In questo periodo dell’anno, tra la fine della stagione delle fragole coltivate in terra e l’arrivo pieno dei lamponi, le bacche ticinesi raccontano bene cosa significa mangiare locale: scegliere un prodotto buono perché raccolto al momento giusto, ma anche fragile, deperibile e legato a una finestra breve di stagionalità. A raccontarci questi prodotti della terra ticinese è Sevenja Krauss, giovane agricoltrice che a Sant’Antonino, sul Piano di Magadino, lavora nell’azienda ortofrutticola di famiglia.
Sevenja Krauss è cresciuta tra i campi dell’azienda ortofrutticola di famiglia, ma il suo percorso non era scritto dall’inizio. Dopo un apprendistato nel mondo assicurativo e l’idea di diventare maestra d’asilo, ha iniziato ad aiutare sempre di più in azienda, fino a scegliere di restare. Oggi si definisce il “jolly” della situazione: segue il lavoro in campo, il magazzino, la raccolta, la gestione quotidiana e quella parte d’ufficio che, anche in agricoltura, è diventata indispensabile. Un mestiere duro, fatto di stagioni brevi, schiene piegate e giornate imprevedibili, ma che per lei è diventato «amore a seconda vista»: una passione concreta, cresciuta giorno dopo giorno tra fragole, lamponi e il lavoro della terra.
Fragole e lamponi: simili solo in apparenza
Fragole e lamponi vengono spesso messi insieme sotto la parola “bacche”, ma per chi li coltiva sono due mondi diversi. Sevenja Krauss racconta che la differenza comincia già dal campo. Una fragola coltivata in terra si prepara molto prima di arrivare nel cestino: «Noi piantiamo a luglio per raccogliere ad aprile dell’anno dopo». I lamponi, invece, seguono un altro calendario: «Vengono piantati a gennaio e vengono raccolti adesso».
Cambia anche il gesto della raccolta. «Il lampone lo raccogli direttamente come frutto, invece la fragola la strappi: è un altro lavoro». Le fragole si raccolgono seduti a terra, mentre i lamponi, essendo più alti, si raccolgono in piedi, ad altezza busto.
Lo sapevi? La fragola non è davvero un frutto Quella che chiamiamo fragola — la parte rossa, dolce e carnosa — botanicamente non è il vero frutto della pianta, ma un ricettacolo ingrossato. I veri frutti sono i piccoli puntini sulla superficie: si chiamano acheni e al loro interno custodiscono i semi.
La stagionalità: il momento giusto per la raccolta non si improvvisa
La fragilità è il tratto comune. «Sia il lampone che la fragola sono estremamente delicate», dice l’agricoltrice. Non è solo una questione di trasporto o conservazione: la delicatezza comincia già nel momento in cui bisogna decidere se raccogliere oppure aspettare. Ma la finestra è breve. Se si raccoglie troppo presto, il frutto resta acerbo e senza gusto. Se si aspetta troppo, si rovina. «Se il frutto, che sia la fragola o il lampone, non è raccolto al momento giusto, marcisce nel campo. Se invece lo raccogli troppo presto, non ha gusto e risulta acerbo».
Per capire se una fragola o un lampone sono maturi, il primo segnale è il colore. La fragola passa dal verde al bianco, poi al rosso. Il lampone cambia tonalità, da biancastro a rosa, fino al rosso pieno.
La stagionalità delle bacche non è una linea fissa e uguale ogni anno. Dipende dal clima, dalla varietà, dal tipo di coltivazione e dall’andamento della stagione. Quest’anno, per esempio, siamo in anticipo di quasi due settimane.
A fine giugno, la fragola coltivata in terra è verso la fine della sua stagione, salvo varietà rifiorenti, cioè capaci di continuare a fare fiori e frutti più a lungo. I lamponi, invece, sono entrati da poche settimane nel loro momento. L’azienda coltiva anche fragole fuori suolo rifiorenti, che possono arrivare fino a fine settembre, permettendo al consumatore di trovare fragole per un periodo più ampio.
