50 anni dal varco

Quando il San Gottardo ricucì la Svizzera

Il 26 marzo 1976 gli scavi si incontrarono nel cuore del massiccio: un momento storico che cambiò la Svizzera e segnò la nascita del traforo moderno

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Luci, telecamere e schermi televisivi tutt'attorno.

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  • RSI
Di: Elizabeth Camozzi 

C’è un momento, nella storia delle grandi opere, in cui la tecnica cessa di essere soltanto calcolo, misura, progetto. È un istante in cui l’ingegneria diventa esperienza umana, tensione emotiva, persino simbolo. Accade quando due fronti di scavo, avanzati per anni nel buio della roccia, si incontrano; quando la montagna, che fino ad allora ha resistito, si apre; quando il lavoro invisibile emerge alla luce.

Il 26 marzo 1976, nel cuore del massiccio del San Gottardo, cadde l’ultimo diaframma del cunicolo di sicurezza della nuova galleria stradale: una sottile parete di roccia che separava gli uomini del nord da quelli del sud. Dopo anni senza vedersi, guidati solo da strumenti ed esperienza, i minatori si trovarono faccia a faccia. Il punto d’incontro era a 8’268 metri dal portale di Airolo, con uno scarto minimo e una precisione che ancora oggi stupisce.

Quel giorno non fu soltanto una tappa tecnica: fu, per molti, la vera nascita del traforo del San Gottardo. Più ancora dell’inaugurazione del 5 settembre 1980, quell’istante mostrò alla Svizzera di poter superare una delle sue barriere naturali più imponenti. Non si trattava solo di attraversare una montagna, ma di ricucire un territorio.

Per comprenderne la portata occorre tornare agli anni Cinquanta, quando la Svizzera, in piena trasformazione economica e sociale, comprese che le Alpi erano non solo un’identità, ma un limite. Nel 1954 venne istituita una commissione per la pianificazione della rete stradale nazionale. Il Ticino viveva in modo particolarmente acuto l’isolamento invernale: il passo spesso chiuso e la sola galleria ferroviaria del 1882, con treni navetta per i veicoli, non bastavano. Per questo, quando nel 1960 la futura rete nazionale non incluse il San Gottardo, in Ticino crebbe il malcontento.

La svolta arrivò nel 1963 con un Gruppo di studio per valutare un traforo stradale. Il 25 giugno 1965 le Camere federali decisero ufficialmente di inserire la galleria tra Göschenen e Airolo nella rete nazionale. Da quel momento, la Svizzera non discuteva più del Gottardo: aveva deciso di attraversarlo. Tra il 1965 e il 1967 un grande concorso ingegneristico produsse sedici varianti, e nel 1968 il Consiglio federale approvò i progetti generali. L’anno successivo ci fu la scelta definitiva: una galleria bidirezionale a due corsie, affiancata da un cunicolo laterale e dotata di pozzi di ventilazione.

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I minatori del Gottardo: storia di amicizia, solitudine e aspirazioni

RSI Archivi 02.11.1970, 10:36

I lavori preparatori iniziarono nel 1968, soprattutto ad Airolo; il 5 maggio 1970 la cerimonia ufficiale avviò il cantiere, diviso in due lotti secondo criteri geologici. Sul versante ticinese sorse una vera città industriale: ferrovie interne, centrali di frantumazione e betonaggio, linee elettriche, dormitori e officine. La montagna diventava fabbrica.

Lo scavo iniziò tra il 1969 e il 1970, con metodo tradizionale a esplosivo. Ogni ciclo (perforazione, carica, detonazione, ventilazione, sgombero, consolidamento) garantiva circa tre metri di avanzamento, e parallelamente procedeva anche il cunicolo di sicurezza essenziale per ventilazione e accessi tecnici. La geologia del massiccio impose continui adattamenti: rocce compatte alternate a zone instabili, infiltrazioni d’acqua soprattutto a nord.

Il regista Villi Hermann documentò con la sua cinepresa la realtà di quel cantiere, con il suo rumore continuo, il buio denso, l’acqua che filtrava ovunque e uomini costretti a lavorare in condizioni dure, spesso pericolose. Le sue immagini rivelano che, pur con tecniche moderne rispetto al traforo per il tunnel ferroviario, malattie, infortuni e forme di sfruttamento segnarono anche lo scavo di quello autostradale.

Giunse infine anche il 26 marzo 1976, quando i suoni della roccia cambiarono, filtrò una luce e il diaframma cedette. I due gruppi si incontrarono nel cuore della montagna, con un allineamento quasi perfetto. Il 16 dicembre 1976 cadde poi anche l’ultimo diaframma della galleria principale, e il traforo diventò effettivamente continuo.

Dal 1977 al 1980 si allestirono impianti e sistemi: ventilazione, illuminazione, sicurezza, drenaggi, comunicazioni. I pozzi di ventilazione del Motto di Dentro e del Guspisbach garantirono il ricambio d’aria; il cunicolo laterale si rivelò decisivo. Il 5 settembre 1980 finalmente la galleria del San Gottardo fu inaugurata ufficialmente.

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Il San Gottardo vede la luce

RSI Archivi 26.03.1976, 10:30

  • © RSI

Con i suoi 16,9 chilometri divenne la più lunga delle Alpi, ma il suo significato andava oltre il primato: collegava finalmente nord e sud, integrando il Ticino e inserendo la Svizzera negli assi europei di transito.

E cinquant’anni dopo l’incontro di quei due fronti, la memoria torna a quel momento, quando nacque qualcosa che ancora oggi continua a definire il Paese: la capacità di superare i propri limiti, di trasformare un ostacolo in un passaggio, una divisione in un legame.
È lì, in quel varco aperto nella pietra, che si può infatti leggere ancora il senso profondo di questa storia. Una storia di precisione e di volontà, di fatica e di visione, che continua a parlare al presente.

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Gottardo – Il cantiere del secolo

Il filo della storia 08.12.2016, 22:30

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