Storia

Il David sulle Alpi svizzere

Dalla Firenze repubblicana del Rinascimento al paesaggio alpino di Klosters, il David di Michelangelo dimostra come i capolavori assumano significati nuovi in contesti storico-culturali diversi

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Replica David di Michelangelo a Klosters, Canton Grigioni.

Replica David di Michelangelo a Klosters, Canton Grigioni.

  • © Atelier Bolt
Di: Elizabeth Camozzi 

Nel paesaggio alpino grigionese di Klosters, il David di Michelangelo riappare in una forma inattesa: una replica monumentale, pressoché in scala reale, in marmo di Carrara, alta oltre 5,16 metri e dal peso superiore alle cinque tonnellate.

L’opera, visibile dal 2 luglio fino alla fine di ottobre 2026, viene installata al centro Christlisch nell’ambito del progetto culturale Scultura Viva, ideato dall’artista locale Christian Bolt, che include anche attività educative e momenti di approfondimento dedicati al rapporto tra arte, territorio e società.

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David di Michelangelo a Firenze

Michelangelo tra le Alpi

RSI Audio 30.06.2026, 17:40

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  • Natascha Fioretti

Collocata in un contesto lontano da quello originale, la scultura offre lo spunto per riflettere non solo sul capolavoro, ma anche sulla trasformazione dei significati che gli sono stati attribuiti nel corso dei secoli, a partire dalle fasi immediatamente successive alla sua realizzazione.

Quando Michelangelo iniziò il David nel 1501, Firenze attraversava una fase politica complessa: dopo la cacciata dei Medici nel 1494 e l’esperienza savonaroliana, la città era impegnata nella ridefinizione del proprio assetto repubblicano, tra tensioni interne e fragili equilibri istituzionali.

In origine l’incarico non prevedeva alcuna valenza politica: l’Opera del Duomo commissionò a Buonarroti una statua destinata a uno dei contrafforti della cattedrale di Santa Maria del Fiore. Solo dopo il completamento, nel 1504, una commissione di artisti e magistrati ritenne più opportuno collocarla nello spazio pubblico, davanti a Palazzo della Signoria, dove il suo valore artistico e simbolico potesse essere pienamente riconosciuto.

In questo nuovo contesto il David, pur mantenendo la propria identità biblica, acquisì un significato civico e repubblicano, diventando uno dei principali simboli politici della Firenze dell’epoca. In una città impegnata nella difesa della propria autonomia, il giovane che affronta un avversario immensamente più forte finì per incarnare la condizione stessa della comunità cittadina.

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A rafforzare questa lettura contribuì la scelta iconografica di Michelangelo: diversamente dalle più note interpretazioni quattrocentesche, il suo David non è rappresentato dopo la vittoria, ma nell’istante che precede il combattimento. Lo sguardo vigile, la tensione trattenuta del corpo e l’assenza di enfasi celebrativa concentrano l’attenzione sull’attimo della decisione, quando il rischio è ancora pienamente presente.

L’opera è stata dunque interpretata come allegoria del coraggio civile e della responsabilità, più che come celebrazione del trionfo.

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Per oltre tre secoli la scultura rimase nello spazio civico fiorentino. Il trasferimento alla Galleria dell’Accademia nel 1873 segnò una svolta decisiva: sottratta al contesto originario, l’opera venne consacrata quale capolavoro del Rinascimento, contribuendo alla definizione del canone artistico europeo e alla sua affermazione come icona dell’arte italiana.

La diffusione internazionale di copie ne consolidò poi ulteriormente lo status, trasformandola in una delle immagini più riconoscibili della cultura occidentale.

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In questo percorso si inserisce anche l’iniziativa di Klosters, in cui la statua non si limita a riprodurre l’originale, ma trova una nuova contestualizzazione nella sua collocazione.

Se nella Firenze del primo Cinquecento il David dialogava con il potere repubblicano come simbolo civico, nel paesaggio alpino odierno invita invece a ripensarne il significato, interrogandoci – come sostenuto dai promotori del progetto – su «quali siano i Golia del nostro tempo e come li affrontiamo» (Artribune, 1° maggio 2026). Il David diviene così non solo memoria storica, ma anche una domanda aperta sul presente.

Michelangelo, David, marmo, Galleria dell’Accademia, Firenze.

Michelangelo, David, marmo, Galleria dell’Accademia, Firenze.

  • Fabrizio Giovannozzi (AP/Keystone

Proprio in questa continua ricontestualizzazione risiede la vitalità dei grandi capolavori della storia dell’arte. Il David di Klosters non sostituisce quello di Firenze né ne riproduce il contesto originario, ma costituisce un ulteriore capitolo della sua fortuna storica e critica.

A oltre cinque secoli dalla sua realizzazione, l’opera di Michelangelo continua ad attraversare epoche e contesti diversi, mostrando come la forza delle immagini non risieda nella fissità del significato originario, ma nella capacità di rinnovarsi attraverso interpretazioni sempre nuove.

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