Ambiente

La mimosa avanza a sud delle Alpi: tra fascino, storia e nuove preoccupazioni ecologiche

Le sue fioriture annunciano la fine dell’inverno. Ma, dietro un’immagine romantica e simbolica c’è una storia avventurosa e complessa che cela anche qualche preoccupazione ecologica.

  • Ieri, 13:51
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  • IMAGO / YAY Images
Di: Red. il giardino di Albert / Davide Conconi 

L’8 marzo si celebra la Giornata internazionale della donna, stabilita dall’assemblea generale delle Nazioni Unite. In Italia, la mimosa è diventato il simbolo di questa giornata nel 1946, quando per la prima volta questo fiore venne associato alle celebrazioni. Fu scelto dall’Unione Donne in Italia (UDI) perché poco costoso e facilmente reperibile: allora cresceva già spontaneamente in tutto il centro e sud della penisola e fioriva proprio attorno all’8 marzo. Inoltre, la mimosa trasmetteva un senso di fragilità, ma al tempo stesso di forza e resilienza, tenuto conto che in natura sorprendeva con le sue abbondanti e vistose fioriture, riuscendo a spuntare su terreni incolti e difficili. Rapidamente, nel dopoguerra, la mimosa simbolo della Giornata delle donne divenne popolare anche nella Svizzera italiana e in altri Paesi.

Un mercante di fiori: anche in Russia si distribuiscono mimose in occasione della Giornata mondiale della donna

Un mercante di fiori: anche in Russia si distribuiscono mimose in occasione della Giornata mondiale della donna

  • IMAGO / SNA

Un’aliena arrivata dall’Australia alla fine del Settecento

La mimosa (Acacia dealbata Link) è una pianta originaria dell’Australia sud‑orientale e della Tasmania. Essa (con altre specie simili) era totalmente sconosciuta dagli europei fino alla fine del Settecento. Qualche rametto fiorito fu portato per la prima volta in Inghilterra dal navigatore britannico James Cook che la scoprì nel 1770. Ma, fu il navigatore francese Nicolas Baudin che trasportò le prime piante di mimosa vive in Francia, dopo il 1804. La mimosa coltivata come pianta ornamentale per la sua fioritura precoce e scenografica arrivò fra il 1850 e il 1870 sulla Costa Azzurra. Poi, la specie si diffusee rapidamente in tutto il bacino mediterraneo e, con il tempo, anche nelle aree più miti dell’Europa centrale. 

Il capitano Cook nel 1770 sbarca a Botany Bay, nei dintorni i due botanici al seguito della spedizione, Joseph Banks e Daniel Solander, scoprono le mimose

Il capitano Cook nel 1770 sbarca a Botany Bay, nei dintorni i due botanici al seguito della spedizione, Joseph Banks e Daniel Solander, scoprono le mimose

  • IMAGO / United Archives International

Gli studi sul comportamento invasivo e sull’espansione spontanea del genere Acacia hanno individuato un mix di fattori di successo: crescita veloce, capacità di rigenerarsi dopo il taglio o gli incendi e grande adattabilità ai disturbi del suolo. 

In Ticino una diffusione sempre più visibile

Nel Canton Ticino la mimosa si è insediata soprattutto negli ultimi decenni, fuggendo dai giardini e trovando condizioni favorevoli ai margini del bosco, lungo i pendii soleggiati esposti a sud, caratterizzati da un clima mitigato dai grandi laghi. Per questo, la sua presenza è oggi particolarmente rilevante nel Locarnese e nel Luganese, dove colonizza anche aree disturbate o ex agricole. Gli incendi – anche quelli avvenuti molti anni prima – inoltre, giocano un ruolo importante: il calore favorisce la germinazione dei semi, che restano vitali nel terreno per decenni. Il risultato è una crescita rapida e difficile da contenere.

Fioritura di mimose lungo il litorale del Lago Maggiore

Fioritura di mimose lungo il litorale del Lago Maggiore

  • IMAGO / Depositphotos

Una fioritura spettacolare, ma con qualche effetto collaterale

La mimosa non è solo scenografica: è anche una specie pioniera estremamente competitiva. Forma popolamenti densi che soffocano le specie pioniere autoctone e rilasciano sostanze allelopatiche capaci di inibire la crescita di altre piante. Inoltre, appartenendo alla famiglia delle Fabacee (un tempo le chiamavamo Leguminose), è in grado di fissare l’azoto nel suolo; ciò ne modifica le caratteristiche nutritive e alla lunga banalizza la composizione di specie che lo ricoprono. L’apparato radicale, per di più, è superficiale, aumentando il rischio di erosione delle rive. Un ulteriore elemento di attenzione è il polline, che può risultare allergenico per alcune persone.

Per questi motivi la mimosa è inserita nella lista svizzera delle specie esotiche invasive e il suo commercio è vietato.

Nonostante i rischi ecologici associati alla sua diffusione incontrollata, la mimosa, che per noi resta anche un simbolo culturale, continua a esercitare un forte richiamo emotivo, in gran parte dovuto allo splendore delle sue fioriture. Nel Sud della Francia, addirittura, gli è stato dedicato un percorso stradale che va da Bormes-Les-Mimosas a Grasse: la Route du Mimosa, 130 chilometri da percorrere preferibilmente da gennaio a marzo, dove ci si immerge nelle mimose in fiore, ma anche dove ci si rende conto della potenza invasiva di questa pianta.

Lungo la "Route du mimosa" si può ammirare la bella fioritura della mimosa, ma anche il suo potenziale invasivo

Lungo la "Route du mimosa" si può ammirare la bella fioritura della mimosa, ma anche il suo potenziale invasivo

  • IMAGO / ABACAPRESS

In un territorio fragile come quello della Svizzera italiana, l’elevato livello di potenzialità invasiva della mimosa - che alle nostre latitudini potrebbe essere sorretto anche da condizioni climatiche sempre più favorevoli a questa specie - richiama la necessità di trovare un equilibrio tra estetica e tutela della biodiversità. Insomma, il giallo che illumina le prime settimane dell’anno incanta, sì. Ma, invita anche a guardare più da vicino cosa accade quando una pianta bella e resistente fugge dai giardini e trova un ambiente accogliente da colonizzare.

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