Sul Confine

Dove la Svizzera comincia e finisce

Un viaggio alle frontiere della Svizzera per raccontare come storia, identità e quotidianità si intrecciano lungo le linee che separano e uniscono il Paese

  • 1 aprile, 08:00
  • 1 aprile, 13:57
Davide Gagliardi, Gaby Degonda, Fabio Flepp, Romana Costa e Stéphane Gabioud e Adriano Bazzocco, storico e autore del libro Spalloni e Bricolle. Storia sociale del contrabbando al confine tra Italia e Svizzera 1861-1939

Davide Gagliardi, Gaby Degonda, Fabio Flepp, Romana Costa e Stéphane Gabioud e Adriano Bazzocco, storico e autore del libro Spalloni e Bricolle. Storia sociale del contrabbando al confine tra Italia e Svizzera 1861-1939

  • SRG SSR
Di: Gli Altri/Camel  

Il confine è una linea tracciata sulle carte e, allo stesso tempo, un luogo vivo. È una soglia che separa e unisce, un margine che cambia forma a seconda dell’epoca. Parte proprio da qui l’idea de Le tour de Suisse, progetto radiofonico interegionale SSR/Gli Altri che coinvolge tutte le quattro regioni della svizzera attraversando il Paese nel 2026 per raccontarlo da quattro prospettive: dal confine, sui ponti, sull’acqua e nell’agglomerato urbano.

05:18
Les Autres. Die Anderen. Gli Altri. Ils Auters – Le tour de Suisse

Les Autres. Die Anderen. Gli Altri. Ils Auters – Le tour de Suisse

Gli altri 25.03.2026, 08:10

  • Davide Gagliardi, Gaby Degonda, Fabio Flepp, Romana Costa e Stéphane Gabioud

La prima tappa, il 25 marzo, si è svolta in Ticino, alla dogana di Novazzano: un valico che per chi vive in Italia è “Bizzarone” e per chi abita in Svizzera è “Brusata”. Già in questa doppia denominazione si legge ciò che un confine è davvero: un laboratorio di convivenze e di identità sovrapposte, un luogo di scambi e trasformazioni dove, talvolta, attraversano anche tensioni più o meno sottili. Oggi questo tratto di frontiera è un punto di passaggio intensissimo - 2,2 milioni di persone al giorno transitano attraverso i quasi 700 valichi del Paese - ma basta tornare indietro al recente passato per ritrovare un territorio sorvegliato con scrupolo, solcato da guardie nei boschi, contrabbandieri, spalloni e briccole, al di qua e al di là della “ramina”. Un paesaggio umano che appartiene alla memoria, ma che continua a plasmare il modo in cui il confine viene vissuto ancora oggi.

Nel corso della storia europea, la frontiera è mutata più volte: da fascia mobile e permeabile, a linea politica definita dai trattati, fino a diventare, nel Novecento, una rigida barriera. Era lo spazio dei dazi, delle liste, degli sconfinamenti vietati; un terreno in cui ogni passaggio era carico di conseguenze. Con l’integrazione economica e la libera circolazione, la frontiera si è poi trasformata in una porta regolata. Più che un muro, un filtro. E oggi è un dispositivo complesso, tecnologico e spesso invisibile, capace però di riapparire all’improvviso quando la politica o l’emergenza lo richiedono, come accaduto durante la pandemia da Covid-19. Proprio questa alternanza tra scomparsa e ritorno rivela la sua natura profonda: il confine non è solo una linea geografica, ma uno strumento sociale e simbolico che si ridisegna secondo il clima politico e le ansie collettive.

immagine
1:01:07

Il confine più pazzo del mondo

La storia infinita 20.10.2025, 20:45

Ma la frontiera non è uguale ovunque. Il confine esterno della Svizzera con Italia, Francia, Germania, Austria e Liechtenstein è un mosaico di relazioni quotidiane. In Ticino il tema dei frontalieri è particolarmente sentito, con i suoi 78’800 lavoratori provenienti dall’Italia (dato 2025) che attraversano ogni giorno la linea doganale. Una dinamica intensa e talvolta divisiva, simile a quella vissuta in Romandia, dove cantoni come Ginevra, Vaud, Vallese, Neuchâtel e il Giura hanno visto moltiplicarsi il numero di pendolari residenti in Francia. Nel resto della Svizzera, però, il fenomeno assume sfumature diverse: nella Svizzera tedesca e in quella romancia, il frontalierato è spesso percepito in modo meno conflittuale, anche perché il suo impatto è più contenuto.

