Nelle case è ormai tempo di preparare i vasi sui balconi, o gli orti nei giardini, per la coltivazione di erbe e verdure. È questo il periodo nel quale si comprano i terricci universali: i quali, però, possono contenere microplastiche. A evidenziarlo è un’inchiesta condotta da À Bon Entendeur, il programma di RTS rivolto ai consumatori.
Ma cosa è emerso da questa indagine? I terricci presi in esame erano di 6 differenti marche, tutte vendute in Svizzera. Ebbene, solo un terriccio, quello interamente prodotto in Svizzera, è risultato completamente pulito, senza residui di plastica. In un altro campione le tracce sono risultate minime, mentre in altri 4 sono stati individuati frammenti di plastica anche potenzialmente pericolosi.

Terriccio analizzato in laboratorio
Ad aver analizzato i terricci in questione è Fanny Berset, ricercatrice di scienze dell’ambiente e dell’acqua, presso l’Università di Ginevra. “Se le plastiche sono abbastanza piccole”, osserva, “possono superare le barriere fisiologiche della pianta, finire nelle radici e quindi, per estensione, in tutte le parti della pianta e poi nei frutti e nelle verdure” che in seguito si consumeranno. Queste microplastiche, quindi, “potrebbero anche superare le nostre barriere fisiologiche: entrare nell’intestino, negli organi interni e nel nostro sangue”, sottolinea la specialista.
Dei terricci analizzati due, in particolare, sono risultati insufficienti. E uno dei due ha anche un’omologazione bio. Chiamate in causa, le aziende coinvolte parlano di materie che rispettano gli standard di certificazione, o di difficoltà tecniche nel filtrare i rifiuti verdi. Ma intanto mentre orti e vasi sui balconi si apprestano a rinascere, gli esperti parlano chiaro a chiunque coltivi erbe e verdure: la scelta del terriccio, alla luce di questi rischi, resta fondamentale.










