Lavorare la terra ha un potenziale terapeutico e si rivela uno strumento efficace per reintegrare persone a rischio di esclusione sociale e professionale. Nella Svizzera italiana, le imprese sociali che seguono questa direzione sono numerose e in crescita.
Curare cura di Caritas
A marzo è stato inaugurato il progetto “Curare cura”, lanciato da Caritas Ticino insieme a Enaip, agenzia formativa del Piemonte: rivolgendosi a persone in situazioni di fragilità, si propone di offrire percorsi di inclusione sociale e lavorativa attraverso l’agricoltura.
È un modo per ritrovare un ritmo, una condizione di utilità per sé e per gli altri
Stefano Frisoli, direttore di Caritas Ticino
Con questo progetto Caritas vuole da un lato ottenere l’inclusione sociale e il reinserimento professionale dei beneficiari, in un momento in cui il settore affronta difficoltà sia per il numero di persone che necessitano di aiuto sia per la loro ricollocazione nel mercato del lavoro, e dall’altro, valorizzare i prodotti agricoli del territorio.
Questi prodotti, una volta raccolti, saranno destinati non solo a chi desidera acquistarli, ma anche alle realtà che faticano ad approvvigionarsi in modo lineare come i negozi di prossimità, le imprese sociali che si occupano di ristorazione e le mense scolastiche.

Un progetto di agricoltura sociale, fra Ticino e Piemonte
Il Quotidiano 26.03.2026, 19:00
Il progetto “Curare cura”, con i suoi dodici partner tra pubblici e privati, avrà una durata di 30 mesi e si propone di costruire modelli replicabili e un “vademecum” di buone prassi per l’agricoltura sociale in Europa.
La Fondazione Diamante e il Polo Agricolo
In Ticino, l’agricoltura sociale trova espressione in diverse realtà consolidate, tra cui la Fondazione Diamante, che nel 2018 ha creato il Polo Agricolo, sul Piano di Magadino, che ospita una trentina di collaboratori a beneficio di una rendita AI, accompagnati da cinque operatori sociali e cinque operatori tecnici.
Lì vengono svolte coltivazione, allevamento, vendita diretta e altri lavori tipici di un’azienda agricola, così che gli utenti possono apprendere nuove abilità, rafforzare la propria autostima e sperimentare il valore del lavoro di squadra. Un’impresa sociale che, attraverso la sua produzione, genera sia benefici economici sia relazionali.
Il lavoro deve essere per ogni persona una fonte di riconoscimento, senso di appartenenza e valorizzazione.
Giovanna Schmid, Ex responsabile Polo Agricolo

Vite speciali
Falò 05.07.2018, 21:05
La Fondazione Orchidea
Un altro esempio virtuoso è la Fondazione Orchidea, un’azienda biologica che ha lo scopo di promuovere l’integrazione sociale e professionale di persone escluse dal mercato del lavoro, attraverso lavori agricoli che permettono di coniugare sostenibilità e responsabilità sociale.
Abbiamo avuto modo di approfondire il loro lavoro in un’intervista a Aris Guidotti, orticoltore che lavora per la Fondazione, dove è emersa chiaramente la valorizzazione della biodiversità, sia a livello di specie, sia di persone.
Da Orchidea cerchiamo sempre di mirare sulla lealtà, onestà, rispetto e l’ordine. È un posto speciale pieno di allegria e risate, che mi ha praticamente cresciuto, siccome sono li da 9 anni. È diventata la mia famiglia.
Cyrill Bucher, utente all’Orchidea
https://rsi.cue.rsi.ch/food/extra/ritratti-e-storie/Aris-Guidotti-e-la-Fondazione-Orchidea--2070081.html
Associazione l’Orto
Nel contesto dell’agricoltura sociale, l’associazione L’Orto, attiva dal 2000, oltre a offrire percorsi di inclusione socio-professionale attraverso il lavoro agricolo, amplia il proprio raggio d’azione impegnandosi attivamente nella formazione di base per adulti, fornendo competenze in vari settori, e nella tutela ambientale, con un progetto dedicato alla lotta contro le piante neofite.
Anche in questo caso, l’agricoltura si rivela uno strumento versatile per il benessere sociale e ambientale, con un modello integrato che unisce produzione orticola, vendita diretta, formazione e cura del territorio.
