Ambiente

No, gli squali nel Mediterraneo non stanno aumentando

Gli avvistamenti sulle coste italiane sono quasi all’ordine del giorno, ma l’esperto afferma: la loro popolazione sta diminuendo. E non è una buona notizia 

  • Un'ora fa
  • 25 minuti fa
Lo squalo azzurro (o verdesca) è una specie comune nel Mediterraneo

Lo squalo azzurro (o verdesca) è una specie comune nel Mediterraneo

  • Istock
Di: Il giardino di Albert / Matteo Martelli  

Nelle ultime settimane gli avvistamenti di squali si sono susseguiti lungo le coste italiane: dalla Sardegna alla Liguria, dalla Toscana alla Sicilia, fino alla Puglia. L’ultimo caso, di poche ore fa, riguarda uno squalo capopiatto, ritrovato senza vita nelle acque di Follonica, in Toscana. Di fronte a queste notizie viene spontaneo chiedersi: gli squali stanno davvero aumentando nel Mediterraneo?

“Assolutamente no”. È la risposta di Antonio Di Natale, biologo marino riconosciuto a livello internazionale come esperto di grandi pesci pelagici, e cioè pesci che vivono in mare aperto. “Gli squali sono predatori al vertice della catena alimentare e nel Mediterraneo non sono mai stati particolarmente numerosi. Negli ultimi settant’anni hanno invece subito un forte declino, soprattutto a causa della pesca e, più in generale, del degrado dell’ambiente marino”.

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Perché gli squali attaccano?

Il giardino di Albert 18.10.2025, 16:55

  • ©Pond5

Perché allora si vedono più spesso?

Secondo Di Natale, la sensazione di un aumento è soprattutto una questione di prospettiva. Fino alla metà del secolo scorso il mare era frequentato quasi esclusivamente dai pescatori e da poche imbarcazioni private. Oggi milioni di persone navigano per turismo, sport o svago, aumentando inevitabilmente le probabilità di imbattersi in uno squalo.

A questo si aggiunge il ruolo dei social media. “Ogni incontro viene filmato e condiviso. Vedere uno squalo vicino a una barca colpisce molto e i video fanno rapidamente il giro del web. Questo alimenta la percezione che gli squali siano aumentati, quando in realtà è aumentata soprattutto la possibilità di documentarli”.

La battaglia per gli oceani

Antonio Di Natale è Esperto ONU per lo sviluppo sostenibile della pesca e Segretario Generale della Fondazione Acquario di Genova. È fra i co-autori del World Ocean Assessment, il più completo rapporto al mondo sugli oceani pubblicato dalle Nazioni Unite nella sua terza edizione lo scorso 8 giugno 2026.

Gli squali del Mediterraneo sono pericolosi?

Nel Mediterraneo vivono numerose specie di squali: in totale se ne contano una quarantina. La maggior parte è di piccole dimensioni e completamente innocua per l’uomo, come lo squalo bocca nera, il cappuccio o il gattopardo, specie di fondale catturate occasionalmente dalla pesca a strascico.

Sono presenti anche grandi squali pelagici come verdesca, smeriglio, mako, squalo volpe e squalo martello. Nelle acque mediterranee vive inoltre anche lo squalo bianco.

“L’uomo, però, non rappresenta una preda abituale”, sottolinea Di Natale. “Questi animali tendono anzi a evitare il contatto con noi. Hanno imparato che l’essere umano è un potenziale pericolo e cercano di mantenersi a distanza”.

Nel Mediterraneo vive anche lo squalo bianco: di regola, non è interessato agli esseri umani

Nel Mediterraneo vive anche lo squalo bianco: di regola, non è interessato agli esseri umani

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Perché a volte si avvicinano alla costa?

Gli squali normalmente frequentano il mare aperto. Quando vengono osservati vicino alla riva, spesso stanno seguendo un banco di pesci che si è spinto verso la costa oppure sono attratti dalle attività della pesca professionale.

“Molti dei filmati che circolano online provengono proprio da barche da pesca in mare aperto”, spiega il biologo. “Durante il recupero delle catture, le vibrazioni e le tracce di sangue possono attirare gli squali nelle vicinanze dell’imbarcazione”.

Una popolazione in difficoltà

Se oggi a fare notizia sono gli avvistamenti, il problema reale riguarda piuttosto la conservazione di questi predatori.

Per decenni gli squali sono stati catturati regolarmente dalla pesca commerciale. In Sicilia, ricorda Di Natale, esisteva perfino una rete derivante specificamente utilizzata per la loro cattura. Oggi non esiste più una pesca mirata agli squali pelagici nel Mediterraneo e diverse specie sono protette dalla normativa internazionale, con l’obbligo di rilascio quando vengono catturate accidentalmente.

Ricostruire l’entità del loro declino, però, non è semplice. “Per gran parte del secolo scorso le catture non venivano registrate in modo sistematico”, osserva il biologo. “Le statistiche disponibili sono molto limitate e questo rende difficile quantificare con precisione quanto siano diminuite le popolazioni”.

Il ruolo del cambiamento climatico

Anche gli effetti del riscaldamento del Mediterraneo restano difficili da prevedere. Gli squali sono animali altamente mobili e adattabili, e possono modificare la propria distribuzione seguendo le condizioni ambientali e la disponibilità di prede. Allo stesso tempo, il progressivo ingresso di specie tropicali nel Mediterraneo sta modificando gli equilibri dell’ecosistema.

“Si sentono spesso affermazioni opposte”, conclude Di Natale. “Da una parte chi sostiene che gli squali stiano scomparendo, dall’altra chi prevede che aumenteranno con il riscaldamento delle acque. La realtà è che oggi non disponiamo ancora di conoscenze sufficienti per formulare previsioni affidabili”.

Più del 50% delle specie di squali e razze nel Mediterraneo è minacciato di estinzione

Più del 50% delle specie di squali e razze nel Mediterraneo è minacciato di estinzione

  • IUCN

Perché abbiamo bisogno di loro

Gli squali svolgono un ruolo fondamentale per la salute dell’ecosistema marino. Essendo predatori al vertice della catena alimentare, eliminano più facilmente gli individui malati o debilitati, contribuendo a mantenere sane le popolazioni delle specie preda. Se questa predazione viene meno, la salubrità dei pesci in mare si ripercuote anche su ciò che finisce nel nostro piatto.

“È lo stesso ruolo ecologico che svolgono i lupi negli ecosistemi terrestri”, conclude Di Natale. “La loro presenza aiuta a mantenere l’equilibrio dell’intero ambiente marino”.

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