’11 settembre 2001. Questa generazione, la cosiddetta Gen Z africana, emerge come nuovo soggetto politico. Dal Kenya al Madagascar, dal Marocco alla Nigeria, fino alla Tanzania, i giovani scendono in piazza contro governi percepiti come lontani, corrotti o incapaci di offrire opportunità. Proteste spesso organizzate tramite social network si trasformano in mobilitazioni reali, talvolta represse brutalmente, ma segnano la nascita di nuovi soggetti politici, capaci di rinnovare il dibattito pubblico e le pratiche di partecipazione.

Anche il linguaggio rivela la persistenza di uno sguardo distorto: l’uso crescente del plurale “Afriche” segnala quanto sia stato necessario, per l’Occidente, ricordarsi che il continente non è uno. Come osserva ancora la studiosa, recuperare uno sguardo capace di riconoscere differenze, storie e responsabilità non è dunque un mero esercizio semantico, ma un passaggio indispensabile per costruire un rapporto più equo con un continente vicino, interconnesso e decisivo per il futuro comune. Movimenti culturali e intellettuali come la Negritudine hanno contestato storicamente l’egemonia coloniale, rivendicando un’identità africana autonoma pur nel dibattito critico sui rischi di essenzializzazione identitaria.

Superare gli stereotipi sull’Africa significa allora riconoscerne la pluralità storica, politica e culturale, restituendo al Continente il ruolo di soggetto attivo della storia globale e non di semplice oggetto di narrazioni esterne.

L’arrivo della Storia generale dell’Africa costituisce così non solo un traguardo accademico, ma un potente stimolo a ripensare i modi in cui studiamo, raccontiamo e comprendiamo il continente, restituendogli la centralità storica che gli spetta nella storia dell’umanità

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