Quando si pensa al Medioevo, difficilmente viene in mente una donna in cattedra, intenta a insegnare medicina. Eppure, nella Salerno dell’XI secolo, crocevia di culture greche, arabe, latine ed ebraiche, visse una figura destinata a sfidare i luoghi comuni: Trotula, o Trota di Salerno, considerata da molti la prima medica dell’Europa occidentale. Le notizie sulla sua vita sono frammentarie, avvolte da una nebbia di leggenda e dibattiti storiografici. Ma una cosa è certa: il suo nome attraversò i secoli insieme ai trattati che rivoluzionarono il modo di guardare alla salute femminile.
Trotula operò nell’ambiente straordinario della Scuola Medica Salernitana, il più importante centro medico europeo prima della nascita delle università. In un’epoca in cui il sapere era quasi esclusivamente maschile, lei scrisse opere dedicate alle donne, ai loro corpi e alle loro malattie. Un gesto che oggi potrebbe apparire scontato – benché la medicina continui a trascurare molti aspetti della salute femminile – ma che nell’XI secolo aveva una portata autenticamente rivoluzionaria.
Il suo nome è legato soprattutto al De passionibus mulierum ante, in et post partum, un trattato che per oltre quattro secoli fu copiato, tradotto e studiato in tutta Europa. Non si trattava soltanto di un manuale di ostetricia. Era un’opera che osservava la donna nella sua interezza: la salute, la maternità, la cura dei figli, ma pure l’aspetto fisico e il benessere quotidiano.

Trotula, leggendaria scienziata che fondò la medicina delle donne
Il giardino di Albert 04.04.2015, 20:00
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Sorprendente è la sua attenzione verso il dolore femminile. In un passo dedicato alle difficoltà del parto osserva che «La miserevole condizione delle donne, e la grazia di una in particolare che mi ha colpito il cuore, mi hanno indotta a trattare con chiarezza le malattie femminili al fine di poterle curare». Le donne, infatti, per pudore, spesso non osavano rivelare le proprie sofferenze ai medici.
A questa sensibilità si affianca un elemento altrettanto innovativo per il suo tempo: nel corpus medico legato a Trotula, infatti, si riconosce che le difficoltà di concepimento possono dipendere non solo dalle donne, ma anche dagli uomini, in contrasto con una convinzione diffusa che attribuiva quasi esclusivamente alle prime la responsabilità dell’infertilità. Inoltre, all’epoca il parto era affidato a levatrici senza istruzione, che si basavano sull’esperienza e su saperi tramandati oralmente. Il merito di Trotula fu di trasformare il corpo femminile in oggetto di studio scientifico, superando la superficialità del passato.
https://rsi.cue.rsi.ch/cultura/filosofia-e-religione/Oltre-il-tempo-quei-rimedi-femminili-che-hanno-aiutato-la-medicina--3481051.html
Naturalmente Trotula rimane figlia del suo tempo. Alcune sue spiegazioni oggi appaiono ingenue o errate, legate alla teoria degli umori che dominava la medicina medievale. In ogni caso, accanto a queste convinzioni, emergono intuizioni notevoli. Nei testi attribuiti a lei si trovano anche indicazioni sull’igiene, sulla nutrizione, sulla cura delle ferite da parto e persino sul piacere femminile.
Per secoli il suo nome fu celebre. In Inghilterra veniva ricordata come “Dame Trot”; i suoi manoscritti circolarono dalla Spagna alla Polonia. Poi, paradossalmente, la sua fama divenne un problema. Alcuni studiosi arrivarono perfino a dubitare della sua esistenza, incapaci di accettare che una donna medievale potesse aver esercitato un’autorità scientifica così vasta. Solo le ricerche più recenti hanno restituito consistenza storica alla figura di Trota e al ruolo delle donne nella medicina salernitana.
Allora, definirla “la prima donna medico della storia” rischia di ridurla a una semplice curiosità da manuale; la sua vera audacia sta altrove: nell’aver portato al centro del sapere medico una voce fino ad allora marginale, quella dell’esperienza femminile della salute. Possiamo solo immaginare quanta lungimiranza e quanto coraggio siano stati necessari per incrinare il silenzio dei secoli e far entrare, nel discorso della scienza, chi fino ad allora ne era rimasto escluso.







