Gli omega-3 sono tra i nutrienti più studiati degli ultimi decenni. Questi acidi grassi polinsaturi essenziali svolgono un ruolo fondamentale nella salute cardiovascolare, nel funzionamento del cervello e nei processi infiammatori dell’organismo. Il nostro corpo, però, non è in grado di produrli autonomamente: devono quindi essere introdotti con l’alimentazione.
Dove si trovano davvero gli omega-3? E bisogna per forza pensare al salmone o ai pesci dei mari freddi e di grande taglia?

Salmone indigesto
Falò 24.02.2026, 21:20
Non tutti gli omega-3 sono uguali
Dal punto di vista nutrizionale si distinguono tre forme principali di omega-3:
ALA, acido alfa-linolenico, presente soprattutto negli alimenti vegetali;
EPA, acido eicosapentaenoico;
DHA, acido docosaesaenoico.
EPA e DHA sono le forme biologicamente più attive e si trovano principalmente nel pesce e negli organismi marini.
L’ALA, invece, deve essere convertito dall’organismo nelle forme attive, ma questa conversione è limitata, circa il 5-10%. Questo significa che, per coprire il fabbisogno di omega-3, è utile combinare diverse fonti alimentari, alternando pesce, semi, frutta secca e oli di buona qualità.
Le fonti di omega-3 nelle diete vegetali
Chi segue un’alimentazione vegetariana, o semplicemente desidera aumentare le fonti vegetali di omega-3, può contare su diversi alimenti ricchi di ALA.
Tra i più interessanti troviamo:
semi di lino;
semi di chia;
noci;
semi di canapa;
olio di colza (preferibilmente pressato a freddo).
I semi di lino e di chia, in particolare, sono tra le fonti vegetali più concentrate di omega-3 e possono contenere fino a 17-18 g per 100 g di prodotto.
Il limite, come detto, è la conversione metabolica: solo una piccola parte dell’ALA ingerito viene trasformata in EPA e DHA. Per questo motivo, nelle diete vegane si stanno diffondendo anche integratori o alimenti a base di microalghe, che contengono direttamente DHA ed EPA.
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Pesce ricco di omega-3: non solo mare, anche lago
Quando si parla di omega-3 si pensa spesso ai pesci dei mari freddi, come salmone, sgombro o aringhe, particolarmente ricchi di EPA e DHA.
Tuttavia, anche alcune specie d’acqua dolce diffuse nei laghi svizzeri possono contribuire all’apporto di questi acidi grassi. Tra le più interessanti troviamo:
trota;
salmerino alpino;
coregone (o lavarello).
Questi pesci hanno un contenuto lipidico inferiore rispetto al pesce azzurro oceanico, ma rappresentano comunque una fonte locale di omega-3 di buona qualità.
Le linee guida nutrizionali europee suggeriscono in generale 1-2 porzioni di pesce alla settimana, privilegiando quello più ricco di grassi buoni.
Dal punto di vista della sostenibilità, scegliere pesce di lago o pesce proveniente da allevamenti regionali certificati può ridurre l’impatto ambientale e favorire filiere più corte.
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Omega-3 e omega-6: perché conta l’equilibrio
Un altro aspetto spesso trascurato è il rapporto tra omega-3 e omega-6. Entrambi utilizzano gli stessi sistemi enzimatici per essere metabolizzati e un eccesso di omega-6 può ridurre l’efficacia degli omega-3.
Nella dieta occidentale questo rapporto può arrivare a 20:1, mentre sarebbe preferibile avvicinarsi a valori intorno a 3-5:1.
Ridurre il consumo di oli raffinati ricchi di omega-6 e aumentare quello di alimenti naturalmente ricchi di omega-3 è quindi una strategia nutrizionale sensata.
Come aumentare gli omega-3 con alimenti del territorio
Aumentare l’apporto di omega-3 non significa necessariamente cercare ingredienti esotici o prodotti lontani. Anche la nostra tradizione alimentare offre diverse possibilità interessanti:
- il pesce dei laghi prealpini, come trota, salmerino o coregone;
- le noci delle valli ticinesi;
- i semi di lino;
- i semi di canapa, coltivati sempre più spesso anche in Svizzera.
Integrare questi alimenti nella cucina quotidiana è un modo semplice per migliorare la qualità nutrizionale della dieta. Qualche esempio?
- un’insalata di cereali con noci;
- una trota di lago al forno;
- semi macinati aggiunti allo yogurt;
- semi di lino o di chia nel porridge;
- olio di colza pressato a freddo usato a crudo.
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In fondo, come spesso accade in nutrizione, la scelta più sana è anche quella più vicina: valorizzare gli alimenti del territorio, variare le fonti e privilegiare ingredienti semplici e poco trasformati.
