Dialogo
Intervista

“La gente vuole più controllo sui propri dati”

Le segnalazioni di possibili violazioni della protezione dei dati sono più che raddoppiate in un anno in Svizzera, mentre Mister Dati affronta le sfide dell’IA

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Adrian Lobsiger, Incaricato federale della protezione dei dati e della trasparenza

Adrian Lobsiger, Incaricato federale della protezione dei dati e della trasparenza

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Di: Simone Hulliger (SRF), intervista originale - sf, adattamento in italiano

Le segnalazioni di possibili violazioni della protezione dei dati sono più che raddoppiate in un anno in Svizzera. È quanto emerge dall’ultimo rapporto dell’Incaricato federale della protezione dei dati e della trasparenza (IFPDT).

Mister Dati, al secolo Adrian Lobsiger, illustra alla SRF le ragioni di questo aumento e si esprime su temi che spaziano dalle nuove applicazioni dell’intelligenza artificiale, compresi gli occhiali intelligenti, alle crescenti pressioni sul principio di trasparenza dell’amministrazione pubblica.

Adrian Lobsiger è Incaricato federale della protezione dei dati e della trasparenza dal giugno 2016. Laureato in giurisprudenza alle Università di Berna e Basilea e titolare di un master in diritto europeo ottenuto a Exeter (Regno Unito), ha lavorato presso l’Ufficio federale di giustizia e successivamente a fedpol, di cui è stato vicedirettore.

Le segnalazioni di possibili violazioni della protezione dei dati sono nettamente aumentate. Perché?

Adrian Lobsiger: Interpreto questi numeri come l’espressione di un crescente desiderio della popolazione di poter condurre una vita privata e autodeterminata. La gente vuole più controllo sui propri dati. Si rivolge a noi affinché interveniamo presso aziende o autorità. Nella maggior parte dei casi riusciamo a trovare una soluzione.

L’intelligenza artificiale rappresenta una sfida per la protezione dei dati. Un esempio sono i nuovi occhiali di Meta, che possono filmare continuamente e trasmettere immagini in diretta su Internet. Cosa fate per contrastare questi rischi?

Il pericolo è che chiunque, nello spazio pubblico, possa sentirsi osservato e finisca per modificare il proprio comportamento. Per noi era soprattutto importante che Meta, come altre aziende informatiche, disponesse di una rappresentanza in Svizzera, in modo da avere un interlocutore diretto. Abbiamo inoltre chiesto e ottenuto la garanzia che nel nostro Paese non venga impiegato il riconoscimento facciale.

La legge sulla protezione dei dati è sufficiente per regolamentare l’intelligenza artificiale?

Dobbiamo lavorare con gli strumenti di cui disponiamo. Non mi arrendo semplicemente sperando in future leggi miracolose. Già oggi la normativa garantisce ai cittadini diritti importanti: il diritto di sapere se si ha a che fare con una macchina o con una persona, oppure il diritto di opporsi all’utilizzo delle proprie richieste, i cosiddetti prompt, per l’addestramento dei sistemi di intelligenza artificiale.

In qualità di Incaricato federale della protezione dei dati e della trasparenza, garantisce anche l’accesso dei cittadini ai documenti ufficiali. Lei sostiene però che la legge sulla trasparenza sia oggi sotto pressione. Perché?

Purtroppo si moltiplicano i tentativi, da parte della Confederazione, di aggirare questa legge introducendo nuove eccezioni. È un’occasione mancata, perché laddove la legge non si applica nasce subito il sospetto che le autorità abbiano qualcosa da nascondere. Troverei preoccupante se alla fine gli unici dati ancora accessibili pubblicamente fossero quelli meteorologici.

Un esempio attuale è la disputa sui dazi con gli Stati Uniti: la telefonata tra la consigliera federale Karin Keller-Sutter e Donald Trump o il viaggio di rappresentanti dell’economia svizzera nello Studio Ovale. I giornalisti hanno chiesto invano di poter consultare i documenti relativi a questi contatti. Anche a lei l’accesso è stato negato. Perché?

La legge è chiara: per una procedura di mediazione devo poter esaminare il dossier e farmi un quadro della situazione. Se questo mi viene impedito, non posso svolgere il mio compito. In questi casi vale quindi la presunzione legale a favore dell’accesso. Di conseguenza, devo raccomandare che i documenti vengano resi consultabili. Probabilmente la questione finirà inutilmente davanti ai tribunali.

I negoziati con gli Stati Uniti sono ancora in corso e si tratta di un dossier delicato. Il timore di fughe di notizie non è legittimo?

No. Il Parlamento ha designato, con l’IFPDT, un’autorità che deve poter consultare questi documenti. Se non ci si fida di chi ricopre questa funzione, significa che non ci si fida delle istituzioni. Non si tratta di una questione personale: è un voto di sfiducia nei confronti del sistema.

Le capita mai, nella vita privata, di non essere impeccabile in materia di protezione dei dati?

Non sono un fanatico (ride). Quando ho fretta e mi serve qualcosa rapidamente, capita anche a me di cliccare su “accetto” senza leggere fino in fondo le condizioni d’uso.

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20 anni di legge svizzera sulla trasparenza

SEIDISERA 01.07.2026, 18:00

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