E ci sono zone alpine, come la Val Monastero, dove il confine quasi si dissolve nella vita quotidiana. Qui, nel punto d’incontro tra Grigioni, Alto Adige e Valtellina, si vive in un intreccio naturale di lingue e culture: tedesco, romancio, italiano. Un confine amministrativo che non coincide con quello culturale, e che dimostra come le linee sulle carte non sempre riflettano la geografia reale delle persone. È infatti un’area in cui la storia continua a filtrare nel presente; basta ricordare che Valtellina, Valchiavenna e Bormio furono sotto il dominio delle Tre Leghe Grigie, alleate della Confederazione, dal 1512 al 1797, lasciando tracce profonde in usi, dialetti e relazioni di valle.

09:18
immagine

Best of Di qua e di là - Storie di Confine: Tra la Valposchiavo e la Valtellina

Di qua e di là – Storie di Confine 18.12.2024, 06:30

  • Daniele Oldani

Nel presente, la frontiera è routine per migliaia di lavoratori. Tra vantaggi economici spesso molto significativi, e due ore di viaggio quotidiano, la frontiera diventa un’abitudine che modella identità e ritmi di vita. Per il sindaco di Novazzano Sergio Bernasconi, traffico e mobilità sono sfide concrete, affrontate grazie alla collaborazione con i comuni italiani vicini e a progetti come MomòRide, pensato per aumentare la condivisione delle auto e alleggerire un sistema viario sotto pressione.

Anche il ruolo delle guardie è cambiato: oggi un’unica figura, lo specialista doganale e della sicurezza, opera tra valichi, treni, e‑commerce e traffico pesante. Non più come una volta controlli statici, bensì un sistema mobile e coordinato, capace di spostarsi da un contesto all’altro in poche ore. Eppure, accanto ai compiti più tecnici, non mancano casi sorprendenti: un pitone in una scatola, un capibara imbalsamato nel bagagliaio. Episodi marginali, ma rivelatori dell’estrema eterogeneità di ciò che oggi “passa” dal confine.

immagine
06:56

Professione: guardia di confine

RSI Archivi 22.02.1985, 16:03

Il confine è anche immaginario e memoria. Il progetto Hic sunt leones del fotografo ticinese Gabriele Spalluto restituisce 175 valichi come luoghi sospesi, silenziosi; come “non luoghi” che diventano specchio della nostra idea di appartenenza. La frontiera definisce in effetti l’ingresso e l’uscita dalla Svizzera, diventando un biglietto da visita che parla dell’identità nazionale

Il confine è la prima cosa che i viaggiatori vedono del nostro Paese, eppure gli dedichiamo a malapena un pensiero

Gabriele Spalluto

Valico di Camedo. Hic sunt leones (2024)

Valico di Camedo. Hic sunt leones (2024)

  • Gabriele Spalluto

Raccontare la Svizzera dai suoi confini significa comprenderne meglio il cuore. La frontiera non è periferia: è una lente che mette a fuoco differenze e affinità, il luogo in cui lingue e culture si sfiorano e si trasformano. Ed è da qui che Gli Altri – Le tour de Suisse, tappa dopo tappa, cerca di capire che cosa davvero ci separa e che cosa, spesso in modo sorprendente, continua invece a tenerci insieme come Paese..

immagine
22:14

Sul confine

Memorabilia 02.08.2025, 19:15

.

Correlati

Ti potrebbe interessare