Con l’arrivo della primavera, alle nostre latitudini, quando i boschi appaiono ancora spogli e la luce filtra tra i rami privi di foglie, sul suolo forestale, va in scena uno degli spettacoli naturali più affascinanti e meno noti: la maratona delle fioriture primaverili. Come abbiamo visto nel servizio andato in onda venerdì 17 aprile a Prima Ora, è il momento della flora nemorale, l’insieme di specie erbacee che vivono nel sottobosco e che sfruttano una brevissima finestra stagionale per completare il proprio ciclo vitale.

I segreti delle piante nel sottobosco
Prima Ora 17.04.2026, 18:00
Il termine nemorale deriva dal latino nemus, bosco o selva, e indica piante adattate a crescere in ambienti ombreggiati, protette dalla copertura vegetale che offre suoli ricchi di humus, azoto, umidi e stabili. Durante l’inverno queste specie scompaiono dalla vista, ma non muoiono: sopravvivono sottoterra grazie a bulbi, rizomi e tuberi, che consentono loro di immagazzinare energie e “scattare” non appena le condizioni diventano favorevoli.

il fusto sotterraneo (rizoma) dell'anemone dei boschi presenta numerose radichette carnose ricche di sostanze di riserva
«Le piante del sottobosco passano l’inverno nel terreno e in primavera hanno pochissimo tempo per fare tutto: crescere, fiorire, farsi impollinare e produrre semi», spiega Pia Giorgetti Franscini, biologa e responsabile della mediazione culturale del Museo cantonale di storia naturale di Lugano. «È una vera corsa contro il tempo, prima che le nuove foglie degli alberi portino il bosco in penombra permanente».

Il campanellino (Leucojum vernum L.) è fra i primi fiori ad apparire nel sottobosco, già alla fine dell'inverno. Purtroppo, la specie sarebbe in progressiva rarefazione soprattutto nelle aree di pianura
Le prime fioriture possono comparire già tra gennaio e febbraio, anche sotto la neve. Il bucaneve (Galanthus nivalis L.) è spesso il primo messaggero della fine dell’inverno. Seguono poi tappeti sempre più ricchi: campanellini, anemoni dei boschi, scille, primule e violette, fino ai fiori verdi e insoliti dell’elleboro verde (Helleborus viridis L.) che cresce su suolo calcareo. Il sottobosco si accende così di bianco, giallo, blu e viola, trasformandosi per poche settimane in una tavolozza di colori.
Tra le specie simbolo di questa fioritura c’è l’anemone dei boschi (Anemonoides nemorosa (L.) Holub), capace di formare grandi distese fiorite. «Quando vediamo un tappeto di anemoni, in realtà spesso stiamo osservando un solo individuo», racconta Giorgetti Franscini. «Si tratta di un clone che si espande, lentamente, pochi centimetri all’anno, attraverso il rizoma sotterraneo. È anche per questo che la presenza di anemoni indica boschi maturi, stabili e ben conservati». Ciò significa che le grandi distese di anemoni, visibili in alcuni sottoboschi del cantone, possono anche avere una storia ultracentenaria, e sono degne del rispetto più assoluto.

L'anemone dei boschi "messa in posa" dalla biologa Pia Giorgetti Franscini
Oltre al loro valore estetico, queste fioriture svolgono un ruolo ecologico cruciale. In un periodo in cui le risorse sono ancora scarse, la flora nemorale fornisce nettare e polline ai primi insetti impollinatori, in particolare alle nuove regine di bombi che devono fondare le colonie. Alcune piante hanno persino sviluppato strategie raffinate per la dispersione dei semi: primule e violette, ad esempio, affidano il trasporto alle formiche, attratte da piccole appendici nutritive ricche di lipidi chiamate elaiosomi.

Semi di violetta con appendici "grasse" (elaiosomi) di cui sono ghiotte le formiche
«Le primule sono fondamentali all’inizio della stagione», sottolinea la biologa. «Nutrono i primi impollinatori e, grazie alla collaborazione involontaria delle formiche, riescono a colonizzare ampie superfici del bosco».
Questa esplosione di vita è però breve ed effimera. Con l’avanzare della primavera, le chiome degli alberi si chiudono, la luce diminuisce e le erbacee del sottobosco scompaiono nuovamente alla vista, lasciando spazio al dominio verde degli alberi. Ma sottoterra la maratona è già stata vinta: le piante hanno accumulato riserve sufficienti per tornare, puntuali, l’anno successivo.

La primula comune è una presenza spesso discreta nel sottobosco, ma molto importante per i primi insetti impollinatori che emergono
Osservare la fioritura nemorale significa anche imparare il rispetto. Molte di queste specie sono delicate, protette o tossiche, come l’elleboro. «Nel bosco dobbiamo sempre chiederci chi stiamo osservando, che pianta stiamo per raccogliere e se una confusione con una pianta tossica sia possibile. E poi, dobbiamo sempre sapere dove siamo, se ci troviamo in un luogo protetto, per esempio. E infine, è importante sapere come ci comportiamo, che tipo di raccolta possiamo fare», ricorda Giorgetti Franscini. A questo proposito è importante sapere che:
Estratto da: ” Regolamento sulla protezione della flora, della fauna e dei funghi”
(del 1° luglio 1975, ultima modifica entrata in vigore il 1° settembre 2005)
Art. 2
1. La raccolta di qualsiasi specie di piante e fiori che crescono allo stato selvatico, non menzionata nell’articolo precedente (n.d.r.: lista delle piante protette a livello cantonale, la cui raccolta è assolutamente vietata), è limitata alla quantità che ognuno può tenere nella mano.
2. Per la raccolta di quantitativi superiori, indipendentemente dallo scopo (commercio, studio), dev’essere chiesto il permesso all’Ufficio della natura e del paesaggio.
La maratona delle fioriture primaverili è dunque molto più di un semplice spettacolo naturale: è il primo autentico risveglio del bosco, un evento rapido e silenzioso che racconta adattamento, collaborazione e resilienza. Un invito a rallentare il passo, abbassare lo sguardo e lasciarsi sorprendere da ciò che fiorisce solo per chi sa aguzzare lo sguardo.







