In Svizzera beviamo in media due o tre tazze di caffè al giorno, superando le abitudini di consumo di italiani e francesi, lo ha confermato uno studio Deloitte.
L’effetto del caffè è reale?
Un’abitudine spesso giustificata dal desiderio di una “carica” mattutina. Scientificamente, questo effetto ha delle fondamenta: la caffeina blocca i recettori dell’adenosina, la molecola della stanchezza, e stimola la produzione di dopamina, il neurotrasmettitore del piacere.
Per chi lo consuma quotidianamente, però, la “spinta” mattutina spesso non si traduce in un effettivo miglioramento del benessere. FastCheck di RTS, ha analizzato diversi studi e intervistato Yasser Khazaal, psichiatra specializzato in dipendenze presso il CHUV (Ospedale Universitario di Losanna) per capire di più.
Come la caffeina inganna il nostro cervello
Il nostro cervello produce adenosina, una molecola che si accumula durante il giorno e si lega a specifici recettori, inviando un segnale che ci fa sentire stanchi e ci prepara al sonno. La caffeina è molto simile all’adenosina e si lega agli stessi recettori nel cervello. Però, a differenza dell’adenosina, la caffeina non attiva il segnale di stanchezza, ma blocca i recettori, impedendo all’adenosina di agire. In questo modo, il cervello rimane vigile e non percepisce la stanchezza, che viene solo mascherata e non eliminata.
Non per chi lo beve tutti i giorni
«Per chi beve regolarmente caffè, il miglioramento dell’umore consiste principalmente in un sollievo dai sintomi di astinenza, come affaticamento e irritabilità, insorti improvvisamente, piuttosto che in un reale aumento del benessere rispetto al livello di base» spiega lo psichiatra.
Il caffè, quindi, non ci rende “migliori” del normale, ma ci riporta al nostro stato di base annullando gli effetti dell’astinenza. Questa affermazione è corroborata dalla psicologa Laura Juliano, citata in un articolo del New York Times nel quale spiega che il vero “effetto positivo” è riservato principalmente a beve caffè occasionalmente. Inoltre, uno studio del 2025 pubblicato sulla rivista Scientific Reports specifica che questo effetto positivo è più pronunciato nelle due ore e mezza successive al risveglio, contribuendo a superare l’inerzia del sonno.
Un delicato equilibrio tra benessere e ansia
Essendo uno stimolante, la caffeina attiva la parte del nostro sistema nervoso responsabile della risposta “attacco o fuga”, quella che prepara il nostro corpo a reagire allo stress. Ciò si traduce in un aumento della frequenza cardiaca e della pressione sanguigna, reazioni fisiche simili a quelle dell’ansia. Yasser Khazaal spiega che questo effetto è dose-dipendente: «Diventa significativo oltre i 200 mg per dose o 400 mg al giorno», l’equivalente di circa quattro caffè espresso. Per le persone sensibili, questo può manifestarsi con nervosismo o palpitazioni. Il consumo a tarda sera può disturbare il sonno, creando un circolo vizioso in cui la stanchezza porta a bere più caffè, aumentando l’ansia.
E l’effetto antidepressivo?
Per quanto riguarda l’idea che il caffè abbia un effetto antidepressivo, le prove sono deboli. Una meta-analisi pubblicata nel 2023 sulla rivista Frontiers in Nutrition mostra una correlazione tra un elevato consumo e un minor rischio di depressione. Tuttavia, gli autori e altri esperti sottolineano che non si tratta di una relazione di causa-effetto e che il caffè non può essere considerato una cura.
Sebbene il caffè possa effettivamente contribuire al benessere, il suo effetto si riduce significativamente per chi lo consuma regolarmente. Per godere dei suoi benefici senza gli svantaggi, la maggior parte degli esperti consiglia un consumo moderato, nell’ordine di una o due tazze al giorno.

