All’alba e al tramonto il cielo sembra trasformarsi in un palcoscenico: tinte rosa, arancioni e rosse che, nel giro di pochi minuti, cambiano intensità e si dissolvono. È uno spettacolo quotidiano, familiare e al tempo stesso sempre sorprendente, che affonda le sue radici sia nella fisica della luce sia nelle nostre reazioni emotive.
Gli studi che indagano l’impatto psicologico dei colori del cielo mostrano come questi momenti siano in grado di evocare meraviglia e benessere, favorendo un senso di connessione con ciò che ci circonda. Non è solo una questione estetica: l’attrazione per questi colori ha qualcosa di ancestrale e profondamente umano.
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Ma perché il cielo assume queste colorazioni?
Secondo Marco Gaia, responsabile del Centro regionale sud di MeteoSvizzera, per comprendere perché a volte all’alba, al tramonto, il cielo assume delle colorazioni rosse, rossastre o giallastre, dobbiamo pensare al percorso della luce fino ai nostri occhi: «la luce parte dal sole e il sole emette di per sé non luce bianca, ma tante diverse onde luminose, ognuna associata a una colorazione. Quindi ci sono delle onde che sono associate al rosso, altre al blu, al verde, al giallo. Queste arrivano sulla Terra e prima di arrivare ai nostri occhi devono attraversare l’atmosfera, che, benché sia molto tenue, è in grado di interagire con queste onde luminose. Quando il sole è basso sull’orizzonte, quindi all’alba e al tramonto, le onde che arrivano nei nostri occhi sono sostanzialmente quelle associate al colore rosso, giallo o arancione, perché quelle associate al blu e al verde sono già state deviate».

Natura oggi, tutti i colori del cielo
Prima Ora 13.03.2026, 18:00
Anche la qualità dell’aria può amplificare il fenomeno. La presenza di pulviscolo, provocata ad esempio da eruzioni vulcaniche in altre parti del mondo, rende i tramonti ancora più variopinti. «Dopo eventi di questo tipo» – continua Marco Gaia – «non è raro osservare cieli eccezionalmente accesi».
La spiegazione scientifica chiarisce il come, ma non esaurisce il perché questi momenti continuino a esercitare un fascino universale. Basta scorrere i social network per rendersene conto: milioni di immagini, hashtag dedicati e una costante voglia di condividere un attimo di luce che sembra unico e irripetibile. Fotografare un tramonto è spesso un modo per dire “ero qui”, per fermare un istante.
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Gaia Pasqualini, fotografa emozionale, racconta come questi momenti di luce rapida e mutevole invitino all’osservazione attenta e alla presenza: «ho la consapevolezza che quel momento durerà soltanto un attimo, perché la luce cambia in fretta e di conseguenza anche il colore nel cielo. È un po’ quello che viviamo con tutti gli istanti della nostra vita. La differenza è che con un cielo rosso infuocato all’alba e al tramonto, sentiamo quasi la necessità di fermarci, osservarlo e viverlo in maniera più intensa».

La fotografia non è semplicemente un’immagine, ma uno strumento per trasmettere emozioni. La luce dell’alba o del tramonto, con la sua intensità e calore, diventa un linguaggio potente, capace di accompagnare la costruzione di un’immagine che non vuole essere solo bella, ma significativa.
«La differenza» – prosegue Gaia Pasqualini – «sta nel modo in cui si vuole fotografare e nella sensazione che si vuole trasmettere a chi la osserva. Io potrei scattare nello stesso momento, nello stesso luogo, insieme a un’altra persona e avere due immagini completamente diverse che trasmettono sensazioni completamente diverse. Al tramonto posso decidere di fotografare un cielo in movimento con le sue nuvole e i suoi colori, così come posso fotografare un lago e i suoi riflessi, oppure posso fotografare un volto con la luce calda del sole; posso quindi stabilire in che maniera rappresentare il tramonto in quel momento».
Al giorno d’oggi, smartphone alla mano, scattare una fotografia è diventato un gesto alla portata di tutti, ma un conto è scattare un’immagine, un altro è veicolare delle emozioni.

Tra scienza e sensibilità personale, il cielo all’alba e al tramonto diventa così una forma di comunicazione condivisa. In un’epoca dominata dallo scorrere veloce delle immagini, questi pochi minuti di luce riescono ancora a farci rallentare.
Sappiamo spiegare il fenomeno dal punto di vista fisico, ma continuiamo a stupirci: ogni fotografia non è soltanto un cielo colorato, ma un tentativo di trattenere un’emozione.
Dossier: storia e vita dei colori
Il Dossier questa settimana prende le mosse da una lunga intervista a Michel Pastoureau, autore del saggio "Rosa. Storia di un colore"

Contenuto audio
Rosa, paradigma dei falsi miti (1./5)
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Bianco, tra candore e severità (2./5)
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Nero, il colore della Bestia (3./5)
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Verde, fra simbolismo e ambiguità (4./5)
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Rosso (5./5)
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