Salute

Smettere di mangiare carne: cosa succede al tuo corpo?

Gonfiore, energia, possibili carenze e falsi miti: la nutrizionista Camille Ansaldi spiega il passaggio a una dieta vegetale

  • 49 minuti fa
Tempeh, cavolo rosso, mela e barbabietola con maionese vegetale

Tempeh, cavolo rosso, mela e barbabietola con maionese vegetale

  • Alessia Rauseo
Di: Elodie Luvenga 

Sempre più persone scelgono di ridurre o eliminare i prodotti animali dalla propria dieta, per ragioni che variano dall’etica all’ambiente, dalla salute alla semplice curiosità. Ma smettere di mangiare carne non significa solo cambiare cosa si mette nel piatto. Significa anche dare al corpo il tempo di adattarsi a nuove fonti di energia, fibre e nutrienti.

Nei primi giorni possono comparire gonfiore, cambiamenti intestinali, stanchezza o irritabilità, ma anche una sensazione di maggiore leggerezza e un’energia più stabile. Per capire cosa succede davvero quando si eliminano carne e prodotti animali, abbiamo chiesto a Camille Ansaldi, biologa nutrizionista specializzata in Nutrizione e integrazione sportiva, di guidarci tra effetti reali, falsi miti e nutrienti da non trascurare.

Il corpo impiega qualche settimana ad adattarsi. I disagi iniziali non sempre si presentano e non sono necessariamente un segnale che la dieta fa male, ma è importante capirne l’origine.

Camille Ansaldi, biologa nutrizionista

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Vegetale è meglio

Il Quotidiano 06.05.2026, 19:00

Gonfiore, stanchezza, irritabilità: i disagi iniziali sono normali

I primi cambiamenti possono arrivare già nei primi giorni. Ansaldi distingue tra ciò che può migliorare e ciò che può invece creare qualche disagio, soprattutto se il passaggio a una dieta vegetale avviene in modo improvviso.

Tra gli effetti positivi più comuni:

  • energia più stabile durante la giornata;

  • digestione più attiva;

  • sensazione di leggerezza.

Tra i disagi possibili, invece, il quadro è più articolato, e più comune di quanto si pensi:

  • gonfiore addominale e gas intestinale (dovuti all’aumento improvviso di fibre fermentabili);

  • stanchezza passeggera (spesso legata a un calo involontario delle calorie assunte, oppure a carenze nutrizionali - ferro e vitamina B12 in particolare - soprattutto quando il cambiamento avviene senza il supporto di un professionista;

  • mal di testa;

  • irritabilità;

  • cambiamenti nel transito intestinale.

Per quanto riguarda mal di testa e irritabilità, Ansaldi spiega: «Succede soprattutto a chi in precedenza seguiva una dieta ricca di zuccheri e carne. Si tratta di un periodo di adattamento del microbiota, che dura in genere pochi giorni

Perché gonfiore e gas sono i sintomi più comuni?

Il gonfiore è spesso legato all’aumento improvviso di fibre fermentabili, presenti per esempio in legumi, cipolle e cavoli. Sono fibre utili, ma se il microbiota non è abituato possono aumentare la produzione di gas.

Anche il transito intestinale, dunque, tende a cambiare e il corpo impiega qualche settimana ad adattarsi, ma come suggerisce la biologa nutrizionista: «È importante non trarre conclusioni affrettate nelle prime settimane.»

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  • Carlotta Moccetti

Ferro, vitamina B12 e omega-3: cosa controllare davvero

Una delle domande più frequenti che Ansaldi riceve dai suoi pazienti riguarda le possibili carenze. In questo caso, è importante distinguere quali sono le preoccupazioni fondate e le convinzioni non supportate dalla scienza.

Quando si passa a un’alimentazione vegetale, non tutti i nutrienti richiedono la stessa attenzione. Secondo Ansaldi, quelli da tenere d’occhio sono soprattutto quattro.

Ferro

Il rischio di carenza esiste, ma non è automatico. Dipende dalla dieta di partenza, dagli abbinamenti e dai livelli individuali.

Un accorgimento semplice: abbinare vitamina C e legumi, per esempio aggiungendo succo di limone, può aiutare l’assorbimento del ferro vegetale in una versione 2-3 volte più facile da assorbire per il nostro corpo.

Vitamina B12: il punto più importante

La vitamina B12 non è presente negli alimenti vegetali in quantità affidabili e va integrata con supplementi solitamente tramite gocce o pastiglie effervescenti.
Su questo aspetto, spiega Ansaldi, non ci sono margini di flessibilità: una carenza prolungata può avere conseguenze serie.

Omega-3

Si possono trovare in alghe, noci e semi, ma l’equilibrio complessivo della dieta resta determinante.

Zinco, iodio e calcio

Richiedono attenzione, ma possono essere coperti con alimenti come verdure a foglia verde, tofu, sale iodato, alghe e bevande vegetali fortificate.

Tre falsi miti sulla dieta vegetale: risponde l’esperta

“Le proteine vegetali sono incomplete”
Non proprio. Unendo cereali e legumi nell’arco della giornata si possono assumere tutti gli aminoacidi essenziali.

Chi segue una dieta vegetale deve sempre integrare il ferro”
Non necessariamente. Dipende dai livelli di partenza, dagli esami del sangue e da come è costruita la dieta.

“La soia fa male agli ormoni”
Le prove scientifiche attuali non supportano questa teoria, precisa la biologa nutrizionista Ansaldi.

Meglio una transizione graduale o netta?

Non esiste una risposta valida per tutti. «Dipende dalla persona», dice Ansaldi.
Un passaggio graduale ha alcuni vantaggi pratici:

  • il microbiota si adatta più facilmente;

  • si impara a costruire pasti equilibrati;

  • si riduce il rischio di carenze precoci;

  • si ha tempo per scoprire nuovi ingredienti (come tofu e tempeh) e imparare a cucinarli secondo il proprio gusto.

Un cambiamento più netto può funzionare per chi mangiava già molti alimenti vegetali, o per chi ha il supporto di un professionista che struttura il percorso dall’inizio.

La dieta fai da te non è mai una buona idea, indipendentemente dalla direzione in cui si va. Per fare un cambiamento alimentare significativo in modo sicuro, è utile farsi seguire da un professionista.

Camille Ansaldi, biologa nutrizionista

Il punto non è l’ideologia, ma la sicurezza. Alcune carenze possono passare inosservate finché non si manifestano con stanchezza o altri sintomi. Per questo, quando si cambia alimentazione in modo significativo, è utile farsi seguire da una persona competente.

Smettere di mangiare carne e prodotti animali può essere una scelta sostenibile e compatibile con la salute, ma richiede consapevolezza. Il corpo ha bisogno di tempo per adattarsi, e alcuni nutrienti — in particolare la vitamina B12 — non possono essere ignorati.

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