Tre allenamenti in palestra, una corsa prima del lavoro, un’uscita in bici nel fine settimana. Lo sport amatoriale è entrato nella vita quotidiana di moltissime persone, ma spesso l’alimentazione resta indietro: si mangia di fretta, si salta un pasto, si demonizzano i carboidrati o, al contrario, si “recupera” ogni fatica con qualunque cosa capiti.
La nutrizione sportiva, però, non riguarda solo chi prepara una maratona o vive di performance. Riguarda anche chi vuole allenarsi con costanza, arrivare meno svuotato a fine giornata, recuperare meglio e ridurre il rischio di infortuni. La parola chiave è fueling: nutrire il movimento, non controllarlo in modo ossessivo.
Il corpo non ragiona come una calcolatrice
Mangiare troppo poco non aiuta ad allenarsi meglio
Chi inizia ad allenarsi per dimagrire spesso cade in un errore molto comune: aumentare l’attività fisica e tagliare drasticamente le calorie. Sulla carta sembra funzionare; nella realtà, il corpo non ragiona come una calcolatrice.
La verità è che la composizione corporea migliora più facilmente quando l’allenamento è alimentato, non quando viene affrontato sempre in riserva.
Quando l’energia introdotta è troppo bassa rispetto a quella consumata, l’organismo si adatta: cala la qualità dell’allenamento, peggiora il recupero, aumenta la stanchezza, il sonno può diventare meno efficace e il sistema immunitario più fragile.
Nella letteratura sportiva questa condizione è nota come RED-S, Relative Energy Deficiency in Sport, e non riguarda solo gli atleti professionisti o gli sport di endurance. Può comparire anche in chi si allena più volte a settimana, soprattutto se associa sport, restrizione calorica e poco recupero.
Il messaggio non è “mangiare senza misura”, ma mangiare abbastanza per sostenere ciò che si chiede al corpo.
Carboidrati: il carburante che serve davvero
Pochi macronutrienti hanno vissuto una caduta di reputazione tanto rapida quanto i carboidrati nell’ultimo decennio. Diete low-carb, chetogeniche, paleo: il messaggio implicito è che i carboidrati siano nemici della salute e della forma fisica. Per lo sportivo amatoriale, questa narrativa è non solo scorretta ma controproducente.
I carboidrati sono il substrato energetico preferenziale per qualsiasi attività ad intensità medio-alta. Il glicogeno muscolare ed epatico (le riserve di carboidrati nell’organismo) è ciò che permette di mantenere la qualità dello sforzo oltre i primi venti minuti di attività intensa. Quando queste riserve si esauriscono, la performance cala bruscamente: è il fenomeno noto tra i corridori come “muro” o “bonk“.
Le raccomandazioni attuali dell’International Society of Sports Nutrition (ISSN) e del Comitato Olimpico Internazionale indicano un fabbisogno di carboidrati che varia in funzione del volume e dell’intensità dell’allenamento: da 3–5 g per kg di peso corporeo al giorno per chi si allena un’ora al giorno a moderata intensità, fino a 6–10 g/kg per chi ha volumi più elevati. Per uno sportivo amatoriale che si allena 4–5 ore a settimana, l’intervallo realistico si colloca tra 4 e 6 g/kg – ben al di sopra di quanto molte diete di moda consentano.
Tutti i carboidrati, però, non sono uguali:
nella vita quotidiana, lontano dall’allenamento, preferire fonti integrali e a carico glicemico moderato come avena, riso e altri cereali integrali, legumi, frutta, patate dolci è una scelta sensata;
pre-allenamento, invece, carboidrati a più rapido assorbimento come frutta matura, pane bianco, riso bianco possono rivelarsi più appropriati.
Proteine, non solo muscoli: quante, quando e perché
Se i carboidrati sono il carburante, le proteine sono i mattoni. Servono a riparare il tessuto muscolare dopo lo sforzo, ma anche a sostenere sistema immunitario, enzimi e ormoni. Per chi si allena, il fabbisogno è generalmente più alto rispetto a quello di una persona sedentaria.
Le linee guida più citate indicano, per molti sportivi, un intervallo di circa 1,4–2 g di proteine per kg di peso corporeo al giorno, con valori più alti in caso di allenamenti di forza, aumento della massa muscolare o fasi di dimagrimento.
Quanto?
Il muscolo risponde meglio a stimolazioni frequenti e moderate, dunque conta anche la distribuzione nell’arco della giornata. La ricerca recente suggerisce che suddividere l’apporto proteico in 3–4 occasioni di assunzione da 25–40 grammi ciascuna ottimizza la sintesi proteica muscolare nell’arco delle 24 ore, rispetto a concentrare tutto in uno o due pasti (solitamente la cena).Quali?
