Le lenticchie sono sempre più apprezzate, grazie al loro alto contenuto di proteine, vitamine e fibre. Con le alte temperature, si prestano facilmente anche a piatti freschi come le insalate.
Questo legume viene coltivato anche in Svizzera, ma gran parte dei prodotti in commercio è importata, spesso da Paesi dove le norme sui pesticidi sono meno severe.
Dodici confezioni di lenticchie verdi, rosse e marroni, convenzionali e biologiche, di origine svizzera ed estera, sono quindi state analizzate e messe a confronto da RTS. Oltre al glifosato, i campioni sono stati testati anche per la presenza di tracce di diquat e paraquat, erbicidi considerati più tossici e vietati nella produzione agricola svizzera ed europea.
Queste sostanze agiscono come disseccanti, ossia consentono un’essiccazione rapida delle lenticchie e permettono di aumentare il ritmo di produzione. Molte delle lenticchie consumate in Svizzera provengono dal Canada, dove questi prodotti vengono spesso spruzzati sulle colture per via aerea pochi giorni prima del raccolto proprio per questo scopo.
Il glifosato è autorizzato in Svizzera per eliminare le erbacce prima della semina, ma non può essere utilizzato come disseccante per le lenticchie.
A bon entendeur (RTS, 16.06.2026)
Sei prodotti non biologici su otto presentano residui
Nelle lenticchie biologiche non è stato rilevato alcun residuo quantificabile di glifosato, diquat e paraquat. Lo stesso vale per le lenticchie rosse Subash vendute da Aligro, tra le più economiche del test, a 4 franchi al chilo. Anche le lenticchie svizzere di Dicifood non presentano tracce di queste sostanze. Con un prezzo di 16,50 franchi al chilo, sono di gran lunga le più care tra quelle analizzate, anche a causa delle norme più severe a cui deve sottostare la loro produzione.
Il laboratorio ha però rilevato residui di queste sostanze in sei prodotti convenzionali. Tra questi, due superavano i limiti legali per il paraquat: le lenticchie M-Classic di Migros, provenienti dagli Stati Uniti, e le lenticchie marroni di Coop, di origine canadese.
Le lenticchie M-Classic contenevano il doppio della quantità massima consentita di residui di paraquat, mentre quelle vendute da Coop superavano il limite di tre volte.
Infine, residui di diquat sono stati riscontrati in una confezione di lenticchie verdi provenienti dalla Bulgaria e vendute da Denner. In questo caso i valori erano inferiori al limite legale, ma la Bulgaria fa parte dell’Unione Europea, dove questa sostanza è vietata, il che solleva interrogativi.
La reazione dei distributori
Il portavoce di Migros, Tristan Cerf, afferma che la situazione viene presa molto sul serio: “Grazie per le vostre analisi, ci hanno permesso di effettuare immediatamente le verifiche necessarie […] I prodotti interessati sono stati ritirati dalla vendita e sostituiti con lenticchie provenienti da fonti controllate. Abbiamo inoltre integrato il paraquat nei nostri controlli di routine, sia presso Migros sia presso i fornitori”.
Stesso discorso da Coop, dove i lotti di lenticchie interessati sono stati ritirati da tutti i punti vendita. L’azienda precisa che il paraquat è stato ora aggiunto all’elenco “delle sostanze sottoposte a controlli sistematici”.
Denner “promette di chiarire la situazione” con il proprio fornitore. L’importatore delle lenticchie vendute dall’azienda ricorda che non si tratta di prodotti biologici e che i livelli di diquat rilevati restano comunque entro i limiti legali.
Niente allarmismi
Cosa fare se si sono acquistate le lenticchie in cui sono stati rilevati residui di diquat e paraquat? Patrick Edder, chimico cantonale di Ginevra, invita alla calma: “Una buona parte dei valori limite è definita più in funzione delle buone pratiche di produzione che dei rischi tossicologici. Detto ciò, la situazione è diversa per il paraquat: questa sostanza presenta un potenziale tossico molto elevato, ed è per questo che è stata vietata in Svizzera e in Europa”.
Per quanto riguarda le concentrazioni rilevate nei prodotti non conformi, arriva però una nota rassicurante: secondo i calcoli del chimico cantonale, “siamo a circa il 10% della dose a partire dalla quale esiste un pericolo diretto per la salute”. Una soglia di sicurezza ritenuta “sufficiente” dallo specialista.
Sulle lenticchie bulgare contenenti diquat, Edder si interroga invece sul periodo di produzione: “Se il divieto del diquat era già in vigore, il suo utilizzo sarebbe stato illecito. Oppure, queste lenticchie non provengono affatto dalla Bulgaria, ma da un altro Paese, e sono state rietichettate lungo la filiera”.