La durata limitata di un prodotto lo rende ancora più prezioso: se c’è, per quei due mesi lo apprezzi e poi arriva qualcosa di nuovo.

La Festa delle Fragole compie 70 anni
Il Quotidiano 17.05.2026, 19:00
Perché la filiera corta cambia il gusto
Fragole e lamponi sono frutti che soffrono il tempo e il viaggio. Per questo la filiera corta, nel loro caso, non è solo una scelta territoriale o identitaria: incide direttamente sul gusto. Come spiega Sevenja Krauss, il punto è semplice: «La fragola non continua a maturare come altri frutti o altre verdure. Se raccolta acerba, non diventa buona nel cestino». Può diventare più rossa, può perdere acqua, può deperire, ma non recupera davvero quel gusto che avrebbe avuto se fosse stata raccolta nel momento giusto.
Avere una filiera corta significa che il sapore rimane buono, perché tu raccogli un frutto maturo, buono, dolce, pronto per essere mangiato al massimo il giorno dopo
Per questo il prodotto locale, soprattutto quando si parla di bacche, può fare la differenza: accorciare il tempo tra campo e tavola permette di raccogliere più vicino alla maturazione e di portare al consumatore un frutto più buono.
Il cestino di fragole o lamponi che arriva sul banco sembra un prodotto semplice. In realtà, dietro c’è molto lavoro manuale. Le macchine, in questo caso, hanno un ruolo limitato: «A parte un trattore per fare le aiuole delle fragole, il resto del lavoro è fatto a mano: si pianta a mano, si preparano a mano i buchi in cui inserire le piantine, si raccoglie a mano, si pesa a mano». Spiega Sevenja Krauss.
Scatta la raccolta dei lamponi
RSI Info 21.07.2021, 19:25
Terra, maturazione, varietà e consigli per il consumo: il buono della fragola
Da cosa dipende il gusto di una fragola, dunque? Per la giovane agricoltrice non c’è un solo fattore: «Dipende sia dalla terra sia dalla maturazione sia dalla varietà».
La varietà conta, e la ricerca continua a lavorare su frutti che siano buoni ma anche abbastanza resistenti da arrivare integri al consumatore. La terra conta, perché una buona terra contribuisce a una buona fragola. E la maturazione è decisiva.
E Sevenja sorride quando le chiediamo le “regole d’oro” per la conservazione delle fragole, perché il dubbio è spesso lo stesso: le lavo prima o al momento del consumo? «Le fragole vanno lavate appena prima del consumo, altrimenti si bagnano e rischiano di marcire in frigo. La conservazione migliore è in frigorifero, non più di qualche giorno».
Forse è questa la lezione più semplice delle bacche ticinesi: sono buone proprio perché hanno un tempo breve. Vanno scelte, portate a casa, trattate con cura e mangiate nel momento giusto. Come succede in campo, anche a tavola il gusto migliore non aspetta troppo.
Mani, terra, Ticino: il buono di qui
Questo approfondimento fa parte della serie di contenuti “Mani, terra, Ticino: il buono di qui”, realizzata da RSI Food in collaborazione con Ticino a Te - progetto coordinato dal Centro di Competenze Agroalimentari Ticino (CCAT), organizzazione senza scopo di lucro - e con la Sezione dell’agricoltura della Divisione dell’economia.
Ogni mese, attraverso video e approfondimenti, raccontiamo le produzioni agroalimentari del Cantone, in chiave divulgativa e curiosa. Ogni puntata valorizza una filiera locale attraverso la voce di un interlocutore che si fa portavoce del sapere collettivo, con l’obiettivo di sfatare miti, sostenere il lavoro artigianale e far emergere il vero “buono di qui”.
https://www.rsi.ch/s/3269132
Mani, terra, Ticino: il buono di qui
RSI Food 23.04.2026, 09:10