La qualità proteica importa. Le proteine complete, che contengono tutti gli aminoacidi essenziali in proporzioni adeguate sono le più efficaci per la sintesi muscolare. Le migliori fonti includono uova, pesce, latticini, carne magra e, per chi segue un’alimentazione vegetale, la combinazione di legumi e cereali o il consumo di soia, seitan e derivati fermentati della soia come il tempeh.
Il punto non è trasformare ogni piatto in un calcolo, ma costruire pasti completi e ripetibili
Prima, durante o dopo: quando mangiare rispetto all’allenamento conta davvero?
La questione del timing nutrizionale, ovvero quando mangiare rispetto all’allenamento, ha generato decenni di dibattito e qualche esagerazione. Facciamo chiarezza.
Prima dell’allenamento: un pasto completo consumato 2–3 ore prima della sessione garantisce glicogeno disponibile e aminoacidi circolanti. Se si ha meno tempo (60–90 minuti) uno spuntino leggero e digeribile (frutta con yogurt, pane tostato con hummus) è preferibile all’allenamento a digiuno, soprattutto per sessioni di intensità elevata.
Durante l’allenamento: per sessioni inferiori ai 60–75 minuti, l’integrazione durante l’esercizio non è generalmente necessaria. Al di sopra di questa soglia, e in particolare per attività di endurance prolungate, l’assunzione di carboidrati durante l’attività (30–60 g/ora, fino a 90 g/ora per atleti ben allenati con miscele di glucosio e fruttosio) migliora sensibilmente la performance.
Dopo l’allenamento: la tanto discussa “finestra anabolica” è reale, ma meno urgente di quanto si credesse. La ricerca più recente indica che consumare proteine e carboidrati nelle 1–2 ore successive all’esercizio è sufficiente per ottimizzare il recupero. Non c’è bisogno di correre agli spogliatoi con uno shaker in mano. L’eccezione è chi si allena più volte al giorno o ha meno di 8 ore tra una sessione e l’altra: in quel caso la rapidità di reintegro diventa rilevante.
Idratazione: la performance comincia dal bicchiere
L’idratazione è spesso la parte più sottovalutata. Eppure anche una perdita moderata di liquidi può ridurre resistenza, forza, concentrazione e percezione dello sforzo.
La regola pratica è semplice:
arrivare all’allenamento già idratati,
bere durante se la sessione è lunga o intensa,
reintegrare dopo.
La raccomandazione pratica è bere circa 500 ml nelle due ore che precedono l’allenamento, continuare con 150–250 ml ogni 15–20 minuti durante l’attività (in funzione del calore, dell’umidità e dell’intensità), e reidratarsi dopo con circa 150% del liquido perso misurabile con la differenza di peso prima e dopo la sessione.
In genere, per allenamenti brevi o moderati l’acqua pura è sufficiente. Gli elettroliti (soprattutto il sodio, ma anche potassio, magnesio e cloro) diventano utili quando si suda molto, quando fa caldo o quando l’attività supera 60–90 minuti.
Le bevande sportive hanno senso in contesti specifici: uscite lunghe in bici, corse prolungate, gare, allenamenti con caldo e umidità. Per la seduta ordinaria di palestra o la corsa breve del mattino, spesso aggiungono più zucchero di quanto serva.
Integratori: pochi, sensati, non magici
Il mercato degli integratori promette molto. La scienza, invece, è più sobria:
La creatina monoidrato è tra gli integratori più studiati: può aiutare forza, potenza e recupero negli sforzi ripetuti ad alta intensità.
Le proteine in polvere sono comode quando non si riesce a raggiungere il fabbisogno con il cibo, ma non sono superiori agli alimenti.
La caffeina può migliorare endurance e percezione della fatica, ma va usata con attenzione perché può disturbare sonno e recupero.
La vitamina D va valutata con esami del sangue, non assunta “a sentimento”.
BCAA, booster pre-workout e miscele dai nomi aggressivi sono spesso meno utili di un buon pasto, una buona notte di sonno e una spesa fatta con criterio.
Meno mode, meno paura dei carboidrati, meno integratori inutili. Più piatti semplici, ben pensati, adatti alla propria vita reale
Alimentazione quotidiana: la base che nessuno vede
La performance non nasce solo nello spuntino pre-workout. Si costruisce nei pasti normali: quelli del martedì sera, del pranzo al lavoro, della colazione prima di accompagnare i figli a scuola.
Un’alimentazione favorevole allo sport amatoriale assomiglia molto a una buona cucina mediterranea: verdure e frutta ogni giorno, cereali e legumi, olio extravergine d’oliva, pesce, uova, latticini o alternative vegetali ben costruite, frutta secca, porzioni adeguate e piacere del cibo.
Fare sport con regolarità è già un modo di prendersi cura di sé, alimentarlo bene significa togliere rigidità e aggiungere energia.
Alimentazione e attività fisica
La consulenza 21.03.2025, 13:00
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