In anni come i nostri c’è una conversazione che torna spesso: quella del bisogno crescente di avere luoghi di incontro, intimi e familiari, in cui ci si possa conoscere e riconoscere. Possono essere bar, botteghe o locali: spazi semplici e senza pretese, che privilegiano la spontaneità.
Abbiamo parlato con alcuni di quelli che in Ticino, anche se per motivi diversi, stanno portando avanti attività del genere, e che per loro natura stanno diventando punti di aggregazione.
Bellini Bar, il “baretto di quartiere”
Nel mondo della ristorazione è comune che nuovi locali nascano cavalcando le tendenze, sacrificando però il senso di appartenenza o rivolgendosi solo a un certo tipo di pubblici o ambienti selezionati.
Ci sono però realtà differenti: a Mendrisio Virginia Agostinetti ha inaugurato quasi tre mesi fa il Bellini Bar, che si presenta proprio come il “nuovo baretto di quartiere”, nato con l’ambizione di essere inclusivo, aperto a tutta la popolazione e improntato sull’autenticità.
L'interno del Bellini Bar
La titolare racconta come prima del Covid Mendrisio fosse più viva: «Dieci anni fa c’era un bel movimento, i bar erano pieni e funzionavano bene». Poi la pandemia ha colpito il settore causando la chiusura di bar storici: «Questa situazione ha lasciato un vuoto e abbiamo sentito la mancanza di un posto piacevole in cui passare il tempo, che magari fosse anche particolare e bello». Un’altra conseguenza del Covid, conferma Virginia, è stata la perdita della spontaneità:
Si esce meno senza avere un programma: bisogna sempre prenotare o organizzare.
Così, dopo una pausa lavorativa dovuta alla maternità, Agostinetti decide di dare forma a un’idea che coltiva da anni e apre qualcosa di suo. Per lei un bar di quartiere è «Uno spazio di aggregazione, che faccia sentire la gente a casa e che sia al servizio della comunità». Non si tratta solo di un luogo dove consumare, ma di un «posto ibrido, in cui la popolazione è coinvolta anche proprio in quello che è la creazione e l’animazione dello spazio». Molte delle persone che conosceva l’hanno infatti aiutata a costruirlo, sentendosi così ancora più coinvolte. Inoltre, al Bar possono essere proposti eventi, workshop e altre attività da persone esterne.
Virginia era consapevole del bisogno reale di un posto del genere, infatti non si è fatta influenzare da chi le diceva che sarebbe stata un’idea azzardata. E la prova di questa necessità si è manifestata nell’alta frequentazione del bar, con un pubblico vario che spazia dalle famiglie, ai giovani e ai più anziani.
La bottega di Sorengo, come una volta
Un luogo che crea comunità non si limita ai bar, ma può prendere forma anche in una bottega o in una gastronomia. A Sorengo, Antonio Di Vito e sua moglie Eva Baltini hanno rilevato da circa un anno La bottega di Sorengo, un’attività che esiste già dai primi del Novecento e che ha visto diverse gestioni succedersi. La Bottega è un piccolo negozio che offre sia la vendita di prodotti alimentari sia di piatti pronti preparati da Antonio stesso, richiamando proprio quei negozietti di paese che oggi siamo sempre meno abituati a vedere. «Mia moglie ed io sentivamo la necessità di tornare indietro, aprire un negozio come una volta: siamo tornati a tenere il classico libretto in cui i clienti possono segnare i loro acquisti e pagare in un secondo momento».
Nonostante l’aspetto romantico, la gestione di un piccolo negozio comporta delle sfide: «Essendo un piccolo negozio bisogna fare i conti con la grande distribuzione e la guerra dei prezzi». Tuttavia, Di Vito si dichiara soddisfatto della sua attività, raccontando che, nonostante le difficoltà, «la gente contenta ritorna».
Antonio di Vito ed Eva Baltina
E in questo ritorno si costruisce la comunità: «Si crea un rapporto di amicizia oltre al lavoro» e il «passaparola è la cosa migliore che che sta funzionando». Si forma così un tessuto sociale dove si conoscono e si supportano a vicenda, come quando Di Vito porta i pasti a casa delle signore anziane che non possono permettersi di uscire di casa.
Bottega Caina, gastronomia conviviale
E a proposito di gastronomie, anche a Viganello ce n’è una appena nata: Davide Prati, già fondatore della Cantina Caina, ha aperto Bottega Caina, una gastronomia take away con salumi, formaggi e preparazioni del territorio, insieme a una selezione di vini e birre locali. E in questo luogo non ci si passa soltanto per prendere e portare via il cibo, ma anche per fermarsi, bere qualcosa, gustarsi un tagliere con prodotti a chilometro zero e scambiare qualche chiacchiera.
Vite in fermento
RSI Racconti di Vite 22.04.2026, 09:10
Insomma, da queste nuove aperture, che non sono le uniche sul territorio, emerge la necessità di luoghi che non invecchiano, ma che rimangono nel tempo e che permettono alla gente di passare del tempo insieme, creare comunità, e dare valore ai prodotti locali e alle piccole attività.



