Compleanni, feste di paese, e ritrovi tra amici in estate sono caratterizzati per lo più dall’attività della griglia, dove spesso si crea una divisione dei compiti apparentemente spontanea: gli uomini si occupano della brace e le donne di insalate e contorni.
Ma perché avviene questa separazione? Ed è davvero naturale come sembra?
Barbecue e mondo maschile: il tocco del marketing degli anni ‘50
Molti pensano che la preparazione della carne sia compito dell’uomo da tempi preistorici. Gli studi mostrano invece che questa connessione è frutto di operazioni di marketing molto più recenti.
Nel dopoguerra si aprì un periodo di consumismo e abbondanza che, da un lato, rese la carne più accessibile alla classe media e, dall’altro, spinse le aziende a investire capitali sempre maggiori nel marketing. Poiché le donne erano spesso confinate al ruolo di cuoche domestiche, i pubblicitari riconobbero un grande potenziale nel promuovere la griglia come attività tipicamente maschile e come mezzo per affermare la propria virilità.
Venne creata una simbologia del grill come qualcosa di maschile e avventuroso, che richiede degli utensili speciali come pinze, carbone, fuoco e coltelli affilati.
Gli uomini mangiano più carne: ma è biologia o cultura?
I dati e gli studi scientifici confermano che gli uomini consumano più carne delle donne, specialmente la carne rossa e gli insaccati. Le donne invece tendono ad avere una preferenza orientata verso cereali, latticini, frutta e verdura.
È interessante notare che questo divario aumenta nei paesi che registrano una maggiore parità di genere. Un fenomeno che gli studiosi definiscono “paradosso della parità“: più una società è egualitaria, più le differenze alimentari tra uomini e donne diventano marcate.
Un pattern simile emerge anche per il livello d’istruzione, più quest’ultimo è alto, più il consumo di carne è basso.
La University of California (Rosenfeld, 2021) ha pubblicato uno studio secondo il quale la conformità ai ruoli di genere può essere un indicatore per prevedere il consumo di carne di una persona. Più una persona aderisce a ruoli di genere tradizionali, più è probabile che le sue scelte alimentari riflettano questi stereotipi.
Il contesto svizzero
La Svizzera è un territorio economico privilegiato, dove spesso le scelte di consumo non dipendono da necessità primarie ma piuttosto da valori e preferenze personali e culturali: per questo è un caso molto interessante da osservare.
Agroscope, il centro federale svizzero di ricerca agronomica, ha analizzato le abitudini alimentari in Svizzera tra il 1990 e il 2017. Lo studio rivela che gli uomini hanno una preferenza significativa per la carne rossa e processata rispetto alle donne. Quello che colpisce è che queste differenze non si sono ridotte nel tempo, nonostante i progressi verso la parità di genere registrati negli ultimi decenni.
Il cibo, anche in Svizzera, sembra seguire tempi propri, più lenti dei cambiamenti sociali che avvengono in altri ambiti della vita.
Carne, mascolinità e aspettative sociali
I dati rispecchiano quello che numerosi studi hanno mostrato: la carne rossa è percepita come un simbolo di mascolinità, forza, autonomia e virilità, mentre le verdure come femminilità, leggerezza e cura.
È importante sottolineare che queste non sono leggi della natura, ma preferenze che si sviluppano all’interno di un contesto ampio dove ogni individuo esiste in concomitanza di aspettative sociali e culturali. Gli studi mostrano infatti che gli uomini sono meno disposti a rinunciare alla carne adottando una dieta vegetale, specialmente tra chi si identifica maggiormente con dei ruoli di genere tradizionali.
La grigliata si inserisce in questo contesto in modo naturale: è uno dei momenti in cui il consumo di carne diventa più visibile e ritualizzato, e dove le dinamiche di genere tendono a manifestarsi in modo particolarmente esplicito. L’atto di cucinare diventa un’attività virile, avventurosa ed eccezionale, mentre invece per le donne si tratta di un’attività quotidiana, ordinaria e soprattutto femminile. Non è un’eccezione alla regola, ne è forse l’espressione più riconoscibile.

Cose che ai maschi nessuno dice
Cristalli 10.03.2025, 15:30
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Esistono veramente cibi da uomini e cibi da donne?
L’idea che alcuni alimenti appartengano a un genere più che all’altro non riguarda solo le grigliate: la carne rossa, i cibi fritti, le porzioni abbondanti e i sapori intensi tendono ad essere percepiti culturalmente come maschili, mentre le insalate, i cibi leggeri, le verdure, i latticini, i dolci e tutto ciò che viene associato alla cura del corpo come femminili.
Non sono associazioni neutrali e possono anche essere il frutto di giudizio esterno. Un uomo che rinuncia alla carne in un contesto sociale può ritrovarsi a dover giustificare la sua scelta (Mycek, 2018), cosa che una donna raramente si troverà a dover fare. Questo potrebbe spiegare perché certe scelte alimentari vengono preferite ad altre (Rozin et al., 2012).
Osservando situazioni quotidiane emerge però come queste dinamiche non siano mai del tutto fisse. Le abitudini cambiano nel tempo e variano a seconda delle generazioni, dei contesti sociali e delle sensibilità individuali. Più che stabilire chi debba occuparsi della carne sul fuoco, questo tema invita forse a interrogarsi su come e perché attribuiamo significati culturali al cibo, alla cucina e ai gesti che li accompagnano.
Il barbecue non è un’attività maschile per natura. La griglia, il fuoco o la cucina all’aperto non possiedono un significato intrinseco: è il contesto culturale ad averli progressivamente associati a determinati ruoli di genere.
Fonti
Differenze di genere nel consumo di carne e nell’apertura al vegetarianismo
Il divario di genere nei comportamenti sta diminuendo? Dati relativi al consumo alimentare nelle famiglie svizzere composte da una sola persona
Pasti senza carne e mascolinità: come gli uomini veg* spiegano la loro alimentazione a base vegetale
La carne è maschile? Un quadro metodologico quantitativo e multimodale per stabilire relazioni metaforiche.

