Con la stagione fredda, torna “di moda” la vitamina C. Molti pensano che assumerla quotidianamente, anche sotto forma di integratore, possa proteggere da raffreddore o influenza. Ma perché questa credenza è così diffusa e cosa ci dice la scienza sugli effetti reali di questa vitamina?
È vero che la spremuta va bevuta subito per non perdere le vitamine?
RSI Food 23.01.2026, 14:45
Perché è importante
La vitamina C, o acido ascorbico, è un micronutriente essenziale, infatti, il nostro organismo non è in grado di produrla autonomamente e va quindi assunta attraverso l’alimentazione. È fondamentale per la sintesi del collagene — indispensabile per la salute di pelle, ossa e tessuti connettivi — la protezione antiossidante delle cellule e anche l’assorbimento del ferro di origine vegetale. Si tratta quindi di un micronutriente necessario per il corretto funzionamento dell’organismo.
Dove si trova
La vitamina C è abbondantemente presente in molti alimenti di origine vegetale. Agrumi, kiwi e fragole ne sono fonti ben note, ma anche peperoni, broccoli, cavoli, pomodori e cavolini di Bruxelles ne contengono quantità significative. Persino le patate, spesso sottovalutate, contribuiscono all’apporto quotidiano.
La Società Svizzera di Nutrizione raccomanda una dose giornaliera di vitamina C di 110 mg per gli uomini e 95 mg per le donne. Gravidanza, allattamento, stress, fumo e infezioni ne aumentano il fabbisogno.
Un’arancia contiene in media tra i 70 e i 90 mg di Vitamina C.
Serve integrarla?
In una dieta varia ed equilibrata, il fabbisogno giornaliero di vitamina C viene generalmente coperto senza difficoltà, rendendo superfluo il ricorso agli integratori.
In Svizzera l’apporto medio di vitamina C in tutte le categorie di età è tra il 94 e il 128 % della raccomandazione.
USAV
Inoltre, frutta e verdura forniscono fibre, fitocomposti e una complessità nutrizionale che non sono replicabili con un integratore.
Perché crediamo così tanto nel potere della vitamina C?
La fama della vitamina C come rimedio contro i malanni stagionali affonda le sue radici nel Novecento, anche grazie alle teorie sostenute da Linus Pauling, chimico e doppio premio Nobel, che promosse l’uso di grosse dosi vitaminiche come strumento di prevenzione e cura di numerose malattie. Idee che, col tempo, hanno alimentato un mercato fiorente e convinzioni difficili da sradicare.
In passato, la carenza grave di vitamina C causava lo scorbuto nei marinai durante le lunghe traversate oceaniche prive di frutta e verdura fresca. Sanguinamento delle gengive, debolezza e difficoltà di cicatrizzazione erano sintomi comuni e spesso fatali.
Cosa dicono gli studi più recenti
Le grandi revisioni di studi clinici più recenti mostrano che l’assunzione regolare di vitamina C non previene in modo significativo i malanni stagionali nella popolazione generale*. Mostrano, però, che se assunta regolarmente prima dell’insorgenza dei sintomi, la vitamina C può ridurre leggermente la durata della malattia— in media dell’8% negli adulti e fino al 14% nei bambini — e attenuarne i sintomi.
*Per alcune categorie, sottoposte a stress fisici estremi, come atleti impegnati in allenamenti intensi o persone esposte a freddo intenso, è stata osservata una riduzione dell’incidenza dei raffreddori.
Troppa vitamina C
La carenza grave di vitamina C oggi è rara nei Paesi occidentali, esiste invece il rischio opposto di sovradosaggio, possibile quasi esclusivamente attraverso gli integratori. La vitamina C in eccesso viene in gran parte eliminata con le urine, ma dosi elevate possono comunque causare disturbi gastrointestinali, mal di testa, vertigini e bruciore di stomaco aumentare il rischio di calcoli renali e, in alcuni casi, avere effetti pro-ossidanti.
Abc delle vitamine
RSI New Articles 05.05.2021, 09:45
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