Nel corso del XIX secolo, in tutta Europa, prese avvio lo sviluppo di un sistema scolastico pubblico, gratuito e obbligatorio. Il dibattito maschile inerente all’educazione femminile si concentrava sulla questione della coeducazione e ci si domandava se fossero preferibili classi miste o separate per sesso. La questione era sia di carattere morale - si temevano gli effetti di un ambiente promiscuo - sia di carattere “biologico”, ci si chiedeva infatti se le capacità intellettuali, assunte come diverse per maschi e femmine, non richiedessero un’educazione separata e differenziata.
Prevalse la seconda visione e subito per le bambine che frequentavano la scuola, vennero istituite materie speciali, come i lavori donneschi e l’economia domestica. Tali insegnamenti, che avevano una finalità anche pratica, contribuirono a forgiare l’ideale della famiglia borghese e la conseguente distinzione tra sfera pubblica e privata, con un impatto sulla definizione dei ruoli di genere.
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In Svizzera, a partire dalla seconda metà dell’Ottocento, il tema dell’istruzione femminile e in particolare l’insegnamento dell’economia domestica suscitarono l’interesse delle donne borghesi, che si impegnarono per migliorare la formazione professionale delle ragazze.
Il Ticino, in questo senso, può essere considerato un antesignano. È infatti nel Cantone che, nel 1855, viene pubblicato il primo manuale di economia domestica in Svizzera: L’Amica di casa. Trattato di economia domestica ad uso delle giovinette italiane; opera di Angelica Cioccari Solichon, maestra svizzera di origini milanesi e una delle pochissime figure femminili coinvolte nel dibattito pubblico sull’educazione e la formazione delle donne nel Cantone Ticino.

Una domestica che stira un centrino di pizzo con un ferro da stiro, 1908
L’obiettivo pedagogico del manuale era evidente sin dalla dedica del volume «Alle maestre», invitate non solo ad usarlo a scuola, ma pure a consigliarlo per promuovere le virtù e i benefici dell’economia domestica. Nell’introduzione, la Solichon si spendeva in un’accorata difesa dell’utilità dell’insegnamento dell’economia domestica che, assecondando un ordine divino prestabilito, doveva ricoprire un ruolo essenziale per il benessere morale della società. Seguiva poi un elenco dei doveri di una donna casalinga allo scopo di definire un modello di norme di comportamento a cui le giovani erano chiamate a conformarsi. L’economia domestica, essendo una materia proposta alle sole ragazze, escluse per lungo tempo da materie come l’educazione civica si assumeva il compito di impartire un insegnamento etico e civile.
Tra i doveri di una buona moglie e casalinga, oltre allo svolgimento delle incombenze più pratiche, si sottolineava la necessità di «far amare al marito ed ai figli la vita domestica, mediante la sua amorosa sollecitudine ed i suoi modi cortesi» mantenendo «sempre un umore lieto e eguale» e stando attenta a «non permettersi mai di esser sudicia o malconcia».
Grande spazio veniva riservato a materie da cui le ragazze erano di solito escluse, come insegnamenti di fisica, chimica, anatomia e medicina, proposti sotto il cappello generico dell’«igiene», tema a cui era dedicato circa metà del volume. Ricordava infatti l’autrice che «è alle donne che si affidano principalmente le cure degli ammalati» e invitava tutte, in caso di bisogno, a farsi infermiere, superando ogni resistenza o ribrezzo.

Ragazze, al lavoro! Una materia scolastica che divideva
RSI Soggetti smarriti 31.12.2025, 10:50
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L’Amica di casa fu il primo manuale scolastico ticinese scritto da una donna per le donne ed ebbe un’enorme diffusione. Venne ristampato più volte e utilizzato in tutti gli ordini scolastici, oltre a fungere da riferimento per la definizione dei programmi di economia domestica. Il manuale circolò ampiamente nelle classi femminili dalla metà dell’Ottocento fino ai primi decenni del Novecento e contribuì a forgiare, nell’immaginario collettivo, un’identità femminile codificata nel ruolo di casalinga amorevole.
L’insegnamento dell’economia domestica, se oggi può sembrarci una prigione, fu però anche uno spazio di azione privilegiato, in cui l’autorevolezza e la competenza delle donne erano indiscusse. Ciò permise alle insegnanti di intervenire attivamente nell’ambito pubblico e educativo a favore della scolarizzazione delle bambine.
Anche se non sapremo mai che cosa si dicessero maestre e allieve durante le lezioni di economia domestica, possiamo immaginare che proprio in questi momenti, esclusivamente femminili, nascessero discussioni femministe in merito ai diritti delle donne e alle numerose discriminazioni che esse subivano.






