Curiosità e trend

Il ritorno dei bar di quartiere e delle botteghe di paese

Dalla necessità di trovare aggregazione e semplicità, in Ticino nascono luoghi dove ritrovare autenticità e senso di comunità

  • 34 minuti fa
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Di: Emma Berger 

In anni come i nostri c’è una conversazione che torna spesso: quella del bisogno crescente di avere luoghi di incontro, intimi e familiari, in cui ci si possa conoscere e riconoscere. Possono essere bar, botteghe o locali: spazi semplici e senza pretese, che privilegiano la spontaneità.

Abbiamo parlato con alcuni di quelli che in Ticino, anche se per motivi diversi, stanno portando avanti attività del genere, e che per loro natura stanno diventando punti di aggregazione.

Bellini Bar, il “baretto di quartiere”

Nel mondo della ristorazione è comune che nuovi locali nascano cavalcando le tendenze, sacrificando però il senso di appartenenza o rivolgendosi solo a un certo tipo di pubblici o ambienti selezionati.
Ci sono però realtà differenti: a Mendrisio Virginia Agostinetti ha inaugurato quasi tre mesi fa il Bellini Bar, che si presenta proprio come il “nuovo baretto di quartiere”, nato con l’ambizione di essere inclusivo, aperto a tutta la popolazione e improntato sull’autenticità.

L'interno del Bellini Bar

L'interno del Bellini Bar

  • Virginia Ambrosetti

La titolare racconta come prima del Covid Mendrisio fosse più viva: «Dieci anni fa c’era un bel movimento, i bar erano pieni e funzionavano bene». Poi la pandemia ha colpito il settore causando la chiusura di bar storici: «Questa situazione ha lasciato un vuoto e abbiamo sentito la mancanza di un posto piacevole in cui passare il tempo, che magari fosse anche particolare e bello». Un’altra conseguenza del Covid, conferma Virginia, è stata la perdita della spontaneità:

Si esce meno senza avere un programma: bisogna sempre prenotare o organizzare.

Così, dopo una pausa lavorativa dovuta alla maternità, Agostinetti decide di dare forma a un’idea che coltiva da anni e apre qualcosa di suo. Per lei un bar di quartiere è «Uno spazio di aggregazione, che faccia sentire la gente a casa e che sia al servizio della comunità». Non si tratta solo di un luogo dove consumare, ma di un «posto ibrido, in cui la popolazione è coinvolta anche proprio in quello che è la creazione e l’animazione dello spazio». Molte delle persone che conosceva l’hanno infatti aiutata a costruirlo, sentendosi così ancora più coinvolte. Inoltre, al Bar possono essere proposti eventi, workshop e altre attività da persone esterne. 

Virginia era consapevole del bisogno reale di un posto del genere, infatti non si è fatta influenzare da chi le diceva che sarebbe stata un’idea azzardata. E la prova di questa necessità si è manifestata nell’alta frequentazione del bar, con un pubblico vario che spazia dalle famiglie, ai giovani e ai più anziani.

La bottega di Sorengo, come una volta

Un luogo che crea comunità non si limita ai bar, ma può prendere forma anche in una bottega o in una gastronomia. A Sorengo, Antonio Di Vito e sua moglie Eva Baltini hanno rilevato da circa un anno La bottega di Sorengo, un’attività che esiste già dai primi del Novecento e che ha visto diverse gestioni succedersi. La Bottega è un piccolo negozio che offre sia la vendita di prodotti alimentari sia di piatti pronti preparati da Antonio stesso, richiamando proprio quei negozietti di paese che oggi siamo sempre meno abituati a vedere. «Mia moglie ed io sentivamo la necessità di tornare indietro, aprire un negozio come una volta: siamo tornati a tenere il classico libretto in cui i clienti possono segnare i loro acquisti e pagare in un secondo momento».

Nonostante l’aspetto romantico, la gestione di un piccolo negozio comporta delle sfide: «Essendo un piccolo negozio bisogna fare i conti con la grande distribuzione e la guerra dei prezzi». Tuttavia, Di Vito si dichiara soddisfatto della sua attività, raccontando che, nonostante le difficoltà, «la gente contenta ritorna».

Antonio di Vito ed Eva Baltina

Antonio di Vito ed Eva Baltina

  • Antonio di Vito

E in questo ritorno si costruisce la comunità: «Si crea un rapporto di amicizia oltre al lavoro» e il «passaparola è la cosa migliore che che sta funzionando». Si forma così un tessuto sociale dove si conoscono e si supportano a vicenda, come quando Di Vito porta i pasti a casa delle signore anziane che non possono permettersi di uscire di casa.

Bottega Caina, gastronomia conviviale

E a proposito di gastronomie, anche a Viganello ce n’è una appena nata: Davide Prati, già fondatore della Cantina Caina, ha aperto Bottega Caina, una gastronomia take away con salumi, formaggi e preparazioni del territorio, insieme a una selezione di vini e birre locali. E in questo luogo non ci si passa soltanto per prendere e portare via il cibo, ma anche per fermarsi, bere qualcosa, gustarsi un tagliere con prodotti a chilometro zero e scambiare qualche chiacchiera.

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Vite in fermento

RSI Racconti di Vite 22.04.2026, 09:10

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  • Casa Svizzera - Alice Pedrazzini e Fabrizio Casati

Insomma, da queste nuove aperture, che non sono le uniche sul territorio, emerge la necessità di luoghi che non invecchiano, ma che rimangono nel tempo e che permettono alla gente di passare del tempo insieme, creare comunità, e dare valore ai prodotti locali e alle piccole attività.

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