Le recenti alte temperature non pesano soltanto sulle persone, anche gli animali selvatici soffrono gli effetti delle ondate di caldo. Quando le temperature raggiungono i 40 gradi, molti mammiferi entrano in una condizione di stress termico, a 45 gradi il surriscaldamento può provocare danni a livello cellulare.
Per difendersi dal caldo, gli animali attivano diversi meccanismi fisiologici, come una maggiore sudorazione o l’aumento della frequenza respiratoria, e modificano le loro abitudini quotidiane.

Marmotte a caccia di refrigerio
È quanto osserva Simon Aeschbacher, responsabile della ricerca e del monitoraggio del Parco nazionale svizzero: le marmotte trascorrono le ore più calde all’interno delle loro tane e si spostano all’esterno per nutrirsi soprattutto al mattino presto e in serata. Anche gli stambecchi modificano il loro comportamento, mangiando nelle ore più fresche della giornata.
Parc Naziunal Svizzer
Rendez-vous al parco 28.08.2022, 18:05
Questa strategia non è però priva di conseguenze: gli animali rischiano di alimentarsi meno del necessario, accumulando riserve energetiche insufficienti per affrontare i freddi mesi invernali.
Le spiegazioni di Simon Aeschbacher (Morgengast, SRF, 15.07.2026)
A caccia di refrigerio sempre più in alto
Per sfuggire al caldo, la fauna alpina cerca sempre più spesso zone d’ombra e ambienti più freschi. Gli stambecchi, in particolare, tendono a spostarsi verso quote più elevate.

Con l'aumento delle temperature gli stambecchi si sono spostati a quote più alte
Uno studio condotto al di fuori del Parco nazionale svizzero ha analizzato la quota alla quale sono stati abbattuti gli stambecchi tra il 1991 e il 2013. I risultati mostrano uno spostamento verso l’alto compreso tra 130 e 150 metri nell’arco di una ventina d’anni. “Se si proietta questa tendenza fino a oggi, si può ipotizzare che gli stambecchi si trovino attualmente fino a 300 metri più in alto” spiega Aeschbacher.
Anche la crescente scarsità d’acqua rappresenta una sfida sempre più importante. Gli animali sono infatti costretti a percorrere distanze maggiori per raggiungere una fonte d’acqua, consumando più energie e stancandosi di più. “Quando la situazione diventa estrema, può compromettere la condizione fisica degli animali” avverte il ricercatore.
Meno neve, mimetizzazione compromessa
Altri effetti si manifestano in meccanismi di adattamento sviluppati nel corso di migliaia di anni. È il caso della lepre bianca, che in inverno cambia il colore del mantello passando dal bruno-grigiastro al bianco per mimetizzarsi nel paesaggio innevato.
Questo processo continua però a seguire i ritmi stagionali, indipendentemente dalla presenza effettiva della neve. Se i fiocchi tardano ad arrivare o se il manto nevoso si scioglie precocemente, gli animali mantengono comunque il pelo bianco, diventando molto più visibili ai predatori.

Il manto bianco può trasformarsi da un aiuto a un rischio
Il problema può verificarsi anche in senso opposto: il mantello può tornare al colore estivo mentre il terreno è ancora coperto di neve, facendo venir meno ancora una volta la protezione garantita dal mimetismo naturale.
Secondo Aeschbacher, il cambiamento climatico potrebbe avere conseguenze sempre più rilevanti per la fauna alpina. Valutarne con precisione la portata resta però difficile: “Le possibili ripercussioni sono ancora relativamente difficili da prevedere, perché non sappiamo esattamente fino a che punto si spingerà il cambiamento climatico”.
Aumenta la competizione nelle Alpi
La ricerca di temperature più miti potrebbe accentuare la competizione ad alta quota. Non solo gli stambecchi, ma anche camosci e cervi tendono a spostarsi sempre più in alto alla ricerca di refrigerio.

Natura ora tra stambecchi e camosci
Prima Ora 01.05.2026, 18:00
Secondo Simon Aeschbacher, questa concentrazione di animali in aree sempre più limitate può portare a un aumento della competizione tra le diverse specie per l’accesso al cibo, all’acqua e agli spazi più favorevoli.
Gli studi disponibili indicano che lo stambecco potrebbe trovarsi in una posizione di svantaggio rispetto al cervo. Dal punto di vista fisico, infatti, è generalmente meno robusto e nelle interazioni dirette fatica più spesso ad imporsi.










