Approfondimento

Impennata dei furti d’identità online in Svizzera

In due anni si è passati da 478 a 8’102 casi, che hanno conseguenze personali e finanziarie importanti per le vittime e sono difficili da risolvere

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I truffatori sfruttano le falle nella sicurezza e le informazioni presenti sulla Rete

I truffatori sfruttano le falle nella sicurezza e le informazioni presenti sulla Rete

  • Keystone
Di: Marie-Laure Widmer Baggiolini, Erwan Jagut (RTS), articolo originale - sf, adattamento in italiano

Nel 2023, in Svizzera si sono registrati 478 casi di furto d’identità. Due anni dopo il numero è schizzato a 8’102. Casi che hanno conseguenze molto concrete sul piano finanziario per le vittime.

Nel canton Friburgo Léa (nome di fantasia) si è vista rubare l’identità più di una dozzina di volte, con fatture per una lunga serie di acquisti mai effettuati: da un abbonamento telefonico a vacanze all’estero, per un totale di oltre 20’000 franchi. Il modus operandi è sempre lo stesso: i truffatori acquistano a suo nome utilizzando un indirizzo e-mail falso e ricevono le fatture online, che non vengono mai pagate. I solleciti di pagamento, invece, finiscono regolarmente nella cassetta delle lettere della vittima. Ogni volta la giovane ha sporto denuncia.

“È importante, per ogni nuovo caso, sporgere denuncia, perché fornisce informazioni supplementari alla polizia”, spiega ai microfoni di RTS. Nel suo caso, la polizia cantonale ha identificato due presunti autori particolarmente attivi nella regione.

Il mio nome piratato, il mio account compromesso (A bon entendeur, RTS, 28.04.2026)

Carta d’identità copiata

A Ginevra, Matteo si è invece ritrovato con fatture e solleciti di pagamento per targhe automobilistiche che non aveva mai richiesto. Dei truffatori hanno utilizzato una copia della sua carta d’identità per stipulare contratti di leasing per due Mercedes d’occasione, rivendute a metà del loro valore a nuovo, pari a 80’000 franchi.

Il giovane è fortunatamente riuscito a far annullare i contratti. La Sezione della circolazione cantonale, tuttavia, continua a reclamare il pagamento delle targhe ordinate a suo nome dai truffatori e regolarmente consegnate.

“È molto frustrante. Fa arrabbiare sapere che non si può fare nulla e che loro sono riusciti a farla franca”, racconta, mentre gli è ancora chiesto di pagare 378 franchi per targhe che non ha mai utilizzato. Il giovane è stato recentemente messo in esecuzione dalle autorità cantonali.

Avvocato specializzato in nuove tecnologie, Gabriel Avigdor sottolinea che le aziende “hanno l’obbligo di mettere in atto misure organizzative e tecniche per assicurarsi di stipulare il contratto giusto con la persona giusta”. E aggiunge: “La popolazione non è preparata a queste situazioni. Non si è mai pronti a dover dimostrare di essere sé stessi”.

L’importanza di sporgere denuncia

Il caso di Lexie, influencer e camionista, illustra un’altra faccia del furto d’identità a fini criminali. La sua immagine è stata utilizzata, con l’aiuto dell’intelligenza artificiale, per creare centinaia di profili falsi, usati per estorcere denaro agli utenti della rete. Alcune vittime si sono rivolte direttamente a lei, rimproverandole di aver perso migliaia di franchi.

François Nanchen, meglio conosciuto come eCop François, è una figura di riferimento nella prevenzione della criminalità informatica sui social media. Ispettore aggiunto della polizia vodese, sostiene attivamente vittime come Lexie ed è già riuscito a far eliminare numerosi falsi account su TikTok. Ricorda che l’obiettivo degli usurpatori è “fare soldi”, utilizzando le vittime come semplici strumenti.

Per Philippe Allain, comandante della polizia cantonale friburghese, la lotta è complessa. “Dietro questi casi c’è un’elevata sofisticazione” spiega. “Ci sono molti ostacoli tra la polizia e gli autori. E poi è un universo estremamente dinamico”. Ammette che solo il 20% dei casi segnalati nell’ambito informatico viene risolto, ma insiste sull’importanza di presentare denuncia. “Permette alle forze di polizia di avere una visione più chiara di quanto accade e di comprendere meglio il fenomeno” afferma, deplorando anche l’assenza di un quadro legale più vincolante per le piattaforme.

Dati venduti sul dark web

I dati personali rubati sono comprati e venduti sul dark web, una porzione della Rete che funge da mercato nero digitale, dove si trovano, per esempio, carte di credito o passaporti rubati.

Il passaporto svizzero è tra l’altro il documento più caro: viene scambiato a cifre comprese tra i 5’000 e i 13’000 franchi, perché consente di attraversare quasi tutte le frontiere e di aprire linee di credito, spiega Lennig Pedron, direttrice della Trust Valley, vicino a Losanna. Anche gli account LinkedIn hanno un valore elevato, mentre quelli Facebook sono meno richiesti.

In questa economia sommersa l’identità è diventata una vera e propria moneta. “Non ti rubano più il portafoglio che hai in tasca, ma la tua esistenza digitale”, osserva la specialista. Pedron mette inoltre in guardia dai rischi legati al clic su link sconosciuti e dall’avventurarsi sul dark web, uno spazio non regolamentato e potenzialmente pericoloso.

Come ridurre il rischio di furto d’identità

Di fronte a una minaccia in costante crescita, la prevenzione è fondamentale. Il professor David‑Olivier Jaquet‑Chiffelle, responsabile del master in scienze forensi e identificazione digitale all’Università di Losanna, propone alcuni semplici consigli di igiene digitale per ridurre al minimo il rischio di furto d’identità.

Non fornire mai più dati del necessario. Per esempio, se durante una registrazione viene richiesta la data di nascita senza che sia davvero indispensabile, è preferibile indicarne una fittizia, in particolare per concorsi o carte fedeltà.

Separare gli indirizzi e‑mail. È consigliabile disporre di un indirizzo professionale, di uno privato principale per gli aspetti più delicati (abbonamento telefonico, assicurazioni, ecc.) e di un terzo indirizzo da usare per registrazioni meno importanti (promozioni, acquisti online, ecc.).

Proteggere meglio gli account più sensibili. In particolare l’indirizzo e‑mail principale: chi ne prende il controllo può infatti reimpostare gli accessi a numerosi servizi ed escludere il vero proprietario (per esempio dai social network). Per questi account è essenziale usare password robuste e uniche: almeno dodici caratteri ed evitare schemi prevedibili, come la maiuscola all’inizio o il numero alla fine.

Attivare l’autenticazione a due fattori, quando disponibile.

Limitare la diffusione di informazioni personali online. “Bisogna evitare di esporre troppo la propria vita sui social network e di divulgare troppe informazioni personali”, sottolinea il professore.

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