Un antropologo che diventa raccontastorie
Fino a qualche anno fa, Andrea Jacot Descombes non avrebbe immaginato di diventare un raccontastorie di professione. All’università studia antropologia, specializzandosi in cultura popolare, e durante il dottorato si occupa di teatro di narrazione.
La svolta arriva nel 2000: «quando ho conosciuto un raccontastorie. Mi ha davvero colpito e gli ho chiesto di insegnarmi la sua professione. Da lì ho iniziato, in maniera molto amatoriale, a raccontare storie a eventi con amici, associazioni». Negli anni successivi partecipa a spettacoli sempre più importanti, fino a quando decide insieme alla sua famiglia di trasformare questa passione in un vero e proprio lavoro.
Cosa fa un raccontastorie?
Ma cosa significa, oggi, essere un raccontastorie? Per Andrea Jacot Descombes il lavoro va ben oltre la semplice narrazione. «Raccontare storie è solo una piccola parte del mio lavoro. C’è la ricerca: crearsi un repertorio, interrogare le fonti, trovare diverse versioni di una stessa leggenda e metterle in scena. Poi c’è la scrittura dei libri, le interviste, la divulgazione. Spesso mi chiamano come esperto dell’oralità, perché parlo di un patrimonio che, prima ancora di essere scritto, era e in molti casi è ancora tramandato oralmente».
https://rsi.cue.rsi.ch/info/ticino-grigioni-e-insubria/Il-Meraviglioso-il-territorio-raccontato-dalle-leggende--3051107.html
Leggende e racconti che arrivino a tutti
Nel 2022 Andrea Jacot Descombes pubblica il suo primo libro “Cünta ti che cünti mi”, una raccolta di leggende della Svizzera italiana. «La proposta è arrivata dal mio editore. Aveva pubblicato una grande raccolta di leggende e racconti tradizionali del Ticino, ma sotto forma di testi letterari, stilisticamente belli ma spesso difficili da leggere ad alta voce. Ho voluto provare a creare un libro per bambini o per un pubblico che non avesse dimestichezza con l’italiano di alto registro. E così sono tornato all’essenza del racconto, alla sua dimensione orale».

Il cibo nelle leggende
Nelle leggende che raccoglie e racconta, Descombes riscontra che c’è un tema ricorrente: quello dell’alimentazione. Decide quindi di dedicare il suo secondo libro “Una poma al dì” interamente a questo argomento. «Soprattutto in un’epoca passata in cui il cibo non era così abbondante come oggi, la preoccupazione di poter mangiare era socialmente molto importante. Sono molti quindi i racconti e di leggende parlando della difficoltà di procurarsi il cibo e dell’importanza di non sprecarlo» spiega l’autore.
Attraverso il cibo si percepiscono i valori e le usanze dell’epoca. Alcuni alimenti, che oggi diamo quasi per scontati, nelle leggende sono raccontati come rari e quasi magici. «Un esempio è il pane bianco che era visto come qualcosa di paradisiaco o, a volte, diabolico. Era il pane dei ricchi e delle streghe.»
Un passato che sembra lontanissimo
L’entrata nell’era moderna ha allontanato la società dalle storie tradizionali «abbiamo vissuto quasi un rifiuto di tutto quello che veniva dal passato, perché si collegava a un mondo contadino ricco di difficoltà e penuria». Con i suoi racconti Andrea Jacot Descombes vuole riavvicinare le persone a un passato che a volte può sembrare lontanissimo.
Lo stupore maggiore arriva dai più piccoli «quando racconto queste leggende ai bambini loro spesso mi dicono: “ma questa qua te la sei inventata?” Oppure mi chiedono da quale lontano paese arriva. Io rispondo che arriva proprio da dietro casa loro» spiega il raccontastorie.
Guardare il nostro territorio con occhi nuovi
Per Descombes le leggende sono degli occhiali con delle lenti colorate «permettono di vedere il nostro territorio con occhi diversi e il sentimento di meraviglia che vedo mi fa capire che sono sulla strada giusta.»

I toponimi come memoria viva di un territorio
Voci del Grigioni italiano 06.02.2026, 19:07
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