Bernina:: un nome che dal 1932 identifica la prima macchina da cucire per uso domestico del marchio, scelto in omaggio al Piz Bernina, la vetta più alta delle Alpi orientali. Ma la storia dell’azienda comincia molto prima, nel 1893, quando l’inventore e meccanico Karl Friedrich Gegauf brevetta a Steckborn (Canton Turgovia) la prima macchina per l’orlo a giorno, capace di eseguire cento punti al minuto: un’innovazione inedita a livello mondiale, in grado di trasformare un lavoro faticoso e interamente manuale in un processo meccanico preciso, rapido e competitivo. Da allora “gegaufen” entrò nell’uso tedesco come sinonimo stesso di orlare a giorno.
La ditta nasce come Gebrüder Gegauf, officina fondata da Karl insieme al fratello Georg. Il successo è immediato: già nel 1900 l’azienda impiega settanta operai dedicati alla produzione in serie della nuova macchina. Il percorso, tuttavia, non è lineare: nel 1895 un incendio devasta completamente il laboratorio, risparmiando soltanto il prototipo della hemstitch machine, l’oggetto che avrebbe determinato la direzione futura dell’impresa.
Alla morte del fondatore, nel 1926, la guida passa ai figli Fritz e Gustav Gegauf, inaugurando una stagione di espansione industriale. Dopo la prima macchina domestica e la creazione del marchio Bernina, gli anni Trenta e Quaranta segnano una sequenza di innovazioni decisive: nel 1938 arriva la prima macchina zigzag; nel 1945 la prima zigzag portatile con braccio libero; nel 1954 il piedino a innesto rapido e l’asola semiautomatica, elementi che rivoluzionano la pratica quotidiana del cucito.

La prima macchina per cucire per punto zigzag, 1938.
Nel 1959, con Odette Ültschi Gegauf, figlia di Fritz, Bernina entra anche nell’era elettronica. Nel 1963 introduce la prima macchina con ginocchiera alzapiedino brevettata – uno dei suoi tratti distintivi tuttora – e celebra la milionesima macchina prodotta; tra gli anni Ottanta e Novanta introduce sistemi computerizzati come la serie “artista”, segnando il passaggio definitivo dal cucito meccanico al design digitale. Dal 1988 il timone passa al figlio di Odette, Hanspeter Ültschi, che consolida l’immagine internazionale del marchio, trasformandolo negli Stati Uniti in un riferimento, quasi un culto, per la tecnica del quilting.
A partire dagli anni Duemila Bernina accelera poi sul fronte dell’innovazione digitale. Nel 2001 introduce la prima macchina realmente computerizzata (artista 180); nel 2004 segna un momento chiave con il Regolatore del Punto (BSR), che assicura una lunghezza costante dei punti nel quilting libero e vale all’azienda il premio “Best Innovator”: la aurora 440 QE diventa un modello iconico per le quilter di tutto il mondo.
Nel 2006 le artista 640 e 730 si avvicinano sempre più ai computer domestici, grazie ai software integrati e, nel modello di punta, al touchscreen. Il 2009 vede il debutto della macchina più grande e veloce mai prodotta (B830), accompagnata dalla tecnologia CutWork, premiata con lo Swiss Technology Award. Seguono poi nuove piattaforme, le edizioni speciali per il 125° anniversario (2018) e i modelli firmati dalla designer tessile Tula Pink (2019), fino alla macchina di punta progettata per guidare il futuro del marchio: la B990 (2024).

BERNINA 990, 2024.
Parallelamente Bernina costruisce una rete globale di distribuzione e formazione: gli Stati Uniti (da cui provengono tre quarti del fatturato) restano il mercato guida, mentre dagli anni ’90 parte della produzione passa in Thailandia; a Steckborn rimangono progettazione, prototipazione e ricerca. Nel 2026 il cambio franco–dollaro e i possibili rincari negli USA spingono l’azienda ad annunciare l’intenzione di trasferire anche la produzione nello stabilimento thailandese: una scelta che interroga non solo l’assetto industriale, ma soprattutto l’identità stessa di un marchio sinonimo di “precisione svizzera”.
«La mia Bernina più vecchia è del 1953. Funziona ancora oggi: un’incredibile qualità svizzera.»
“Meine älteste Bernina ist von 1953. Sie läuft immer noch – eine unglaubliche Schweizer Wertarbeit”, Dotty, hobbyschneiderin24.net (2016)
La domanda è tuttavia più ampia: cosa resta di svizzero quando cambia la geografia? La storia di Bernina indica che la sua forza non risiede solo nella manifattura, ma nella capacità di innovare senza sosta – dal punto diritto allo zigzag, dal meccanico al computerizzato, dall’ago al digitale – modellando per oltre un secolo un intero immaginario: la macchina da cucire come strumento creativo, artigianale, emancipatorio.
La delocalizzazione non cancella questa storia: la mette a nudo. Ricorda che anche le icone industriali sono vulnerabili e che neppure la “precisione svizzera” immunizza un marchio dagli urti della globalizzazione. Oggi l’azienda, come molte imprese europee, deve decidere se la propria identità sia un valore da custodire o una leva da spendere finché conviene. La sfida non è soltanto mantenere la qualità tecnica, ma dimostrare che si può restare fedeli a sé stessi anche quando la geografia cambia. In fondo, ciò che ha fatto di Bernina un’icona non è la retorica sulla “virtù elvetica”, ma la rara capacità di coniugare inventiva, rigore e immaginazione.
Resta allora da capire se questa eredità saprà resistere allo spostamento delle linee di montaggio: non è una questione di marketing, ma una domanda di verità che pesa sul futuro del marchio, forse molto più di quanto la stessa azienda voglia ammettere.

Quando le marche svizzere se ne vanno
Prima Ora 25.02.2026, 18:00









